Un sogno (… e San Giovanni mi disse “Hai Presente Matrix?”…)

httpv://www.youtube.com/watch?v=B2wwquEOl1A&feature=player_embedded

Non avendo tempo oggi di scrivere una meditazione vera e prorpia mi limito ad una cosetta più leggera e, spero, divertente, sperando anche di farvi cosa gradita.

Come molti che non scrivono per mestiere, dedico alla scrittura il tempo residuo dal mio vero lavoro, il che per lo più significa la sera tardi o la mattina presto.Così qualche mese fa, mentre mi stavo accapigliando con un paio di aoristi ribelli, correggendo le bozze del libro, alzo gli occhi dalla tastiera e mi vedo davanti un uomo. L’aspetto venerabile, la lunga barba, la veste immacolata non ho avuto esitazioni: era Giovanni di Patmos!

A quel punto come ogni buon padrone di casa l’ho fatto accomodare in salotto (anche perché gli altri padri stavano già dormendo) e gli ho offerto un bicchiere di porto, vino adatto quant’altri mai alla meditazione. Mentre soreseggiavamo il porto gli ho chiesto: “maestro, parlami di Babilonia” e lui di rimando: “Hai presente Matrix?” A quel punto ho realizzato che stavo discutendo di cinema e bevendo porto con un padre della Chiesa, forse con un evangelista, e ho capito senza ombra di dubbio che stavo sognando, infatti immediatamente mi sono svegliato con la scritta “qwerty” tatuata sulla fronte. Lì per lì ho sorriso e deciso che era decisamente ora di andare a dormire, ma poi il giorno dopo l’unica frase che il maestro aveva pronunciato continuava ad ossessionarmi: cosa c’entra Babilonia con Matrix? Perché per spiegarmi Babilonia era partito da lì? Ed ho capito ciò che Giovanni (o più probabilmente il mio inconscio) voleva dirmi: come Matrix, Babilonia è tutto intorno a noi, è l’aria che respiriamo, per questo è così difficile da identificare.

Per Giovanni era più facile, lui aveva un nemico chiaro, palpabile, solido quanto le sue legioni e i suoi templi: l’impero romano. Noi oggi invece abbiamo un nemico molto più elusivo e sfuggente, più pantera che orso (Orso, Leone e Pantera sono le tre bestie le cui fattezze di volta in volta assume la Bestia dell’Apocalisse). Un impero “liquido” per usare un aggettivo di moda, senza un trono, senza un senato, senza una capitale precisa, senza un popolo da poter identificare come nemico, i cui sacerdoti non indossano abiti liturgici, i cui generali non si espongono nelle battaglie, ma non per questo meno pericoloso, non per questo meno asfissiante, non per questo meno determinato nel monopolizzare ogni aspetto della vita umana, nel voler imporre il proprio imperium, cioè il proprio potere assoluto, anche sulle sfere più intime dell’esistenza.

Accade come quando siamo in una stanza piccola e affollata, in poco tempo l’aria diventa irrespirabile, ma non ce ne accorgiamo finché qualcuno non apre la finestra e fa entrare un po’ di aria pura, così solo chi viene “da fuori”, solo chi ha un punto di vista radicalmente diverso riesce a sentire il puzzo di morte che aleggia tutto intorno a noi, chi sta dentro al massimo ha qualche capogiro e un po’ di nausea, ma difficilmente potrà identificarne la causa.

La prima difficoltà nel combattere l’Impero e al tempo stesso il presupposto di qualsiasi Resistenza cristiana quindi sta nell’identificarlo: per poter uscire da Babilonia è fondamentale capire dove sono i suoi confini, quale è la porta per uscirne.

Chi ci porterà fuori? Chi ci aprirà gli occhi? Chi alzerà per noi il velo? A questo serve il libro dell’Apocalisse, per questo Giovanni lo ha scritto, per offrirci quel punto di vista esterno, quel soffio di aria pura, che ci permette di giudicare il mondo intorno a noi nel giusto modo.

