Il MoVimento 5 Stelle, Elitisti e Neoelitisti (ovvero il “potere” su Wikipedia)

Photo© Adriana Abbry Abbrescia

Se cerchiamo la parola “potere” su Wikipedia troviamo molte cose interessanti tra cui:

Definizioni

In diritto, a differenza delle altre scienze sociali, il termine potere ha un significato preciso ma, al contempo, ristretto, designando la possibilità spettante ad un soggetto di produrre determinati effetti giuridici, ossia di costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico.

Al di fuori dell’ambito giuridico gli studiosi sono divisi su come considerare il potere. Esso è un bene materiale (visione sostanziale) o una relazione tra individui? La seconda teoria è oggi la più accettata.

Ciò porta a definire il potere come la capacità di ottenere obbedienza……..

Forza e consenso

Un’ulteriore distinzione del potere viene fatta tra il potere inteso come forza o potenza ed il potere inteso come consenso. La forza è la capacità di far valere, anche di fronte a un’opposizione, la propria volontà; il consenso è l’abilità di trovare obbedienza da parte di determinati individui in cui vi è un minimo di volontà di ubbidire, cioè un interesse all’obbedienza. La seconda definizione è più vicina al punto di vista dell’antropologia di potere come autorità………………..

 Legittimità del potere

Max Weber teorizzò tre diversi tipi di legittimità.

  • La prima è la legittimità tradizionale, che poggia sulla credenza quotidiana nel carattere sacro della tradizione valida da sempre (es. il potere deriva da Dio), come nell’Ancien Régime.
  • La seconda è la legittimità carismatica, che poggia sulla dedizione al carattere sacro o alla forza eroica o al valore esemplare di una persona. Il leader ha una missione, e i governati si convincono che sia così. Questo è il caso di Cesare e Napoleone, ma ancora di più è il caso di Hitler, Mussolini, Lenin e Stalin. Questo tipo di potere va inevitabilmente incontro alla disillusione, nel momento in cui la missione del leader fallisce (Napoleone, Mussolini, Hitler) o al massimo nel momento della morte del leader (Stalin). In alcuni casi, tuttavia, il potere carismatico può essere istituzionalizzato: è il caso dell’Impero romano nato da Cesare e dell’Unione sovietica nata da Lenin.
  • Infine c’è la legittimità legale-razionale che poggia sulla credenza nella legalità degli ordinamenti statuiti (per esempio la Costituzione), e sul diritto al comando di coloro che sono chiamati dal popolo a governare; è una legittimità moderna, democratica ed impersonale.

Potere e politica

In tutti i periodi storici, la vita sociale degli individui si è basata principalmente su relazioni di potere, fondate sul rapporto comando-obbedienza. La formazione degli stati moderni e quindi l’affermazione del principio di democrazia, ha fatto credere che le relazioni comando-obbedienza e le violenze coercitive, tipiche degli stati autoritari, starebbero scomparendo. In realtà, come fa notare Heinrich Popitz, la violenza può essere delimitata ma non può scomparire, perché anche gli Stati democratici devono far uso della forza coercitiva per mantenere l’ordine sociale e difendere i diritti e le libertà conquistate. Alla luce di questo, possiamo affermare che l’esercizio del potere ha un ruolo fondamentale nei rapporti tra le persone e tra queste e lo stato.

Hobbes e l’origine dello stato moderno            

Thomas Hobbes, nel suo Leviatano, espone l’origine del potere politico come volontaria cessione di libertà e potere incondizionato da parte dei singoli mediante un patto reciproco in vista dell’autoconservazione. In assenza di stato infatti l’uomo gode del diritto su tutto e su tutti(in omnia) e non vigendo alcuna delimitazione della sfera di arbitrio si trova in una condizione di guerra perenne. Nella mutua rinuncia totale degli uomini all’autogoverno risiede la legittimazione del potere dello Stato cui viene trasferita l’assoluta sovranità.  Dalle sue teorie hanno origine sia lo stato totalitario che il moderno stato-nazione.

Genesi del potere politico

Secondo Weber la nascita del potere politico avviene con il passaggio da gruppi sociali chiusi a comunità politiche e infine con la nascita dello Stato moderno. Weber sottolinea come i gruppi sociali siano caratterizzati da relazioni sociali chiuse perché non permettono l’accesso a nuovi membri. Tale divieto è reso operativo da più persone preposte a questo. Nel corso del loro sviluppo, alcuni di questi aggregati sociali divengono veri e propri gruppi di potere, dotati di apparati ben organizzati………

  • divisione e specializzazione dei compiti;
  • struttura gerarchica dell’apparato amministrativo;
  • assunzione con contratto;
  • remunerazione in denaro del personale;
  • separazione tra gli uomini e i mezzi d’amministrazione;
  • separazione tra gli uomini e l’ufficio;
  • apparato amministrativo sottoposto a controlli e ad un regolamento.

