Ed i sindacati che non sapevano proporci niente di meglio che un preservativo

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Roma, 1° maggio 2013, concerto di Piazza San Giovanni, a 50 m dalla cattedrale di Roma, Luca Romagnoli, leader del gruppo “Management del Dolore Post Operatorio” ha prima alzato al cielo un preservativo, come se fosse un’ostia durante la Messa, dichiarando: «Questo è il modello che uso io, che toglie le malattie dal mondo, prendetene e usatene tutti, fate questo, sentite a me». Poi, prima di intonare la canzone “Porno bisogno”, si è scoperto la testa con la chierica rasata a zero.

In un primo tempo la cosa mi aveva causato solo una grande tristezza.

La profonda ignoranza, su di me, ha sempre questo effetto, specialmente quando si tratta di offesa gratuita e scempio di ciò che i violenti non sanno comprendere.

Piano piano, però, la notizia è filtrata attraverso i diversi strati del mio essere.

Mi sono convertito al cattolicesimo da relativamente pochi anni e sto vivendo questo mio cammino come il coronamento di un percorso umano e filosofico che mi ha visto maturare ideali socialisti, intensamente laici e fieramente democratici.

Quando la notizia ha toccato il mio animo democratico ho incominciato ad inquietarmi: quando ha raggiunto il mio animo socialista sono diventato genuinamente furioso: ma andiamo per gradi.

Che cosa ha fatto il sig. Romagoli?

Nel nobile intento ricavare un minimo istante di notorietà in un concerto condannato all’insignificanza, ha pensato di condire la sua esibizione con un dileggio, spietato, insensato, ignorante ed aggressivo sia della religione da me professata che di ciò ritengo più sacro.

Mi rendo conto che quel ragazzino non sa che cosa sia un ostia consacrata, non sa cosa rappresenti il rito che ha scimmiottato, e non sa nemmeno quale sia la posizione della Chiesa cattolica nei confronti dei preservativi.

Da qui la tristezza.

Successivamente, mi sono reso conto che né il Romagoli né la maggior parte di quelli che aveva davanti non comprendevano il semplice concetto che gli ideali della Chiesa cattolica riguardano unicamente i cattolici.

Il mio animo laico ha incominciato a suggerirmi che, come la Chiesa non ha diritto di imporre le sue idee sul sesso ai non cattolici, i non cattolici non hanno alcun diritto di imporre la loro condotta sessuale a coloro che non la condividono.

Stiamo parlando di libertà religiosa e di laicità dello stato: cose per cui sono morti i patrioti americani, si sono immolati i sognatori ai tempi della rivoluzione francese, si sono sacrificati gli eroi della repubblica romana e le camice rosse di Garibalidi che, per chi non lo sapesse, hanno continuato a combattere fino alla prima guerra mondiale ed hanno trasmesso un lascito morale e politico a quei partigiani che ci hanno donato la Costituzione.

I sintomi dei peggiori eventi sono sempre accolti da una scossa di spalle disattente e, prima che ci si accorga di quanto sta succedendo, i valori democratici rischiano subire ferite irreversibili e ci si trova a dover sacrificare la vita di nuovi eroi per riconquistare ciò che si è perso in pochi istanti di disinteresse.

Cosa stava affermando il Romagoli con la sua pantomima?

Semplice! Una delle due cose che seguono.

O stava dichiarando che o cattolici sono cittadini di serie B le cui idee e sentimenti meritano di essere dileggiate di fronte alla loro cattedrale più importante.

Oppure stava dichiarando che gli ideali professati dai cattolici sono pericolosi e devono essere estirpati dalla mente dei cittadini italiani.

Ma forse lo sto sopravvalutando.

Da quel che ho visto, il sig. Romagoli ha più o meno dichiarato che il fatto che io, in quanto cattolico, non ami indossare il preservativo costringa lui a prendersi lo scolo, la gonorrea, l’herpes, il sempre attuale AIDS o la meno pubblicizzata ma sempre fulminante epatite.

Quello che non viene spiegato dal suddetto intellettuale salutista è le modalità in cui queste malattie potrebbero essere a lui trasmesse da persone cattoliche che, in quanto tali, non farebbero sesso con lui.

E qui si ritorna al fatto che, sul palco di San Giovanni non si stava parlando di alcuna religione reale, si stava parlando di una rappresentazione da operetta trash anni 70 tipo “La porno educanda se la fa col cappellano”.

In ogni caso, non è né possibile né appropriato desumere, sulla base di un pensiero così grossolano ed illogico, quali fossero le intenzioni del cantante.

Ed, in fondo, alla fine, il Romagoli non conta.

Conta invece che i sindacati, tutti e tre i sindacati (CISL inclusa) hanno invitato quel gentiluomo su quel palco ad allietarci nel giorno della festa dei lavoratori.

Ed ecco che il mio animo socialista si infuria.

Nel giorno in cui il presidente del consiglio Gianni Letta ed il ministro ad Economie e Finanze Saccomanni propongono di demolire gli ultimi diritti sopravvissuti degli ultimi lavoratori sopravvissuti, dopo una impressionante sequenza di suicidi di gente disperata per la intollerabile disinvoltura con cui i lavoratori vengono trattati come oggetti da buttare via non appena inservibili, cosa fanno i sindacati?

Organizzano un concerto!

Perché non un bel concorso di bellezza?

Non sarebbe stato più degno dire:

Il concerto è sospeso e sostituito da tavoli di discussione.

Dobbiamo parlare.

Dobbiamo trovare un modo di essere più uniti.

Dobbiamo trovare un modo di ricreare una identità di lavoratori, un cittadinanza, un popolo, una nazione.

Ne va della nostra stessa sopravvivenza.

Non è stato così.

Non può più essere così.

Perché questi sindacati non vogliono che i lavoratori parlino e, soprattutto, non vogliono né che i lavoratori pensino, né, tanto meno, che si organizzino.

Quindi erigono palchi, e ci mettono sopra una serie di disperati che sperano di emanciparsi dalla loro condizione di lavoratori diventando i buffoni di corte di un’Aristocrazia Finanziaria.

Vi ricordate Berlusconi quando diceva alle ragazze di sposare il figlio di un imprenditore?

Beh… lo fanno anche i sindacati.

Solo che i sindacati, invece di proporre di sacrificare le proprie parti intime al fine di fare da giumenta ad un demente arricchito, propongono di offrire la propria anima proponendo un’ideologia che non contiene nulla.

Questo è successo.

Da una parte il risultato di un’elaborazione perpetrata da pensatori, filosofi, teologici e santi.

Dall’altra un preservativo.

Solo un preservativo.

Ed i sindacati, CISL compresa, che non sapevano proporci niente di meglio del preservativo.

Non so voi.

Io ho un credo molto diverso.

Io credo che l’Italia debba essere una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Sono convinto che la sovranità deve appartenere al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La Repubblica, e tutti i suoi cittadini, devono impegnarsi affinché siano riconosciuti e garantiti i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e si debba richiedere a tutti l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Tutti i cittadini devono avere pari dignità sociale e devono essere eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ritengo sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Infine ritengo che la Repubblica debba riconoscere a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino, cantante rock, sindacalista, ferroviere, ministro, esule o blogger, ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Dato che credo in questi valori: ritengo che sia mio dovere impegnarmi perché essi siano difesi e rispettati.

E ritengo che coloro che lo fanno con me siano i miei fratelli, compagni e concittadini e meritino il mio amore ed il mio rispetto.

Qualunque sia la loro religione.

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