La ricerca del senso di una genuina politica cattolica.

Everyone likes you.

Leggevo uno stimolante articolo, scritto da Roberto Beretta, intitolato “L’eterno vizio di fare lobby” e sito all’indirizzo http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1091, quando una frase mi ha dato molto da pensare.

In un discorso più ampio e complesso, incentrato sulla presunta tendenza dei cattolici di “fare lobby”, Beretta mette il dito nella piaga e scrive

Se i vescovi stavolta stanno con Monti, non è tanto perché Berlusconi (dopo le note vicende sessuali) è diventato impresentabile, ma perché non è più lui il “potente” in grado di garantire i famosi valori irrinunciabili (che poi sono le solite cose: scuole cattoliche, 8 per mille, esenzione Imu, bioetica, matrimoni gay). Adesso può farlo Monti, che si è conquistato l’affidabilità anche ecclesiastica evitando di toccare certi “privilegi”. In questo senso sostengo che la politica cattolica non è vera politica, bensì lobbismo di piccolo cabotaggio: non abbiamo in mente il bene complessivo del Paese (l’ultimo statista cattolico dev’essere stato De Gasperi: e infatti disse anche dei no alle gerarchie), ma solo i nostri pur rispettabili “valori”.

Vorrei, in questo articolo, tralasciare il rischio che viene preso ad appoggiare Monti, e vorrei proporre alcune considerazioni sul rispetto dei “valori non negoziabili”.

Certe volte ho l’impressione che, se seguitiamo a banalizzare così tanto le parole del Papa,  noi cattolici italiani faremo spreco della Grazia di vivere sotto il pontificato di un uomo dotato di una mente tanto raffinata ed una visone così lungimirante e cristallina quali sono quelle di Benedetto XVI.

Scoprii il discorso del 2006 con circa cinque anni di ritardo e, meditandone ripetutamente i contenuti, continuo a trovare continui stimoli tanto per la mia crescita religiosa e morale, quanto per la comprensione del mio ruolo di laico impegnato nella modifica della società civile in cui vivo.

Vi propongo di provare a meditare sull’indicazione dei “valori non negoziabili” considerandola una catechesi religiosa invece che come una banale indicazione lobbistica.

In altre parole, proviamo a pensare che il Pontefice non abbia voluto darci alcune minimali indicazioni (preparate per servi senza cervello desiderosi di compiacere il padrone) ed abbia invece voluto fornire, alle anime del suo gregge che si dedicheranno ad un nobilissimo servizio all’intera comunità, alcune utili indicazioni su come interpretare il Vangelo nella loro attività politica.

Mantenendo questa ottica, leggiamo assieme le sue parole.

Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’interesse principale dei suoi interventi nella vita pubblica si centra sulla protezione e sulla promozione della dignità della persona e per questo presta particolare attenzione ai principi che non sono negoziabili.
Tra questi, oggi emergono chiaramente i seguenti:

  • protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del suo concepimento fino alla morte naturale;
  • riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile;
  • la protezione del diritto dei genitori ad educare i loro figli.

Confrontiamo ora questi concetti con la semplificazione di contenuti che li ridice nelle “solite cose: scuole cattoliche, 8 per mille, esenzione Imu, bioetica, matrimoni gay“.

Non trovate che questa semplificazione ci privi di una grande fonte di ispirazione e crescita nonché di un preziosissimo strumento per valutare la “cattolicità” delle persone nelle cui mani mettiamo il nostro voto ed il nostro Paese?

Le parole del Papa sono un’ispirazione per un discorso molto più ampio.

Il Papa, da buon padre quale è, ci propone un viaggio splendido ed affascinante nel quale le nostre menti saranno chiamate a risolvere le problematiche epocali da lui indicate.

Alcuni di noi ne hanno banalizzato il contenuto esperienziale riducendolo ad uno squallido giro di giostra: un teatrino, un ballo in maschera, il cui unico scopo è di conquistare una sedia su cui appoggiare le terga nel momento in cui l’orchestra smette di suonare.

Proviamo a farci alcune delle domande che ci sono proposte dal Papa.

Cosa dobbiamo fare per proteggere la vita dal suo concepimento fino alla sua morte naturale?

Cosa dobbiamo fare per permettere alla famiglia di svolgere quel ruolo sociale che la vede luogo della creazione della vita, fucina per le giovani anime,  luogo di trasmissione di valori umani, e luogo di compimento del percorso umano e sociale dei coniugi?

Il Papa ci pone di fronte ad un concetto di spazio sociale finalizzato allo sviluppo umano dei cittadini che ne devono essere i protagonisti e di cui bisogna esaltare il valore, evitare l’abbrutimento e la drammatica riduzione degli esseri umani a strumenti per il consumo e la produzione di beni.

Ma veramente crediamo che una costruzione tanto grande possa essere risolta nella formuletta “solite cose: scuole cattoliche, 8 per mille, esenzione Imu, bioetica, matrimoni gay”?

La mia impressione è che semplificare in questo modo il percorso umano e politico dei cattolici sia un esercizio equiparabile alla riduzione del nostro percorso religioso alla semplice presenza la domenica in chiesa ed alla recita, a memoria, di qualche Ave Maria.

Anzi, pensandoci meglio, mi verrebbe da dire che la concentrazione su questi temi della nostra attività politica, alla fine, danneggia il nostro reale mandato che è quello di annunciare il Vangelo per mezzo delle nostre opere.

A che servono le scuole cattoliche se poi gli operai sono tanto poveri da non poterci mandate i loro figli?

I matrimoni sono messi maggiormente a rischio dai gay o dalla ricattabilità dei lavoratori per cui un padre di famiglia viene costretto ad accettare un trasferimento a centinaia di chilometri dai suoi figli per non perdere il lavoro?

Siamo sicuri che una attività politica mirata alla tutela delle entrate finanziarie della Chiesa (8 per mille, esenzione Imu), alla fine, non faccia il gioco del maligno facendo sì che la Chiesa sia vista come un ente unicamente mirato alla sua perpetuazione economica ed all’ingrasso dei suoi alti prelati?

Scusate se i nostri discorsi politici debordano nei discorsi religiosi ma, se la nostra religione ci invita ad abbandonarci nelle mani della Provvidenza, come possiamo poi ridurre la nostra attività politica alla disperata difesa di quattro privilegi?

Non sto forse dicendo che i politici cattolici devono essere, per prima cosa, uomini cattolici?

Personalmente ritengo che le parole del Papa meriterebbero un’elaborazione permanente effettuata dai cattolici interessati di politica e questo porterebbe ad una crescita tanto spirituale quanto politica di coloro che vi partecipano.

L’attività di mutua formazione che ne deriverebbe ci permetterebbe di elevare la nostra attività, interrompere definitivamente quella attività di lobbying patetica e dannosa per la fede di chi vi entra in contatto, e dare il via a quella nuova era di politica coraggiosa, forte e sensata di cui il paese ha tanto bisogno.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!