In conclusione possiamo dire che secondo Weber l’esercizio del potere politico necessita della legittimazione, di una struttura amministrativa e del “monopolio legittimo della forza”.

Gli elitisti

Le teorie elitiste convergono tutte sul fatto che nella società vi è una minoranza al potere ed una maggioranza che lo subisce.  Tra gli esponenti più importanti di questa corrente di pensiero ci sono: Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Robert Michels. Di particolare interesse sono gli studi fatti da Michels sui partiti politici e sulla loro organizzazione. Analizzando la struttura dei partiti egli formulò la “legge ferrea dell’oligarchia“. Michels con la sua “legge ferrea dell’oligarchia” mise in evidenza come i partiti tendano a concentrare il potere in una cerchia ristretta di uomini, producendo un distacco sempre più ampio tra i dirigenti del partito e gli iscritti. Tale distanza tra classe dirigente e iscritti provoca, secondo Michels, un’organizzazione oligarchica del partito. Tale forma oligarchica fa sì che i dirigenti perseguano di fatto i propri interessi e solo formalmente gli interessi delle masse. Michels dimostra come l’organizzazione oligarchica dei partiti permetta di concentrare il potere nelle mani di pochi dirigenti, oltre ad impedire che le candidature politiche vengano fatte dal basso. Ciò accade in quanto i partiti sono una organizzazione complessa che per essere guidata ha bisogno di competenze specifiche, coloro che possiedono tali competenze vanno a formare quella oligarchia che strutturandosi in modo burocratico mette nelle mani dei capi poteri decisivi che li svincolano dalla massa.

Le teorie “neoelitiste”

neoelitisti affermano che sia il potere politico-amministrativo, che il potere sociale in generale, sono legati alla ricchezza economica di una cerchia ristretta di persone.

Floyd Hunter, un importante esponente di questa linea di pensiero, dopo aver svolto degli studi su una città americana, è giunto alla conclusione che la principale fonte di potere è la ricchezza economica. Egli ha fatto notare come la vita politica di una città sia determinata dagli interessi degli imprenditori. Secondo Hunter le decisioni importanti per una città vengono prese da chi detiene la ricchezza economica. Tali decisioni non sono formalizzate all’interno di un palazzo politico ma sono il risultato di riunioni di “alto livello” che si svolgono in clubs privati o in abitazioni private.

Un altro importante neoelitista è Charles Wright Mills. Mills ha sottolineato che vi è una forte concordanza di interessi tra le organizzazioni economiche, politiche e militari. Secondo Mills, questa convergenza di interessi fa sì che il potere politico sia solo formalmente ed apparentemente democratico, mentre in realtà esso è rigidamente oligarchico. La tesi di Mills può essere sintetizzata nel seguente modo: vi è una sola classe dirigente, composta da imprenditori, politici e militari; tale classe dirigente prende liberamente le proprie decisioni senza essere sottoposta ad un effettivo controllo popolare. Il dominio di questo tipo di élite sulla società, secondo la teoria di C.W.Mills, è pressoché totale.

Queste poche semplice informazioni che Wikipedia ci fornisce ci permettono di osservare la realtà politica italiana con distacco e spirito analitico.

Per prima cosa, appare ovvio che attualmente convivono in Italia due forme di potere, un “elitismo”, costituita dai partiti, e un “neoelitismo” rappresentato da Mario Monti e dal grande capitale italiano e internazionale.

A riguardo Robert Michels nel suo libro “L’oligarchia organica costituzionale” fa le seguenti affermazioni, che ben definiscono il sistema elitistico dei partiti italiani:

  • Il parlamentarismo è una falsa leggenda: non siamo noi che votiamo i rappresentanti ma i rappresentanti che si fanno scegliere da noi.
  • Lo Stato non importa alla maggior parte delle persone, soprattutto per ciò che attiene le vicende prettamente istituzionali: non si può sperare che la partecipazione parta dal basso.
  • Le classi politiche non si sostituiscono come ci aveva spiegato Pareto; puntano, invece, all’amalgama, si servono della cooptazione per non perdere mai il loro potere.
  • L’opposizione parlamentare mira all’unico scopo, in teoria, di sostituire la classe dirigente avversaria; in pratica, invece, finisce per amalgamarsi con la classe politica al governo.
  • A nulla valgono i movimenti popolari, perché chi li guida abbandona la massa e viene assorbito dalla classe politica: “parta incendiario e arrivi pompiere”.