P.S.

Giuro che l’ho sognato davvero ed esattamente nei termini che ho raccontato

Non avendo tempo oggi di scrivere una meditazione vera e prorpia mi limito ad una cosetta più leggera e, spero, divertente, sperando anche di farvi cosa gradita.

Come molti che non scrivono per mestiere, dedico alla scrittura il tempo residuo dal mio vero lavoro, il che per lo più significa la sera tardi o la mattina presto.Così qualche mese fa, mentre mi stavo accapigliando con un paio di aoristi ribelli, correggendo le bozze del libro, alzo gli occhi dalla tastiera e mi vedo davanti un uomo. L’aspetto venerabile, la lunga barba, la veste immacolata non ho avuto esitazioni: era Giovanni di Patmos!

A quel punto come ogni buon padrone di casa l’ho fatto accomodare in salotto (anche perché gli altri padri stavano già dormendo) e gli ho offerto un bicchiere di porto, vino adatto quant’altri mai alla meditazione. Mentre soreseggiavamo il porto gli ho chiesto: “maestro, parlami di Babilonia” e lui di rimando: “Hai presente Matrix?” A quel punto ho realizzato che stavo discutendo di cinema e bevendo porto con un padre della Chiesa, forse con un evangelista, e ho capito senza ombra di dubbio che stavo sognando, infatti immediatamente mi sono svegliato con la scritta “qwerty” tatuata sulla fronte. Lì per lì ho sorriso e deciso che era decisamente ora di andare a dormire, ma poi il giorno dopo l’unica frase che il maestro aveva pronunciato continuava ad ossessionarmi: cosa c’entra Babilonia con Matrix? Perché per spiegarmi Babilonia era partito da lì? Ed ho capito ciò che Giovanni (o più probabilmente il mio inconscio) voleva dirmi: come Matrix, Babilonia è tutto intorno a noi, è l’aria che respiriamo, per questo è così difficile da identificare.

Per Giovanni era più facile, lui aveva un nemico chiaro, palpabile, solido quanto le sue legioni e i suoi templi: l’impero romano. Noi oggi invece abbiamo un nemico molto più elusivo e sfuggente, più pantera che orso (Orso, Leone e Pantera sono le tre bestie le cui fattezze di volta in volta assume la Bestia dell’Apocalisse). Un impero “liquido” per usare un aggettivo di moda, senza un trono, senza un senato, senza una capitale precisa, senza un popolo da poter identificare come nemico, i cui sacerdoti non indossano abiti liturgici, i cui generali non si espongono nelle battaglie, ma non per questo meno pericoloso, non per questo meno asfissiante, non per questo meno determinato nel monopolizzare ogni aspetto della vita umana, nel voler imporre il proprio imperium, cioè il proprio potere assoluto, anche sulle sfere più intime dell’esistenza.

Accade come quando siamo in una stanza piccola e affollata, in poco tempo l’aria diventa irrespirabile, ma non ce ne accorgiamo finché qualcuno non apre la finestra e fa entrare un po’ di aria pura, così solo chi viene “da fuori”, solo chi ha un punto di vista radicalmente diverso riesce a sentire il puzzo di morte che aleggia tutto intorno a noi, chi sta dentro al massimo ha qualche capogiro e un po’ di nausea, ma difficilmente potrà identificarne la causa.

La prima difficoltà nel combattere l’Impero e al tempo stesso il presupposto di qualsiasi Resistenza cristiana quindi sta nell’identificarlo: per poter uscire da Babilonia è fondamentale capire dove sono i suoi confini, quale è la porta per uscirne.

Chi ci porterà fuori? Chi ci aprirà gli occhi? Chi alzerà per noi il velo? A questo serve il libro dell’Apocalisse, per questo Giovanni lo ha scritto, per offrirci quel punto di vista esterno, quel soffio di aria pura, che ci permette di giudicare il mondo intorno a noi nel giusto modo.

P.S.

