Il volto anarchico del potere

Presepe vivente di Specchia - 2012

Freud nei primi anni venti scriveva la “Psicologia delle masse”, in cui lucidamente prevedeva lo sviluppo del totalitarismo storico che di lì a poco avrebbe condotto alla distruzione l’Europa. Nel testo, affermava la matrice paranoica del potere, basata su una struttura verticistica, a forte orientamento ideale. In tale struttura le masse trovavano il loro cemento, il loro legame nel leader, nel capo o nel duce, l’idea e quindi l’ideale si incarnava nel capo. In questa struttura di potere, le masse sono guidate e compattata dall’ideale, sono solide e si muovono compatte (grandi adunate, marce campagne del grano, guerra). In questo contesto il principio universale degli ideali ha assoluta prevalenza sull’individuo, che si immola o viene immolato in ragione di tali prevalenze. In questa realtà si creano delle istituzioni (partito, impero, reich che rappresenta il bene assoluto) per realizzare le quali, si accetta di compiere i più efferati crimini in un’ideale complicità tra vertici e masse, su tutto ciò la paranoia domina incontrastata.

Questa visione del potere e della psicologia delle masse tipica del totalitarismo storico, paranoica e verticale viene alla fine della seconda guerra mondiale sostituita da una nuova forma di potere e psicologia di masse ad andamento orizzontale, dove il suddito si trasforma in consumatore, dove si scatena una proliferazione immaginativa e uno svuotamento simbolico; la sintesi è rappresentata da una perversione generale, dove nulla è vero e qualsiasi menzogna può essere affermata impunemente senza tema di smentita; è il tempo del volto anarchico del potere.

Il cambiamento, fu perfettamente intuita e rappresentata da Pasolini nel 1975 nel suo ultimo film “Salò e le 120 giornate di Sodoma”, dove quattro potenti signori nazifascisti ovvero un duca, un vescovo, un banchiere e un giudice per soddisfare le loro perversioni sessuali fanno rapire un folto gruppo di giovani, con questi e una piccola corte di servi, guardie e figlie si ritirano in un’enorme e decadente villa isolata. Il film è una splendida metafora del potere (ricordate i quattro elitismi), che non si pone più ideali, ma usa la massa coinvolgendola nella sua depravazione, simbolicamente rappresentata dal sesso, portato fino all’estremo in un vortice di crudeltà e di morte. Il film rappresenta metaforicamente anche l’estrema visceralità del consumismo di massa.

Questa visione pasoliniana, questa nuova psicologia delle masse si fa perfettamente materica, nel berlusconismo. In questa realtà il capo, il leader, è completamente privo di ideali, quindi il suo potere non ha cause, scopi, salvo la mera soddisfazione del piacere. Questo è il messaggio che viene trasmesso dal “presidente operaio, dal presidente imprenditore, dal presidente ferroviere, ecc.”, in questo contesto, le masse non sono più coese, non fanno fascio o lega, sono sbriciolate, il populismo berlusconiano (ma sarebbe meglio parlare di qualunquismo, perché mira a demolire le istituzione in ragione di interessi particolari, non avendo in nessun conto il popolo) si identifica nel suo anticomunismo, quindi non intorno a delle sue qualità intrinseche ma in ragione di un ipotetico e ormai simbolico “anti” (questo tratto è comune anche all’antiberlusconismo che dimostra la deriva trasversale dell’attuale potere). La massa si fa liquida, al posto del sacrificio individuale si esalta la libertà, ma non la libertà nel diritto, ma piuttosto quella del familismo amorale, che riconosce lecito ciò che è utile principalmente al proprio nucleo famigliare e poi via via agli amici, compari e colleghi di partito. Tutto si riduce a un esercizio cinico della libertà di godere in una dimensione anti istituzionale, ciò ci porta a due considerazioni:

Primo, siamo tutti della stessa pasta, e tutti cerchiamo di realizzare il nostro godimento, non esiste nessun ideale antropologico cui mirare.

Due, essendo questa la realtà, non ci resta che godere il più possibile, senza inibizioni, finché è possibile.

Forse non abbiamo mai riflettuto sul fatto che gli scandali sessuali del berlusconismo sono stati in ultima analisi un processo di assuefazione simbolico a un potere distante dall’umanità, che viene da questo oggettivata tramite i simbolismi sessuali, questo messaggio agisce su una massa sbriciolata che ha perso ogni visione ideale o identitaria, che riflette i suoi più oscuri desideri inconsci nella rappresentazione pulsionale edonistica e perversa dal proprio capo o leader. Le masse si rendono così complici e partecipi della dissoluzione dello stato in logiche affaristiche e pulsionali, legate al piacere e agli interessi individuali. In questo processo, tutto viene trascinato in fondo, i politici, che si perdono in un infantilistico gioco del potere basato su sprechi e desideri perversi ed inutili, mentre al contempo il popolo, le masse irretite in un immaginario altrettanto perverso, si sentono partecipi di una libertà consumistica priva di scopo e di direzione, inebetite da processi comunicativi sempre più veloci, inconsistenti, ripetitivi e dispersivi.

Se ciò è vero, sia le opposizioni sia l’ordine giudiziario, sarebbero corresponsabile di una tale dissoluzione, essendo stati per lungo tempo silenziosi testimoni, senza rimuove o sconfiggere lo scandalo della perversione del potere. Potere che è stato rimosso in ragione dei principi paranoici dell’economico finanziaria, rappresentato da una figura talmente compressa nelle emozioni e misurata nelle espressioni, da non rappresentare un superamento della perversione, ma una forma altrettanto perversa di repressione. Ciò rappresenta la nuova forma di adeguamento richiesto alle masse dal potere, non già l’edonistico sacrifico alla perversione, ma il colpevole, volontario e perverso sacrifico del masochista.

Evidentemente, le masse non si sono ancora rese conto dell’estraneità alla vita del potere, quando si sveglieranno, sapranno che il piano del potere non gli appartiene, perché in esso non è considerata la felicità dell’uomo ma solo la sua sopraffazione (vedere post 191817).

Siamo così all’oggi, e lo vediamo in questa campagna elettorale, dove non si capisce più chi fa la campagna con chi o contro chi, ma dove tutto continua come se nulla stesse accadendo o cambiando. Ha ragione Beppe Grillo, sono morti, finiti, e non se ne sono accorti, ma forse non è proprio così, si sono accorti della fine, ma sono chiusi nelle loro ville, a godersi le ultime 120 giornate di perversione fin quando si potrà, tanto le masse non esistono più, c’è solo indifferenza e utilitarismo. Forse il popolo seviziato si farà ancora sodomizzare per un’altra legislatura, convinto di fare così il proprio piccolo interesse personale. Il potere ha ancora mille bugie da raccontare e da farci subire in silenzio.

Non crediate che tutto sia fluido, che tutto si perda in dissoluta perversione, non è così, la paranoia del potere è sempre presente nella potenza delle armi, nella visione da guerra fredda di cui “The trap” (post 11) da un chiaro quadro, ma anche nell’assoluto credo economico che giustifica il male assoluto in ragione di un ipotetico bene futuro, la carne martoriata della Grecia ne è vera icona.

Bernardo Luraschi

Link Originale: http://periferiaoccidentale.wordpress.com/2013/02/13/028-il-volto-anarchico-del-potere/

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!