La resistenza NON è inutile

httpv://youtu.be/WZEJ4OJTgg8

Va bene, lo ammetto, sono appassionato di fantascienza e in particolare di Star Trek. La banda Roddenberry ha popolato i miei sogni e riempito il mio inconscio di immagini fin da quando ero ragazzo. Tra queste, una delle più riuscite è quella dei Borg, una sorta di impero galattico di zombies cibernetici organizzati in una collettività in cui l’individuo sparisce, assorbito dal tutto. Una visione potente e suggestiva.

Questi Borg assimilano tutte le culture che incontrano, assorbendole e mutandole, finalizzandole ai loro scopi e si presentano, come si sente nel video, con la frase “you will be assimilated, resistance is futile” (voi sarete assimilati, la resistenza è inutile). La simbologia è trasparente. Qualsiasi impero si muove assimilando, e questa era la politica romana, che cercava di romanizzare ogni cosa, imponendo al mondo il roman way of life.

Finché l’impero romano non ha trovato un boccone che non è riuscito ad assimilare: l’Ebraismo, con il suo rigido monoteismo. Di fronte a questo ha reagito cercando di isolare il contagio, separando gli Ebrei dal resto dell’impero, ghettizandoli. Ma quando il Dio di Israele si è manifestato attraverso il suo Figlio, l’Ebraismo ha messo le ali, per così dire, ed è diventato cristianesimo, allora ha preso un carattere missionario, che l’ebraismo non aveva, è diventato annuncio, ed ha conosciuto un’espansione senza precedenti nella storia. Nel giro di un secolo i cristiani passano dall’essere poche migliaia in una remota provincia dell’impero ad essere 125 milioni sparsi in tutto il mediterraneo distruggendo di fatto i presupposti culturali dell’impero. Solo l’Islam ha avuto un’espansione simile, con la differenza che quella musulmana è stata un’espansione armata.

La prodigiosa prima ondata del cristianesimo ha due presupposti: il primo è la Resistenza culturale all’assimilazione, il rifiuto della cultura imperiale, l’affermazione testarda di un modo diverso di pensare, incompatibile con la cultura del tempo e il secondo, in parallelo, è la testimonianza che questo modo paradossale di vivere è in realtà il più adeguato all’uomo e alle sue esigenze, perché alla fine dei conti lo stile di vita imperiale è antiumano.

Anche oggi l’impero si presenta con lo stesso messaggio: “la resistenza è inutile”. Prima o poi anche tu capitolerai sotto i colpi dell’ultima irrinunciabile innovazione tecnologica… vuoi restare fuori dalla “cloud”? Vuoi essere l’unico a non aver letto un certo libro, ad aver visto un certo film, ad indossare un certo vestito? Perché ti ostini ad avere una visione del mondo così antimoderna, medioevale? Vuoi davvero essere l’ultimo a credere in concetti astratti come sacrificio, famiglia, bene comune?

Ebbene, oggi come allora, noi siamo quelli che dicono che la resistenza NON è affatto inutile, che l’uomo non si caratterizza per ciò che indossa o per ciò che mangia o per i suoi gadget più o meno tecnologici, che alla fine dei conti lo stile di vita che l’impero ci propone è in realtà uno stile di morte, come dimostra la follia di considerare il suicidio una liberazione. Resistere è lottare per ciò che ha davvero valore, per liberare la nostra vita e il nostro tempo, la nostra casa e il nostro cuore di tanto ciarpame inutile e far così posto a ciò che è davvero bello e significativo. Resistere è alla fine dei conti affermare il valore della vita contro la morte, della Creazione contro la de-creazione, della bellezza contro l’orrore, della nobiltà contro la volgarità.

Quando, all’inizio dell’Apocalisse, Giovanni si presenta, dice di essere fratello dei suoi lettori nella sofferenza, nel regno e nella hypomoné, parola greca che la CEI traduce con “perseveranza”, ma potrebbe altrettanto bene essere tradotta con Resistenza (Cfr. Ap. 1,9). In questo modo ci dice quali sono i veri fondamenti della comunione ecclesiale. Noi siamo resi una cosa sola, siamo in unità, non per un generico “volemose bbene”, ma perché condividiamo la sofferenza per il vangelo, l’avere scelto Gesù come nostro re e la Resistenza nel conservare la nostra identità. Sarà bello, lungo il cammino, scoprirsi fratelli di tutti coloro che hanno saputo opporsi all’impero, che non sono necessariamente nostri fratelli nella fede, ma lo sono nella Resistenza.

Come si esprimerà la nostra resistenza? Il rifiuto dell’assimilazione al pensiero unico dominante è ovviamente il primo passo. Spesso è la vita (o la provvidenza) ad incaricarsi di svuotare la nostra anima mostrandoci la futilità e l’inconsistenza di ciò in cui avevamo sempre creduto, e preparandoci così all’incontro con Cristo, ma questo è un procedimento molto doloroso e, se possibile, vorrei evitarlo. Ce n’è un’altro, meno traumatico, che consiste nel nutrirsi di Parola di Dio, del tesoro della Tradizione e del Magistero della Chiesa, nel frequentare cristiani maturi e impegnati, nel partecipare ad una vera comunità ecclesiale. E’ come se in un secchio di acqua sporca noi sparassimo un getto d’acqua pura sotto pressione: a lungo andare l’acqua pura sostituirà quella sporca, cambieremo così la nostra mentalità in modo più lento e graduale e senza grossi traumi esistenziali, ma con non meno verità.

Chi invece vive già la Resistenza dovrà offrire a tutti la sua fraternità, resistere è anche questo, è vivere attenti al fattore umano, a stabilire intorno a noi una rete sempre più fitta di relazioni e rapporti, ad avere una simpatia immensa per ogni uomo, aiutandolo così a riscoprire in se stesso ciò che davvero ha valore, costruire Gerusalemme in mezzo a babilonia. Ma questo è un tema troppo importante per trattarlo di sfuggita, ci ritornerò.

Un capitolo a parte merita l’educazione, perché i bambini sono i più esposti di tutti all’assimilazione. Come aiutarli a resistere? Come mostrare loro la futilità dell’impero e della sua propaganda? Non credo che sia utile un approccio ideologico che si traduce in imposizioni che difficilmente i bambini possono capire, penso invece che possa molto aiutare l’ironia, l’educazione al discernimento precoce. Insegnare ai bambini da subito il valore della coscienza e del giudizio critico ci espone al rischio che li usino anche contro di noi, ma li mette al sicuro dalle armi più insidiose della propaganda. E poi nutrirli di bellezza e di nobiltà, come dice S. Paolo “tutto ciò che è vero, nobile e giusto sia l’oggetto dei vostri pensieri”, le favole e in genere la letteratura fantasy (dal Signore degli Anelli ad Harry Potter) possono giocare un ruolo importante in questo.

Non avendo figli io stesso, ammetto di non potermi coonsiderare un esperto in materia, mi piacerebbe avere con voi un confronto su quest’ultimo punto.

(articolo pubblicato originarimente il 06/12/2011 all’indirizzo http://uscitepopolomiodababilonia.wordpress.com/2011/12/06/la-resistenza-non-e-inutile/)

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