Andare a votare. Perchè?

[ الربيع العربي ]

Impensabile, finchè non si manifesta.

E siamo costretti a pensarci su.

Incredibile, finchè la realtà ci conferma che è avvenuto.

Quindi ci possiamo credere.

Inconcepibile, finchè la notizia non rivela l’esistenza di una realtà diversa.

In tal modo, si può concepire e incorporare l’idea di un cambiamento.

Perché se l’abbiamo pensato, ci abbiamo creduto, lo abbiamo concepito e la realtà ci conferma della sua esistenza, allora vuol dire che è possibile, e la probabilità da speranza si trasforma in certezza.

E’ il momento civile in cui l’Utopia batte il Cinismo, la Volontà batte l’Ignavia e gli Ideali vincono sullo strapotere del Danaro.

Chi mai avrebbe immaginato poco più di 100 anni fa, in Gran Bretagna, sotto la Regina Vittoria, quando Oscar Wilde languiva in galera, condannato solo perché omosessuale, che un giorno l’Impero Britannico avrebbe reso legale il matrimonio tra gay e Sua Maestà avrebbe invitato coppie omosessuali al formale ballo di corte di Capodanno?

Chi mai l’avrebbe creduto, in Usa, in quel terribile e tragico aprile del 1968, quando il più pacifico, nobile e disinteressato leader dei neri d’America, il reverendo Martin Luther King, veniva barbaramente assassinato? Chi avrebbe osato pensare che, di lì a 40 anni, il popolo statunitense avrebbe votato un nero come presidente?

Chi avrebbe mai pensato in Sudamerica, soltanto dieci anni fa, che Cile, Uruguay, Bolivia, Brasile e Argentina, avrebbero trovato il coraggio e l’abilità di dire no alle politiche di rigore e di austerità del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale spingendo il Sudamerica fuori dalla depressione verso il benessere economico?

Chi mai avrebbe potuto credere, soltanto un anno fa, che nella più selettiva, maschilista e oligarchica società del pianeta, l’India, decine di milioni di giovani maschi sarebbero scesi in piazza accanto alle loro mogli, fidanzate, figlie, sorelle, amiche, colleghe, reclamando la pena di morte per seviziatori e stupratori e pretendendo che le donne indiane vengano considerate prima di tutto delle Persone?

Chi, a Siena, avrebbe mai pensato che l’intero management della loro banca, il simbolo italiano dell’oligarchia del privilegio partitico, sarebbe finito in galera sotto l’accusa di associazione a delinquere, truffa aggravata e comportamento criminale?

Eppure, tutto ciò è accaduto. Si è verificato. E una idea, una speranza, è diventata realtà.

Sappiamo già che martedì 27 febbraio 2013, in Italia, si sarà affermata la reale volontà dell’elettorato e finalmente ci saremo liberati per sempre del cavaliere Silvio Berlusconi e dei suoi alleati, seguaci e complici.

E non si tratta né di auspicio né di speranza.

E’ la certezza che nasce da un incessante e quotidiano lavoro da parte di milioni di cittadini italiani che non hanno mai smesso di investire la propria energia, il proprio tempo, la propria individuale qualità affinchè questa Idea da progetto auspicato diventasse realtà statistica.

A questo servono le elezioni, a questo serve il voto democratico: a battere il cinismo collettivo che “passivizza” l’anima e impedisce la ripresa della nazione; a vincere la battaglia contro l’ignavia, la pigrizia civica, lo scetticismo, la depressione, il narcisismo individualista.

Dipende da tutti noi, insieme, mandare definitivamente in pensione le mummie storiche di questa nazione e iniziare un nuovo corso, pur sapendo che il difficile è davanti a noi.

Perché i lombardi avranno la possibilità di dire no alla ‘ndrangheta e di ridurre l’accoppiata pidiellina-leghista a ciò che è sempre stata: niente di più che una banda di affaristi senza scrupoli, alla disperata caccia di una legittimazione ufficiale per potersi appropriare del bene comune e godere di immunità, impunità, sulla pelle dell’intera collettività.

Martedì mattina, Maroni e Formigoni e Berlusconi saranno stati mandati a casa. E così i grossi papaveri piddini a Siena e Scilipoti a L’Aquila, dato che è capolista in Abruzzi per il PDL; e così anche Storace nel Lazio dove era presidente 10 anni fa e voleva ritornare ad occupare la stessa poltrona per rifare il pieno un’altra volta. Andrà così.

Se ne stanno andando tutti a casa.

Loro lo sanno.

Anche noi.

