Dalle urne alla stampa. Il quotidiano la Repubblica apre la campagna mediatica.

il potere

di Sergio Di Cori Modigliani

Noi non ci presentiamo al mondo come dottrinari con un nuovo principio: “ecco la verità, in ginocchio di fronte ad essa!” Noi mostriamo al mondo dei principii che il mondo stesso ha sviluppato entro di sé. Noi non gli gridiamo: ”lascia le tue lotte, sono delle sciocchezze, le vere parole d’ordine sono quelle che ti diciamo noi”. Noi mostriamo semplicemente ed esattamente al mondo il perché della sua lotta, e la sua consapevolezza sarà un risultato che dovrà acquisire, che lo voglia o no.

Karl Marx a Ruge, settembre 1843.

Sul sistema di comunicazione politica in atto.

Gli attuali partiti politici italiani sono arrivati al loro inevitabile capolinea storico.

Ormai incapaci di identificare un qualsivoglia aspetto della realtà concreta, i rappresentanti dell’attuale classe politica dirigente, piddini, pidiellini, refusi storici di varia natura annidati in liste civiche sia della destra che della sinistra, si abbandonano al conto alla rovescia della loro esistenza politica –ormai ridotta a pura sopravvivenza- e parlano, scrivono, e si scambiano messaggi tra di loro usando un linguaggio ormai estinto, e quindi obsoleto, desueto, caduto ormai in disuso.

Dimostrano la loro totale incapacità (nonché assoluta mancanza di curiosità) nel saper accogliere l’esistenza di un nuovo linguaggio della comunicazione politico-sociale.

E’ la loro stessa struttura che li condanna, ma loro non se ne rendono conto.

Pensavano che la cosiddetta “rivolta anti-casta” fosse la reclame di un prodotto pubblicitario da vendere, come se le nostre esistenze reali fossero un bancone di un supermercato. Pensavano, quindi, di poter applicare alla realtà il consueto sillabario del marketing berlusconiano, grazie al quale avevano narcotizzato la nazione per 20 anni, convinti che avrebbe funzionato come al solito. Pensavano che si trattasse di una “protesta sociale generalizzata” del tutto simile a quelle che loro stessi avevano generato, ideato, cavalcato e gestito negli anni, arrivando addirittura al diabolico punto di costruire quella che ho definito “l’industria mediatica del dissenso” per commercializzare l’antagonismo e trasformare i batteri dell’esplosione del disagio collettivo in un controllo capillare della diversità, facendone assumere il comando alla cupola mediatica dell’editoria asservita. Pensavano di far gestire agli oligarchi la rivolta contro l’oligarchia, di far gestire ai privilegiati la ribellione contro il privilegio e ai membri della casta l’opposizione all’esistenza della casta. Pensavano, cioè, di applicare la consueta formula italiana –sorretti da 70 anni di storia- che ci avevano lasciato in eredità un fascismo abbattuto in una notte dagli stessi gerarchi fascisti, divenuti in poche ore ex; un regime democristiano mandato in pensione e in galera da altri democristiani trasformisti; un passaggio storico dal comunismo al post-comunismo fatto gestire, però, dai comunisti per l’occasione divenuti tutti ex; e infine un berlusconismo proiettato nel futuro delle giovani generazioni attraverso un ponte guidato dallo stesso Silvio Berlusconi verso il partito di non so che, figlio legittimo del PDL ereditato e benedetto dallo stesso Berlusconi. Dal 25 luglio del 1943 fino a ieri, il giochetto aveva sempre funzionato, quindi avrebbe funzionato anche questa volta.

A portare il paese a un punto di svolta per gestire l’abbattimento della cosiddetta “casta” sarebbe stata chiamata la casta ai suoi massimi livelli tecnici di competenza.

Questa era la funzione del governo Monti, non a caso sorretto dall’oligarchia medioevale.

E invece è accaduto qualcosa d’imprevisto e di indefinibile. Un granello si è inserito nel meccanismo ben oliato e l’ha inceppato.

