Il canto di cigni inconsapevoli – “in mortem” di PD e PDL

di Guido Mastrobuono

berlusconi

«Voglio darvi una notizia che vi farà tornare l’appetito: Bersani si è dimesso». Un’ovazione ha accolto le parole del leader del Pdl Silvio Berlusconi alla cena elettorale per Gianni Alemanno sindaco. «Se domani ci sarà un candidato idoneo per un governo condiviso – ha aggiunto il Cavaliere – daremo il nostro voto, altrimenti faremo come oggi e non parteciperemo alla votazione».

Berlusconi ride e deride il popolo della sinistra.

Allo stesso modo, in fondo, deride l’intero popolo italiano.

Il guitto sorridente vive il presente e dimentica la storia che l’ha portato a recitare un ruolo da protagonista in un ventennio nefasto per la nazione quanto lo fu quello fascista (e forse persino di più).

Da quanto si è visto, ieri il PD è morto a seguito di un’amplificazione della sua oscillazione storica che parte dalla speranza di una base dall’anima pulita, poi scivola nella tragedia, ed infine degenera nella farsa.

Fino ad ora alla farsa è sempre seguita una speranza (invero sempre più flebile) di un popolo quasi eroico nella sua stolidità e capacità di rinnovare la sua fiducia.

Ma così, in fondo, è il popolo.

Il popolo sa fare quattro cose: lavorare, soffrire, amare e sognare.

A valle di ciò, il popolo sa combattere e morire per quei sogni e ciò dovrebbe dar da pensare agli aspiranti dittatori barzellettieri.

Ugualmente, dovrebbe dare loro da pensare ciò che succede a valle delle rappresentazione farsesche che seguono le tragedie: ovvero il cambio dei comici.

Ma, in questo articolo, non volevo parlare di rivoluzioni che non desidero e delle quali aborro l’inevitabile carico di pianti e sangue.

Volevo farvi notare come è nato il partito di Berlusconi.

Non parlo della costituzione di “Forza Italia! Associazione per il buon governo”, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest’ultima Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani.

In fondo, non parlo nemmeno dell’annuncio televisivo della discesa in campo viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio 1994.

Quelli sono fatti privati: molti partiti nascono, fanno annunci e muoiono.

Parlo dell’istante successivo: quello in cui molti italiani si sono detti che sì… in fondo Berlusconi poteva essere la soluzione.

Il nodo di questo articolo è la domanda “la soluzione di cosa?”.

E’ arrivato il momento di guardare a quei giorni con un po’ di obiettività.

Nei loro cuori, sia i votanti di Berlusconi che la gran parte dei votanti della sinistra, non hanno mai creduto che i soldi della maxi-tangente Enimont fossero stati presi dalla DC, dal PSI e da Primo Greganti.

L’asimmetria degli esiti del processo storico conosciuto come “Mani Pulite” era immediatamente evidente mentre non si intuiva l’obiettivo che quell’operazione si prefiggeva di raggiungere che la classe sociale che ne sarebbe stata enormemente favorita.

E gli italiani che vedevano le macerie del loro sistema politico e la sostanziale imposizione giudiziaria della gioiosa macchina da guerra occhettiana hanno reagito.

Mi sono permesso di stilare queste quattro righe di storia italiana per farvi notare che, con la morte del PD, il PDL perde la sua prima ragione storica di esistenza.

Semplicemente, non esiste più alcun motivo, nemmeno il più superficiale, per dire “meno male che Silvio c’è”.

Rimane solo una consorteria di caricature umane che non fanno nemmeno più ridere nessuno dei loro precedenti elettori.

Con un barzelletta, Berlusconi, ha recitato l’epitaffio del movimento politico da lui fondato.

In fondo, se ci pensate, non c’è epilogo più adatto per questo brutto film durato vent’anni.

Speriamo, ora, di essere di nuovo in grado di creare cultura, creare futuro, creare civiltà, e creare speranza.

Insomma, speriamo di essere di nuovo in grado di creare futuro.

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