Cultura e comunicazione (carenze poco sentite da partiti indecenti)

di Guido Mastrobuono

Photo© Adriana Abbry Abbrescia

Stavo pensando mestamente a SEL, Sinistra Ecologia e Libertà, ovvero ad un partito nel quale avevo creduto ed avevo militato per circa un anno.

La mia tristezza era focalizzata sulla magra figura fatta, da quello stesso partito, nel tentativo di utilizzare primarie per la scelta dei candidati.

Come intuirete dalle frasi che ho appena scritto, la mia opinione è che quel tentativo, risoltosi in una patetica pantomima, non aveva alcuna possibilità di risolversi diversamente a causa di tre insormontabili fattori ostativi.

Il primo è che la politica della coalizione SEL-PD era già decisa prima delle primarie e, di conseguenza, scegliere uomini impotenti nelle scelte politiche è un esercizio inutile.

Il secondo fattore è insito nella natura di SEL la quale è un arcipelago di micro fazioni unite solamente dalla presentabilità mediatica di Vendola. I soli leader delle singole fazioni superano i seggi disponibili e ciò la dice lunga sulla loro disponibilità di dividere un bene scarso e prezioso con i semplici militanti.

Il terzo fattore è che un partito senza un efficiente sistema di comunicazione interna non può fare primarie né può sinceramente coinvolgere realmente la base in alcuna decisione politica.

Questo terzo fattore è il più interessante in quanto, mentre i primi due scompariranno con l’inevitabile estinzione di SEL e del PD, la necessità di un efficiente sistema di comunicazione sarà presente in qualunque movimento o partito potrà valere la pena di creare in futuro.

In altre parole, se si ritiene che i soggetti politici “decenti” sono quelli che servono solo a fare da tramite tra i cittadini e le istituzioni  garantendo, in questa interazione, la sovranità dei cittadini, ogni tentativo sarà destinato al fallimento a meno ché non si riesca a garantire un dialogo continuo e libero fra tutti i militanti.

E questo dialogo necessita di due elementi: cultura e mezzi di comunicazione.

Un cultura comune e categorie condivise, che permettano ai militanti di “parlare la stessa lingua” senza timori né censure,  dovranno essere attivamente favorite e rese possibili da un apparato di formazione integrato nel soggetto politico.

Un sistema di comunicazione dovrà essere messo a disposizione dei militanti.

Questo sistema, dovrà essere in parte virtuale (e cioè informatizzato) ed in parte fisico.

Dovrà essere quindi reso possibile il confronto tra i militanti.

Solo in quel caso i militanti (e cioè i cittadini) potranno organizzarsi ed essere padroni di un partito.

Solo i soggetti politici posseduti dai militanti lavoreranno per tutelare la loro sovranità dei cittadini.

Non è infatti credibile che un soggetto politico che non rispetta la sovranità dei suoi stessi militanti agisca attivamente a favore del diritto dei cittadini di essere padroni dell’intera cosa pubblica.

Inutile dire che al momento, in Italia, la classe dei soggetti politici decenti contiene, se va bene, unicamente il Movimento Cinque Stelle e, di conseguenza, le carenze di cultura e mezzi di comunicazione non sono viste come un problema dall’aristocrazia imperante nel mio vecchio partito.

(articolo scritto il 17 gennaio 2013)

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