Perché è arrivato un elemento esterno e anomalo, un partito che è un non-partito considerato minoritario e inutile, che si è manifestato nella realtà maggioritario e utile. Una pattuglia di 164 eletti che parlano un linguaggio “normale” che risulta incomprensibile all’attuale classe politica dirigente e alle istituzioni, per il banale motivo che vengono visti come “anormali”. La realtà è diventata un paradosso della surrealtà: gli esponenti del M5s mostrano fisicamente a tutto il mondo, in carne e ossa nella vita reale, l’esistenza di italiani normali che si assumono l’impegno civico di fornire un servizio pubblico al paese. Automaticamente, proprio perché trattati subito come diversi antagonisti, gli altri (piddini pidiellini ecc) sono apparsi al paese per ciò che davvero essi sono: anormali.

Se domani mattina facessero un sondaggio elettorale, è molto probabile che il risultato indicherebbe un enorme ulteriore vantaggio in percentuale per il M5s. Perché si vedono materializzarsi dal nulla – della società civile reale- delle facce, delle biografie, degli umori, dei gesti, degli sguardi, che vengono riconosciuti subito come “veri e reali” perché sono come quelli del proprio coniuge, del proprio figlio, del proprio collega di lavoro, dei propri conoscenti. Un linguaggio comprensibile al paese reale e totalmente indecifrabile per le mummie arroccate in un castello kafkiano dove il bene comune e il destino della collettività sono intesi come azienda privata e non servizio pubblico.

E voglio parlare di noi cittadini, fruitori dei media, più o meno imbevuti di dittatura mediatica, più o meno consapevoli che quando leggiamo un articolo (sul corriere della sera o su repubblica o sul foglio o sul manifesto o sul giornale o su libero o su la stampa, ecc.) non stiamo leggendo un articolo scritto a noi e per noi ma un articolo che Giuliano Ferrara ha scritto per Eugenio Scalfari il quale risponde il giorno dopo con un editoriale destinato a Sallusti che risponde con un fondo pubblicato all’esclusiva attenzione di Massimo Franco che poi risponde a Curzio Maltese che poi viene ripreso in televisione da Gad Lerner che innesca una polemica raccolta da Michele Santoro e che provoca un subbuglio alla fine del quale si organizza una festa tutti insieme da Bruno Vespa.

Questo paese è l’unica nazione nel mondo occidentale (almeno quello che io conosco) in cui i giornalisti di penna e i giornalisti televisivi dei talk show parlano esclusivamente tra di loro, parlano di se stessi tra di loro in pubblico, si intervistano tra di loro, parlano di cose loro e dove i lettori o gli spettatori televisivi non sono ricettori o pubblico ma passivi guardoni di un incontro privato. Il loro fine non consiste nell’informare sulla realtà del mondo, bensì informare, con aria bonaria e per lo più supponente, su ciò che pensa un loro collega, il quale inviterà nella sua trasmissione (o nella sua rubrica stampata) il coniuge o il figlio di chi l’aveva ospitato cinque giorni prima e così via dicendo in un gioco eterno. Perché chi appartiene a una oligarchia ristretta pensa sempre di essere eterno. Anche Re Luigi XVI lo pensava; quantomeno fino al 13 luglio del 1789.

Per loro è davvero impensabile che possano esserci cambiamenti, modificazioni, sussulti, variazioni: un meccanismo, per l’appunto, eterno.

Finchè non si inceppa.

Ciò che sta accadendo in questi giorni mette in evidenza in maniera chiara, netta, lampante agli occhi di tutti il contrasto e lo scontro tra due interpretazioni del mondo e della politica, due diverse idee dell’esistenza.

Le segreterie dei partiti politici attuali non riescono a comprendere (ancora) che cosa sia accaduto e che cosa stia accadendo. Tantomeno, quindi, sono in grado di capire che cosa accadrà. Non lo vedono. Non se ne accorgono.

La notizia del giorno consiste nella presa d’atto che l’unica personalità politica italiana che mostra di aver capito di che cosa si tratta –e l’ha dimostrato in Germania- è il nostro presidente in carica Giorgio Napolitano. Ecco qui di seguito la sua dichiarazione ufficiale non appena rientrato nel suo ufficio al Quirinale.

