Il «trucco del perché» per svelare i legami che genereranno gli obiettivi del costituendo governo Letta

di Guido Mastrobuono

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Propongo alla vostra attenzione uno stralcio del programma ombra del governo Letta e cioè una delle perle di saggezza del comitato dei 10 che hanno elencato, tra le priorità del Paese la riduzione del numero dei parlamentari.

Ridurre parlamentari, 480 deputati e 120 senatori – Ridurre il numero dei parlamentari, prevedendo 480 deputati e 120 senatori. “Per effetto del superamento del bicameralismo paritario, occorre calcolare – si legge nel testo – il numero di parlamentari con modalità diverse tra Camera e Senato. Oggi i deputati sono 630, all’incirca uno ogni 95.000 abitanti. Il gruppo di lavoro ritiene che sia ragionevole seguire un criterio per il quale la Camera sia composta da un deputato ogni 125.000 abitanti. I deputati verrebbero così ad essere complessivamente 480. Per i senatori, si propone un numero complessivo di 120, ripartiti, come si è detto, in proporzione al numero di abitanti in ciascuna regione”.

Ogni volta che inizia una discussione bisogna fare molta attenzione a quelle premesse che appaiono scontate.

Infatti, ogni abile oratore deve essere specializzato nel veloce sorvolo di quegli argomenti che, se discussi a fondo, potrebbero allontanare gli uditori dalle conclusioni desiderate.

Suggerisco l’utilizzo del «trucco del perché».

Si tratta di un trucco molto semplice: basta chiedere a sé stessi la ragione della presupposta «banalità» delle assunzioni date maggiormente per scontate.

Perché un deputato ogni 125.000 abitanti é meglio di uno ogni 95.000?

Se 95.000 é meglio di 125.000, perché allora non proporre 60.000 e massimizzare, in questo modo, i vantaggi per il paese?

Se, come appare dalla proposizione dei saggi, si tratta di un assunto evidente, dovrebbero venirci in mente vagonate di ragioni, solide ed inoppugnabili, che suffragano questa supposizione e, soprattutto, non ci dovrebbe essere nessuna contro-indicazione.

Dato che ieri era il 25 aprile, mi viene da pensare che i saggi, con la loro proposta, hanno appena sottolineato che i Padri Costituenti non sono stati molto attenti nel delineare il cuore pulsante della Repubblica di cui stavano stilando la Costituzione.

Ora, non voglio sembrare irriguardoso nei confronti dei saggi ma, personalmente, nel momento in cui mi si chiede se trovo più autorevole Alcide De Gasperi o Gaetano Quagliariello io, personalmente, propendo per l’Alcide.

Ma, in questa questione, dovremo lasciare alla Storia l’ardua sentenza ed é bene concentrarci sui numeri.

Cosa cambia abbassando il numero dei deputati da 630 a 480?

Per prima cosa si risparmiano 150 stipendi e ciò potrebbe portare ad un risparmio per lo Stato di, diciamo, 30.000.000 all’anno.

Si tratta di una bella sommetta che permetterebbe allo Stato di costruire 3 km di TAV, regalare 60 appartamenti, risparmiare una cifra inferore ad un millesimo dello sperpero statale per il salvataggio del Monte Paschi di Siena.

I parlamentari ci costano perché prendono le decisioni sbagliate e non perché li paghiamo troppo!

Inoltre, a questo scopo, sarebbe molto più efficace la proposta del M5S di abbassare gli stipendi ottenendo un risparmio molto più significativo.

Ma allora perché 480 é meglio di 630.

Mi sono sentito rispondere che i parlamentari nominati sono tutti dei fanfaroni e meno sono meglio é.

In effetti, stando al messaggio televisivo degli ultimi tempi, si potrebbe anche credere a questo messaggio.

Però, non si spiega perché sia saggio semplificare la vita ai tre quattro fanfaroni che hanno nominato gli altri 630.

infatti, diminuendo il numero delle persone da nominare si abbassa il rischio di nominare qualche persona per bene.

Mi spiace amici miei, continuando ad analizzare questa proposta ipotizzando l’intento di fare il bene del Paese, non riesco a cavare un ragno dal buco.

Proverò quindi a ribaltare l’analisi.

Ipotizziamo, per assurdo, che i dieci saggi abbiano fatto le loro proposte per fare gli interessi dell’Aristocrazia Finanziaria.

Il problema principale dell’Aristocrazia Finanziaria è dato dal fatto che possono comprare un numero relativamente piccolo di persone in quanto rischiano, in caso contrario, di mettere il denaro in mano a troppa gente che, spendendolo e facendolo circolare, finirebbero per abbassare il potere ricattatorio dell’Aristocrazia stessa.

La diminuzione del numero dei parlamentari implica la diminuzione del numero dei «peones» ovvero di coloro che, stando al di fuori delle strette cerchie del potere, sono stati messi in lista per inserire qualche faccia pulita e normale in quello che, altrimenti, sarebbe stato un elenco di pescecani.

Quindi, il Parlamento diventa più affidabile e stretto in mano a pochi leader facilmente arruolabili nelle file dei servitori dell’Aristocrazia Finanziaria.

A questo punto, verrebbe da dire che un parlamento più piccolo permette di produrre decisioni più pulite ed organiche.

Immediatamente però viene da pensare che il Governo Berlusconi ed il Governo Monti non hanno fatto altro che governare a colpi di fiducia con i risultati pietosi (per noi) ed ottimi per l’Aristocrazia Finanziaria che abbiamo visto.

Mi viene da aggiungere che la diminuzione dei parlamentari tende ad aumentare anche il costo necessario ad eleggerne uno.

L’elezione di un parlamentare costa denaro: se le cose vanno bene, i denari sono raccolti dai militanti mentre, se vanno male, sono presi da rimborsi elettorali illegali o donati da qualche generoso aristocratico.

Più aumentano questi costi, più diventa difficile per i militanti raccogliere le cifre necessarie ad eleggere un parlamentare.

Ecco quindi il perché di tutti gli sbarramenti proposti negli ultimi anni.

È inutile.

Anche in questa dimostrazione «per assurdo», la ricerca dell’assurdo sembra molto difficile: sembra invece che si finisce per dimostrare che la proposta dei saggi vadano proprio a favore della cara Aristocrazia Finanziaria.

Faremo quindi molto bene a vigilare perché il costituendo governo Letta sembra proprio raccolto attorno a proposte che demoliranno la poca sovranità popolare sopravvissuta alle amorevoli cure della premiata ditta Berlusconi-Veltroni.

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