Delicate opposizioni, improvvide reazioni violente e 10 inutili franchi tiratori al contrario.

di Guido Mastrobuono

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Dopo che PD-PDL ed UDC, avevano sostenuto congiuntamente, per un intero anno, il governo Monti, dopo che ne avevano votato  ogni provvedimento, i tre partiti si sono divisi alle elezioni proponendo tre proposte alternative di governo.

SEL si è unita al PD dimenticando piccoli particolari che avrebbero dovuto far trasecolare qualsiasi partito di sinistra come, per esempio, l’abrogazione dell’articolo 18 ed il furto di un anno di pensione a tutti i cittadini italiani.

Il PDL, a sua volta, si è alleato con la Lega Nord, dimenticandone l’opposizione al governo Monti.

In effetti non è stato difficile.

Anche tutti gli altri italiani, incapaci di rilevarne il benché minimo impatto nella realtà delle cose, l’avevano dimenticata molto in fretta.

I due schieramenti di destra e di “sinistra” si sono quindi presentati alle elezioni dicendosi fieramente alternativi mentre la compagine UDC-FL-Monti si presentava come complementare di un vincitore eventualmente incapace di sostenere da solo la sua maggioranza.

A molti cittadini, questa inimicizia è parsa sospetta ed hanno optato per non votare o votare 5 Stelle.

Nessuno dei due avversari di vocazione maggioritaria è  riuscito a prendere il sopravvento e la residua compagine Casini-Monti non si è rivelata utilmente complementare a nulla.

Ma tutto ciò non ha minimamente intaccato il genio politico dei partiti sinottici che, dimentichi della loro inimicizia, hanno prontamente deciso di ricombinarsi.

PD e PDL hanno riscoperto molteplici punti di accordo ed hanno formato una compagine a cui Monti fornisce sostengo per ragioni di mera continuità dell’arco “costituzionale”.

SEL ha deciso di essere una strana opposizione di sinistra e si prepara a sfoderare una politica affilata punteggiata da espressioni contrite ed esclamazioni poetiche partorite dalla mente del suo leader.

La Lega si prepara ad essere una rumorosa opposizione di destra sulla base di azioni equiparabili a possenti gare di rutti.

Nel PD alcuni deputati e senatori danno segni di vergogna.

Inquietanti segni di vergogna.

C’è persino chi parla di imbarazzanti tracce di dignità sinistra.

Non è che magari questi non ti votano la fiducia?

A nulla sembra servito l’esempio dei deputati e senatori del PDL capaci di votare che Ruby era la nipote di Mubarak senza nemmeno muovere un muscolo del viso.

Uniti, allineati e coperti nel loro libertario sprezzo del ridicolo.

Mentre i futuri ministri si preparavano al giuramento, uno strano attentato contribuisce a ricompattare le fila dei sostenitori del governo.

Sulla base di quanto riportato dal Corriere della Sera, Luigi Preiti, un manovale di Rosarno, avrebbe tentato di uccidere “qualche politico” sparando invece su due militari dell’Arma dei Carabinieri.

La ricostruzione dell’evento presenta però non poche ombre.

Il Sig. Preiti sarebbe un manovale completamente in bolletta.

Si legge che è divorziato dal 2010.

Da in intervista televisiva, rilasciata da una conoscente della moglie, sembra che ella lo ha lasciato a seguito del vizio dei videopoker.

Se ne desume quindi che l’uomo fosse praticamente fallito e dedito al gioco già dal 2010 quando ha divorziato e, probabilmente, già dal 2007 (data presunta della separazione che deve precedere il divorzio di almeno tre anni).

Nel 2009, cioè “quattro anni fa”, sul mercato nero, si è comprato una pistola e 50 proiettili, forse a Genova (Corriere della Sera), forse ad Alessandria (Sole 24 Ore).

Tre anni fa, e quindi nel 2010, egli è rientrato a Rosarno e vive dai genitori facendo lavori saltuari.

20 giorni fa, sempre stando alle sue dichiarazioni, ha deciso di uccidere un politico in quanto “non fanno niente per cambiare la nostra situazione”.

Che stava succedendo 20 giorni fa? Mi pare che Bersani stesse cercando di fare un governo.