‎”Al mio rientro dalla Germania, ho potuto prendere meglio visione delle prese di posizione apparse sulla stampa italiana in ordine alle prospettive post elettorali. Sono state affacciate – sia da analisti e commentatori sia da esponenti politici – le ipotesi più disparate circa le soluzioni da perseguire. Nel ribadire attenzione e rispetto per ogni libero dibattito e, soprattutto, nel riservarmi ogni autonoma valutazione nella fase delle previste consultazioni formali con le forze politiche rappresentate in Parlamento, mi permetto di raccomandare a qualsiasi soggetto politico misura, realismo, senso di responsabilità anche in questi giorni dedicati a riflessioni preparatorie. Abbiamo tutti il dovere di salvaguardare l’interesse generale e l’immagine internazionale del Paese, evitando premature categoriche determinazioni di parte“.

Come a dire: calma e sangue freddo, ragazzi niente panico, state calmi e ragionate, non è così semplice come voi credete.

Ma non è detto che ci riesca, a calmarli.

Il comportamento del quotidiano la Repubblica, ovverossia il giornale sul quale Eugenio Scalfari aveva scritto qualche mese fa “se Matteo Renzi vince le primarie io non voto PD” conducendo una feroce battaglia per il mantenimento della vecchia classe politica ormai al tramonto, è stato il primo a scendere in campo con tutta la propria autorevolezza oligarchica.

Il fatto è che è sceso in un campo di battaglia sbagliato, non sapendo di aver mancato l’appuntamento più importante in assoluto per qualunque giornalista o fonte d’informazione: quello con la realtà dei fatti. Ha sbagliato linguaggio.

Mentre le truppe si scontrano ad Austerlitz, la Repubblica scende su un immenso prato distante migliaia di chilometri, dove ci sono famiglie che stanno facendo un picnic. E ancora non se n’è accorto.

Inizia (tre giorni fa) pubblicando in prima pagina una lettera di una ragazza anonima di 25 anni, volendo far credere che la testata è talmente legata alla realtà del territorio nazionale da essere abituata a pubblicare regolarmente petizioni di sconosciute. E’ un atto di sfida. Come a dire: “ cari Grillo e Casaleggio: adesso vi facciamo vedere che anche noi siamo in grado di usare la rete”. Il fatto è che hanno usato un linguaggio vecchio applicandolo a un medium nuovo: la vicenda della petizione viene identificata, categorizzata e smentita e il risultato si trasforma in un boomerang/flop spaventoso che peggiora il clima di confusione.

Non soddisfatti della debacle, dell’autogol clamoroso, sullo stesso quotidiano si prepara il piatto ghiotto per il week end. Viene pubblicato un estratto ricavato da una intervista che Beppe Grillo ha rilasciato un paio di giorni fa a una giornalista tedesca. Ma viene alterato il Senso e il Significato delle parole del leader di M5s, titolando on-line: Grillo: sì al governissimo PD-PDL… In poche ore la notizia dilaga sulla rete e fa scattare un gigantesco dibattito; come sappiamo la rete amplifica, riverbera, moltiplica in progressione e trasforma, anche. Se all’origine del percorso la sorgente produce la deformazione di un evento o di un fatto, tutto ciò che ne deriva viene automaticamente falsato e quindi la notizia non è più quella che viene data, bensì un’altra. E’ il modo di affermare un “vero” che in realtà è un “falso”, perché l’autentico messaggio sottostante (la vera chiave di lettura dal punto di vista dell’informazione) è un altro, ovverossia: vince chi sulla rete è più forte; vince chi è posizionato meglio; chi è in grado di prevalere nei motori di ricerca, per cui è possibile che in rete finisca in prima posizione, magari con milioni di contatti, il 163esimo commento a una specifica notizia senza che ormai venga neppure menzionata la notizia e così la “vera notizia” diventa quel 163esimo commento.

Ma si è verificato un evento inatteso. La cronista autrice dell’intervista ha pubblicato una smentita di poche righe apparsa sul blog di Grillo, prima ancora che fosse lui ad intervenire. E così, la notizia è diventata un’altra: la stampa mainstream ha scelto di gestire questa fase usando l’informazione in maniera deformata, dimostrando di essere veicolo di esigenze politico-partitiche per tirare la volata a questa o quella personalità.

