L’innocenza al potere

Sono rimasto molto colpito dalla favorevolissima accoglienza riservata dai media a Papa Francesco. Conosco troppo bene i miei polli per illudermi che possa durare e so bene che non appena comincerà a governare davvero, cioè a prendere decisioni, questa sorta di incanto finirà, ma nel frattempo mi incuriosisce, non tanto perché dice qualcosa sul Papa, ma perché dice qualcosa su di noi, su quali siano le nostre aspettative e i nostri desideri, quale sia il nostro ideale di governo.

Osservando l’immagine del Papa in questi giorni ho due irresistibili modelli letterari davanti agli occhi: Innocenzo Smith, il protagonista di Manalive, uno dei romanzi più straordinari di G.K. Chesterton, e Chance il giardiniere interpretato da Peter Sellers in Oltre il giardino.

Entrambi passano nel mondo con un candore disarmante, un’innocenza che incanta, sembrano un po’ fuori del mondo, un po’ naive, ma nel progredire della storia in entrambi i casi ci prende il dubbio che siano loro invece ad aver capito tutto, che il mondo non sia in realtà quel luogo avvelenato e perverso che ci sembrava prima. La loro bontà e innocenza sembrano capaci di farci vedere tutto con occhi diversi, accanto a Innocenzo e a Chance si diventa migliori, come ascoltando il Papa ci si sente migliori. Bonum diffusivum sui dicevano i filosofi e il bene che emana da Francesco si diffonde intorno come un buon profumo contagiando chi lo vede e lo ascolta.

Sono anni che un grido attravera il mondo: “tutto è impuro!” Grido disperato nella bocca dei giovani che non hanno più alcun modello di vita credibile, grido astuto e interessato sulle labbra di chi vorrebbe ridurre tutto a merce grigia e indistinta e per questo ha bisogno di dire che tutto è impuro e quindi ha un prezzo. Così quando appare un uomo in cui innocenza e bontà sembrano essere il più evidente tratto distintivo, la strategia dei mercanti è quella di sovraesporre la sua innocenza per farci credere che sia impossibile, che sia un tratto naive ed insolito, ma che non corrisponda alla sostanza e alla verità di quella Chiesa che il Papa rappresenta e riassume in sé.

Ma la realtà non è così, chiunque conosce la Chiesa dall’interno sa bene che è esattamente questo: migliaia, decine di migliaia di parroci che vivono con quella stessa semplicità e vicinanza alla gente, di monaci che hanno la stessa povertà ed umiltà, di laici che hanno lo stesso impegno caritativo. La forza di Francesco quindi non è quella di essere un personaggio bizzarro, diverso dallo standard dell’eccelsiastico di potere, ma quella di aver mostrato nei fatti che quello schema mediatico è del tutto inadeguato a descrivere la realtà e che la stragrande maggioranza degli uomini di Chiesa sono come lui.

Francesco ha bucato lo schermo, la freschezza della sua umanità ha fatto piazza pulita di tutto lo scemenzario ideologico che avvolge il Vaticano, portando una bella ventata di realtà. Credetemi, non solo Bergoglio è così, ma lo sarebbe stato anche Dolan, o Tegle, o Marx, o Ravasi o qualunque altro dei cosiddetti papabili e lo era del resto Benedetto XVI.

Alla fine del romanzo di Chesterton uno dei personaggi mette in discussione l’innocenza di Innocenzo, il fatto che si possa davvero vivere così, negando che questa innocenza e questa bontà siano effettivamente praticabili, ma il romanzo si conclude con una domanda: “Ma voi ci avete davvero provato?”

Questo è il fascino del Papa: la sua umanità e la sua semplicità non si limitano ad indicarci la via, ma ci mostrano che quella via è possibile, non solo ci dice come si deve vivere, ma accettando di esporsi, mostrandosi al mondo in debolezza e fragilità ci mostra che si può vivere così, tanto per citare un noto libro di don Giussani. La sua evidente bontà ed innocenza è per tutti noi una sfida: provaci, vivi così anche tu.

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