Non si capisce per quale motivo, un uomo la cui vita era andata a rotoli più di sei anni fa debba decidere di dare la colpa a politici che tiravano a campare ed, in quel momento, non avevano ancora abbozzato alcun inciucio.

Si fa prestare qualche spicciolo dalla mamma con cui viaggia da Rosarno a Roma (70 € il biglietto di 2° classe) e riesce ad affittare una camera all’Albergo Concorde (85 €) nonostante, in questi giorni, a Roma, siamo in Alta Stagione e per trovare posto bisogna prenotare per tempo.

Stupisce che la madre del Sig. Preiti, disponesse di 155 € in spiccioli da prestare, senza batter ciglio, ad un figlio fallito e dedito al gioco d’azzardo.

In ogni caso, domenica mattina, Preiti si mette in giacca e cravatta.

Prende la pistola e la carica con 7 colpi, ne mette altri 9  in una valigetta e ne mette una manciata in tasca.

Non si capisce cosa volesse fare con i proiettili di riserva. Veramente contava di riuscire ricaricare con tutta la polizia che era presente in centro domenica mattina?

Va davanti a Palazzo Chigi con l’intenzione di sparare a qualche politico.

Era domenica, i politici stavano tutti da un’altra parte, e cioè al Quirinale dove il governo stava giurando, e dubito che fossero in molti a non saperlo.

Il Preiti, proprio durante la cerimonia del giuramento, decide di smettere di aspettare e spara ai carabinieri “come se fossero birilli” che, presidiavano palazzo Chigi o, forse, rimanevano a disposizione per eventuali interventi in caso di manifestazioni anti governative.

Erano tanti i carabinieri a Roma quel giorno, solo a fianco dei gazebo del Movimento 5 Stelle ce ne erano almeno una dozzina a cui, evidentemente, è stato richiesto di rimanere lì dove stavano.

Spara tutti e sette i colpi, dimenticandosi nella foga dell’intento di suicidarsi, e viene immobilizzato ed arrestato dagli altri carabinieri presenti.

Quando viene arrestato, tiene un comportamento arrogante sia dopo l’arresto, quando richiede di allargargli le manette che dice essere troppo strette, sia in ospedale.

Subito dopo, il Preiti si comporta da pazzo ed i politici del PDL, tra i quali spicca Gasparri le cui arti diplomatiche erano risaltate nel momento in cui cercava di calmare la folla indignata esponendo il suo dito medio, si attivano per  accusare Grillo ed il Movimento 5 Stelle sostenendo “che la predicazione dell’odio e dell’abbattimento dell’avversario può portare le persone psicologicamente predisposte all’uso criminale della violenza».

Non so a voi, ma a me la figura del Preiti fa pensare più ad un disperato che, per debiti di gioco, è divenuto manovalanza sacrificabile in mano alla criminalità organizzata piuttosto che ad un attivista politico pronto a sacrificare la propria vita per la causa.

Ed oggi non votare la fiducia si fa più difficile.

Succede sempre così, non è un caso.

Azioni violente ricompattano le fila delle forze governative.

Ma cosa volete che ne sappia un manovale di Rosarno.

Viene fatto il paragone con lo squilibrato che ha tirato la statuina del duomo in faccia a Berlusconi.

Però… lui… l’aveva preso Berlusconi. Non aveva deciso di prendere a duomate in faccia il primo vigile urbano incontrato in piazza.

E’ incredibile come, in Italia, l’improvvida scelta dei tempi, da parte di terroristi distratti, finisca sempre per favorire la compagine governativa.

E mentre SEL sostiene che è “impossibile ignorare l’urlo di dolore implicito nello scempioso gesto”, la Lega protesta perché il ministro dell’integrazione è eccessivamente “abbronzata” mentre loro avrebbero preferito un ministro tirolese distintosi per l’asserzione programmatica “noi kvi a Boltzano si lavora tutti. Anke gli tzinkari.”

Intanto un fortunato governo raccolto attorno saggi ma ambigui intenti che sembrano scritti dall’Aristocrazia Finanziaria, si avvia baldanzoso verso una strana fiducia garantita saggiamente da avversari plaudenti.

Alla camera, questa sera, i votanti contrari alla fiducia sono stati 153: i voti della lega, di SEL e del M5S, messi assieme, sarebbero dovuti essere 163.

Abbiamo quindi avuto dieci inutili franchi tiratori al contrario.

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