Perché se così non fosse, se i senesi non avranno il coraggio e il garbo di bocciare tutti i candidati piddini che hanno sostenuto e gestito la banda di MPS, se gli aquilani non avranno l’intelligenza e l’ardore necessario per impedire a Scilipoti di rientrare in parlamento, se i lombardi non diranno con il voto un secco no alla ‘ndrangheta e a chi li sostiene, se i laziali non dimostreranno che hanno memoria, dato che le ferite finanziarie sono ancora aperte e sanguinanti, e bocceranno chi a suo tempo li ha depredati, ebbene, nel caso remoto e assurdo il PD dovesse stravincere a Siena, Scilipoti a L’Aquila, Maroni e Tremonti in Lombardia e Francesco Storace nel Lazio, allora vuol dire che questo paese ha deliberatamente, volontariamente e consapevolmente scelto la propria totale distruzione a brevissima scadenza.

Il nostro voto diventa una modernissima arma d’istruzione civica collettiva e abbiamo la possibilità e l’opportunità di mostrare e dimostrare che l’Italia è ancora viva e giovane e non si rassegna: mandiamo a spasso le mummie e seppelliamo sotto una valanga di voti le stantie cariatidi che rappresentano ormai soltanto una fantasia di morte.

Riempiamo il parlamento di facce pulite.

Dipende da noi.

Non è più tempo per lamentele, per denunce, e tantomeno per le preoccupazioni.

Bisogna occuparsi, invece.

Bisogna crederci e volerlo credere e investire tutta la propria energia affinchè la nostra auto-profezia collettiva diventi realtà.

Occuparci di convincere i più riottosi e i depressi, gli scettici e i pigri, i pessimisti e i disfattisti, i delusi e gli addolorati, che dipende da ciascuno di noi il cambiamento.

Per fare in modo che l’assunzione di responsabilità individuale confluisca in un risultato elettorale collettivo tale da impedire agli oligarchi aristocratici l’esecuzione del loro piano di vero e proprio sterminio esistenziale della spiritualità, della cultura, della voglia di imprendere, del bello di ritrovarsi insieme per costruire una comunità di eguali anche e soprattutto tra dissimili.

Per fare ciò è necessario pensionarli tutti con un voto bello, prima di ogni altra cosa.

Un voto che sia entusiasta, convinto e convincente.

Se non lo facciamo noi, se domenica noi non saremo capaci di mandare a casa chi ci ha governati per buona parte degli ultimi venti anni e quelli che non hanno saputo fare una efficace opposizione, non sarà stata colpa di Goldman Sachs, di Angela Merkel, dei massoni o di vattelappesca.

Sarà stata solo e soltanto colpa della faccia peggiore degli italiani.

Tiriamo fuori dall’armadio il vestito buono, mettiamoci in tiro, e diamo tutti una dimostrazione estetica di che cosa –e lo dico sul serio- veramente vuol dire il bel paese.

Prima che i banditi, rientrando a sedere sugli scranni del parlamento, non spengano la luce alle nostre ambizioni, ai nostri progetti, ai nostri desideri creativi.

Non votiamo chi ci offre qualcosa in cambio.

Non votiamo chi è convincente con il suo ultimo discorso.

Non votiamo una ideologia.

Non votiamo chi ci minaccia.

Non votiamo chi ci fa venire paura.

Non votiamo per paura.

Facciamolo con allegria.

Andiamo a votare ridendo, pensando alle loro facce, lunedì 26 febbraio alle ore 23.

Soprattutto andiamo a votare.

Andate a votare.

Non coinvolgeteci in un suicidio collettivo.

Loro, le mummie dell’oligarchia del privilegio costituito, sono soltanto dei volgarissimi predatori piccolo-borghesi, il cui unico interesse consiste nel salvaguardare fino alla fine le loro rendite di posizione ottenute con l’inganno, la corruttela, il ladrocinio.

Ci guarda tutta l’Europa.

Gli spagnoli, i greci, i portoghesi, gli irlandesi, i francesi, quei popoli fratelli aspettano la nostra risposta con il fiato sospeso.

Abbiamo la possibilità di essere, una volta tanto, l’avanguardia culturale del continente.

Non tiratevi indietro.

Andare a votare il 24 febbraio è un invito a una grande festa.

Il post- Maya è questo: è l’atto di costituzione della democrazia del popolo sovrano che irrompe nella Storia e stabilisce e decide che una intera classe politica dirigente ha fatto il suo tempo e la manda a casa.

Una buona volta per tutte.

 

Link originale: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/andare-votare-perche.html

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