Un altro autogol: aveva ragione Grillo quando sosteneva che la stampa mainstream italiana deforma, falsifica, altera la verità producendo falsi.

Ecco il breve testo pubblicato da Petra Reski, la giornalista che ha firmato l’intervista a Grillo che comparirà nel numero in edicola domani dell’edizione tedesca e inglese di Focus.

“Mi sembrano tutti impazziti qui in Italia: la mia intervista per Focus non è ancora uscita e già viene citato Beppe Grillo con cose che non ha detto. Questa tecnica mi ricorda un po quel gioco da bambini, in tedesco si chiama “Stille Post”, giocare a passaparola. Sul sito di Focus è stato pubblicato un riassunto della mia intervista, e questo riassunto viene non tradotto, ma distorto, in una conclusione che ho appena letto sul sito della Repubblica: “Grillo: sì al governissimo” e poi “Grillo: Ok a governo Pd-Pdl, per legge elettorale e tagli. Ma è una falsità! Sul sito di Focus non è scritto questo. E’ scritto: Grillo non vuole fare una coalizione né con Pier Luigi Bersani, né con Silvio Berlusconi: “Se Pd e Pdl dicessero: legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature, così noi appoggiamo qualsiasi governo” diceva Grillo a Focus, e aggiungeva: “Ma non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo. Per essere sicura di non averti citato in maniera sbagliata ho controllato di nuovo la trascrizione originale dell’intervista: “Se Pd e Pdl dicessero: “Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, due legislature andiamo fuori tutti quelli che abbiamo più di due legislature, cosi noi appoggiamo qualsiasi governo, ma scherzi. Non faranno mai queste cose. Loro bluffano, hanno bisogno del tempo, ma non faranno mai queste cose.”. Sul sito di Focus si legge esattamente questo. Insomma. Follia pura. Normalmente, alla fine del gioco di passaparola, si ride. Ma non mi viene da ridere di fronte ad un uso così scorretto della mia intervista”. Petra Reski.

La vera notizia quindi, che nessun organo di stampa mainstream pubblica oggi in prima pagina è: “Giornalista tedesca smaschera la bufala del quotidiano la repubblica”.

Comunque, secondo me giustamente, la polemica ha toni smorzati. La Repubblica non ne parla più e la smentita non c’è più sulla home page del blog di Beppe Grillo. Fine della storia e fine della partitella persa dal quotidiano per autogoal.

E’ stata fatta, mi sembra, la nobile scelta di non infierire, proprio per dimostrare (e questa è una ulteriore notizia che si può ricavare da questo episodio) che la posizione di M5s e di Beppe Grillo non è aggressiva né antagonista per principio, ma certamente è guardinga, attenta e intende salvaguardare il legittimo diritto alla libertà dell’informazione.

Così funziona la democrazia diretta quando esiste la possibilità di intervenire.

Siamo soltanto agli inizi di questa poderosa battaglia tra due mondi diversi, quello fatiscente che vuole conservare un edificio putrefatto già condannato dalla Storia e dai nuovi tempi, e quello ai primi vagiti che annuncia un cambio di passo, un nuovo lessico, un diverso approccio.

Un linguaggio altro.

Si tratta di un modo diverso di pensare che parte dal presupposto che i cittadini hanno il diritto di avere accesso alle informazioni reali, alle notizie. Hanno il diritto di sapere come stanno le cose. E oggi (questa è la clamorosa rivoluzione operata dalla rete e dal M5s) grazie alla crisine hanno anche soprattutto una grandissima voglia: hanno capito che se non si informano, non partecipano, non pretendono e non esigono di sapere come stanno le cose, come fanno le leggi, quali sono i programmi, come amministrano i soldi nelle banche, come erogano i crediti, e a chi li danno e come e quando e quanto, chi ha comandato finora seguiterà ad andare avanti per una strada che inevitabilmente comporterà l’espoliazione e la depauperazione definitiva dell’intera collettività.

Il che conferma che i quasi 9 milioni di voti al M5s non sono stati voti di protesta.

Sono voti di chi dissente.

Potete giurarci che tra quei voti ce ne stanno davvero tanti di persone che non ne possono più del giornalismo della cupola mediatica asservita di questa nazione.

Per il momento questo è quanto.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!