 (voce Robert Michels su Wikipedia)

Definito l’attuale contesto di potere che è elitista e neoelitista, capiamo anche il motivo per cui costoro definiscono tutto ciò che non è riferibile al loro modo di vedere “populismo”.

Capiamo anche per quale motivo chi non fa parte degli attuali partiti, si definisca movimento, tra questi, il più pericoloso per il sistema è il Movimento 5 Stelle, perché nel suo statuto sono definiti i punti inderogabili, che impediscono che tale movimento “parta incendiario e arrivi pompiere”, vediamo nel particolare perché.

 Nello statuto si trovano queste fondamentali punti qualificanti:

  • “Uno vale uno” slogan che racchiude la valenza democratica dell’organizzazione e il principio operativo.
  • L’assenza di una strutturazione territoriale con segreterie, commissioni e organismi con personale remunerati e dipendenti dai vertici del partito.
  • L’assoluto volontarismo politico a ogni livello.
  • La partecipazione qualifica l’individuo.
  • La candidatura degli iscritti alle cariche istituzionali è libera, con poche limitazioni, quali, essere iscritti al movimento da una certa data, e non aver carichi pendenti o giudizi in atto.
  • L’elezione dei candidati avviene tramite il voto degli iscritti al movimento.
  • Il limite massimo di due mandati per candidato.
  • Una retribuzione normale non superiore ai duemilacinquecento euro.
  • La perdita immediata dell’incarico nel caso di rinvio a giudizio per qualsiasi causa (fatti salvi i casi inerenti la libertà d’espressione, come diffamazione o vilipendio a mezzo stampa).
  • La trasparenza di tutti gli atti deliberativi, con conseguente messa in rete dei filmati delle riunioni e dei relativi verbali, in modo che si possa sapere cosa è stato detto, da chi e chi ha votato e cosa ha votato.
  • Discussione e votazione informatica delle linee programmatiche del movimento.
  • L’istituzione del referendum non maggioritario.

Tutto questo impedisce che si formano cerchie ristrette di uomini che gestiscono il potere in quanto:

  • Tutti sono corresponsabili e chiamati ad agire “Uno vale uno”.
  • Non si crea una classe burocratica di partito, né una clientela.
  • L’interesse alle idee e al fare qualifica l’azione e l’attività dell’iscritto.
  • Il fatto che chiunque possa candidarsi alle cariche politiche, impedisce che si formino scorciatoie che non prevedono l’approvazione della maggioranza degli iscritti (vedi candidature in riserva alla segreteria del PD).
  • La limitazione dei mandati, impedisce la formazione di una classe politica che viva di tale mestiere e che quindi tenda a garantire la sua posizione.
  • La bassa retribuzione a fronte delle responsabilità e dei carichi di lavoro scoraggia chi intraprende la carriera politica per interesse economico, l’eventuale mandato legislativo, sarà una parentesi dedicata all’interesse pubblico e non un’attività lavorativa.
  • La perdita dell’incarico in caso di rinvio a giudizio, scoraggia dal compiere azioni secondo interessi non istituzionali, impedendo che l’indagato possa avvalersi della sua posizione per influire sull’iter del processo e delle indagini.
  • La trasparenza di ogni forma d’incontro istituzionale e dei relativi verbali, porterà al costituirsi di comitati di controllo spontanei che renderanno pubbliche tutte le anomalie e le contraddizioni che potranno emergere, nessuno potrà più dire una cosa e farne un’altra impunemente.
  • La discussione e il voto di tutte le questioni importanti, tramite lo strumento informatico, garantiscono la partecipazione costante della base dell’organizzazione.
  • L’istituzione del referendum non maggioritario e propositivo renderà reale la partecipazione della popolazione al governo della nazione.

Tutti questi elementi garantiscono un salto nella gestione democratica del potere e per questo sono visti dagli elitisti e neoelitisti, come inaccettabili manifestazioni di populismo. Di questo spesso accusano la persona di Beppe Grillo, che in questo caso funge da figura carismatica (concetto di potere a legittimità carismatica di Max Weber), ma Beppe Grillo ha esclusivamente una funzione catalizzante non essendo eleggibile secondo le regole del movimento, in oltre controlla che le regole siano rispettate e deve farlo con durezza, infatti, i partiti cercano in tutti i modi di trasformare gli incendiari in pompieri, in altre parole di trasformare gli iscritti al movimento in elitisti.

Occorre capire che gli interessi dei cittadini non sono quelli degli elitisti e dei neoelitisti, e che definire i Movimenti come populisti è dichiarare è una dichiarazione classista che manifesta odio per il popolo sovrano.

Bernardo Luraschi

Link Originale: http://periferiaoccidentale.wordpress.com/2013/01/02/il-movimento-5-stelle-gli-elitisti-e-i-neoelitisti/

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