Giuro che l’ho sognato davvero ed esattamente nei termini che ho raccontato

Non avendo tempo oggi di scrivere una meditazione vera e prorpia mi limito ad una cosetta più leggera e, spero, divertente, sperando anche di farvi cosa gradita.

Come molti che non scrivono per mestiere, dedico alla scrittura il tempo residuo dal mio vero lavoro, il che per lo più significa la sera tardi o la mattina presto.Così qualche mese fa, mentre mi stavo accapigliando con un paio di aoristi ribelli, correggendo le bozze del libro, alzo gli occhi dalla tastiera e mi vedo davanti un uomo. L’aspetto venerabile, la lunga barba, la veste immacolata non ho avuto esitazioni: era Giovanni di Patmos!

A quel punto come ogni buon padrone di casa l’ho fatto accomodare in salotto (anche perché gli altri padri stavano già dormendo) e gli ho offerto un bicchiere di porto, vino adatto quant’altri mai alla meditazione. Mentre soreseggiavamo il porto gli ho chiesto: “maestro, parlami di Babilonia” e lui di rimando: “Hai presente Matrix?” A quel punto ho realizzato che stavo discutendo di cinema e bevendo porto con un padre della Chiesa, forse con un evangelista, e ho capito senza ombra di dubbio che stavo sognando, infatti immediatamente mi sono svegliato con la scritta “qwerty” tatuata sulla fronte. Lì per lì ho sorriso e deciso che era decisamente ora di andare a dormire, ma poi il giorno dopo l’unica frase che il maestro aveva pronunciato continuava ad ossessionarmi: cosa c’entra Babilonia con Matrix? Perché per spiegarmi Babilonia era partito da lì? Ed ho capito ciò che Giovanni (o più probabilmente il mio inconscio) voleva dirmi: come Matrix, Babilonia è tutto intorno a noi, è l’aria che respiriamo, per questo è così difficile da identificare.

Per Giovanni era più facile, lui aveva un nemico chiaro, palpabile, solido quanto le sue legioni e i suoi templi: l’impero romano. Noi oggi invece abbiamo un nemico molto più elusivo e sfuggente, più pantera che orso (Orso, Leone e Pantera sono le tre bestie le cui fattezze di volta in volta assume la Bestia dell’Apocalisse). Un impero “liquido” per usare un aggettivo di moda, senza un trono, senza un senato, senza una capitale precisa, senza un popolo da poter identificare come nemico, i cui sacerdoti non indossano abiti liturgici, i cui generali non si espongono nelle battaglie, ma non per questo meno pericoloso, non per questo meno asfissiante, non per questo meno determinato nel monopolizzare ogni aspetto della vita umana, nel voler imporre il proprio imperium, cioè il proprio potere assoluto, anche sulle sfere più intime dell’esistenza.

Accade come quando siamo in una stanza piccola e affollata, in poco tempo l’aria diventa irrespirabile, ma non ce ne accorgiamo finché qualcuno non apre la finestra e fa entrare un po’ di aria pura, così solo chi viene “da fuori”, solo chi ha un punto di vista radicalmente diverso riesce a sentire il puzzo di morte che aleggia tutto intorno a noi, chi sta dentro al massimo ha qualche capogiro e un po’ di nausea, ma difficilmente potrà identificarne la causa.

La prima difficoltà nel combattere l’Impero e al tempo stesso il presupposto di qualsiasi Resistenza cristiana quindi sta nell’identificarlo: per poter uscire da Babilonia è fondamentale capire dove sono i suoi confini, quale è la porta per uscirne.

Chi ci porterà fuori? Chi ci aprirà gli occhi? Chi alzerà per noi il velo? A questo serve il libro dell’Apocalisse, per questo Giovanni lo ha scritto, per offrirci quel punto di vista esterno, quel soffio di aria pura, che ci permette di giudicare il mondo intorno a noi nel giusto modo.

P.S.

Giuro che l’ho sognato davvero ed esattamente nei termini che ho raccontato

Non avendo tempo oggi di scrivere una meditazione vera e prorpia mi limito ad una cosetta più leggera e, spero, divertente, sperando anche di farvi cosa gradita.

Come molti che non scrivono per mestiere, dedico alla scrittura il tempo residuo dal mio vero lavoro, il che per lo più significa la sera tardi o la mattina presto.Così qualche mese fa, mentre mi stavo accapigliando con un paio di aoristi ribelli, correggendo le bozze del libro, alzo gli occhi dalla tastiera e mi vedo davanti un uomo. L’aspetto venerabile, la lunga barba, la veste immacolata non ho avuto esitazioni: era Giovanni di Patmos!

A quel punto come ogni buon padrone di casa l’ho fatto accomodare in salotto (anche perché gli altri padri stavano già dormendo) e gli ho offerto un bicchiere di porto, vino adatto quant’altri mai alla meditazione. Mentre soreseggiavamo il porto gli ho chiesto: “maestro, parlami di Babilonia” e lui di rimando: “Hai presente Matrix?” A quel punto ho realizzato che stavo discutendo di cinema e bevendo porto con un padre della Chiesa, forse con un evangelista, e ho capito senza ombra di dubbio che stavo sognando, infatti immediatamente mi sono svegliato con la scritta “qwerty” tatuata sulla fronte. Lì per lì ho sorriso e deciso che era decisamente ora di andare a dormire, ma poi il giorno dopo l’unica frase che il maestro aveva pronunciato continuava ad ossessionarmi: cosa c’entra Babilonia con Matrix? Perché per spiegarmi Babilonia era partito da lì? Ed ho capito ciò che Giovanni (o più probabilmente il mio inconscio) voleva dirmi: come Matrix, Babilonia è tutto intorno a noi, è l’aria che respiriamo, per questo è così difficile da identificare.

Per Giovanni era più facile, lui aveva un nemico chiaro, palpabile, solido quanto le sue legioni e i suoi templi: l’impero romano. Noi oggi invece abbiamo un nemico molto più elusivo e sfuggente, più pantera che orso (Orso, Leone e Pantera sono le tre bestie le cui fattezze di volta in volta assume la Bestia dell’Apocalisse). Un impero “liquido” per usare un aggettivo di moda, senza un trono, senza un senato, senza una capitale precisa, senza un popolo da poter identificare come nemico, i cui sacerdoti non indossano abiti liturgici, i cui generali non si espongono nelle battaglie, ma non per questo meno pericoloso, non per questo meno asfissiante, non per questo meno determinato nel monopolizzare ogni aspetto della vita umana, nel voler imporre il proprio imperium, cioè il proprio potere assoluto, anche sulle sfere più intime dell’esistenza.

Accade come quando siamo in una stanza piccola e affollata, in poco tempo l’aria diventa irrespirabile, ma non ce ne accorgiamo finché qualcuno non apre la finestra e fa entrare un po’ di aria pura, così solo chi viene “da fuori”, solo chi ha un punto di vista radicalmente diverso riesce a sentire il puzzo di morte che aleggia tutto intorno a noi, chi sta dentro al massimo ha qualche capogiro e un po’ di nausea, ma difficilmente potrà identificarne la causa.

La prima difficoltà nel combattere l’Impero e al tempo stesso il presupposto di qualsiasi Resistenza cristiana quindi sta nell’identificarlo: per poter uscire da Babilonia è fondamentale capire dove sono i suoi confini, quale è la porta per uscirne.

Chi ci porterà fuori? Chi ci aprirà gli occhi? Chi alzerà per noi il velo? A questo serve il libro dell’Apocalisse, per questo Giovanni lo ha scritto, per offrirci quel punto di vista esterno, quel soffio di aria pura, che ci permette di giudicare il mondo intorno a noi nel giusto modo.

P.S.

Giuro che l’ho sognato davvero ed esattamente nei termini che ho raccontato

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!