Ormai persino i Maya ci credono

Carioca-Il domatore di pulci

Non esiste alcun testo Maya, scritto o orale, che preveda eventi drammatici per oggi.

Non esiste alcuna profezia Maya.

Chiaro?

Per non scrivere un saggio di duecento pagine, di cui cento di note, provo a tagliare con l’accetta per raccontare l’invenzione della Profezia Maya – non si tratta certo della primatradizione inventata.

Sappiamo che tutti i mesoamericani erano molto presi da complessi calcoli calendariali, ispirati da una logica difficile da capire. E sappiamo che il meno usato dei vari sistemi calendariali comprendeva un ciclo che finiva, più o meno, oggi, presumibilmente per ricominciare domani mattina.

Poi è venuto fuori un certo Joseph Anthony Argüelles, madre tedesca, padre borghese (e comunista) messicano, nato e cresciuto negli Stati Uniti. La cui prima fonte di ispirazione fu il buddhismo-tibetano-per-occidentali di Chögyam Trungpa Rinpoche, seguito da vari autori come il rumeno Mircea Eliade o il pittore russo Nicholas Roerich. Nonché l’LSD e il mondo della prima New Age statunitense.

Sua moglie, la ballerina classica Lloydine Burris, oggi membro del gruppo cinese Falun Gong, ebbe per prima l’idea di un nuovo calendario universale che avrebbe cambiato il ritmo delle attività umane, sintonizzandole – a suo dire – con quelle cosmiche ed extraterrestri.

Insieme i due crearono un intero sistema assai ingegnoso e originale, fondato sulle loro visioni personali, ma che di tanto in tanto portava come prova qualche frammento preso da varie culture, da quella cinese a quella, appunto, Maya. Un sistema ovviamente sconosciuto al 99% di coloro che parlano di ciò che dovrebbe succedere oggi.

In tutto questo, le preoccupazioni sono decisamente di tipo New Age statunitense, e questa è la vera matrice delle fantasie sul 2012.

Il resto è la diffusione di una follia collettiva prima attraverso la sterminata rete planetaria dei “terapeuti” di ogni genere, e poi i media sensazionalistici.

Dite, i Maya, o meglio il Messico, cosa c’entrano? C’entrano, ma per vie ignote all’europeo medio.

Molto brevemente – nel Settecento, i signori bianchi del Messico, nonché i preti bianchi e meticci, cercarono di affermarsi contro la lontana Spagna, rivendicando le propriepresunte radici azteche (molto più che maya), con interessanti ipotesi sulla visita al paese dell’apostolo Tommaso sotto forma del dio Quetzalcoatl.

Il culto delle radici pagane fu ripreso poi dai liberali dell’Ottocento, in genere a danno delle comunità indigene; e si trasformò nel mito della Raza Cósmica, il meticcio che fonde in sé la natura india e quella europea, invenzione di un personaggio limpido e un po’ delirante, José Vasconcelos, ma che divenne anche la scusa per novant’anni di regime, sempre pronto a sventolare piume azteche in funzione nazionalista e anticlericale.

A questo si associa il conflitto tra archeologi statunitensi e messicani, in particolare attorno alla civiltà dei Maya. Un conflitto che ha avuto forti risvolti politici, vista l’aggressività di alcuni dei primi e il fantasioso nazionalismo di molti dei secondi, in un paese in cui il regime poteva decidere anche della storia a proprio capriccio.

Di padre cubano e madre francese, l’archeologo comunista Alberto Ruz Lhuillierscoprì la tomba del re Pakal a Palenque (quello che il ristoratore svizzero Von Däniken avrebbe spacciato per un astronauta), diventando così il simbolo della mistica nazionalista – suo figlio, Alberto Ruz Bonfil, oggi si proclama il Subcoyote Alberto e Leader cerimoniale della Nazione Arcobaleno, e collabora con il movimento di Argüelles, il quale a sua  volta si credeva la reincarnazione di Pakal.

All’inizio del Novecento, operò in Messico un giovane avventuriero tedesco, Arnold Krumm-Heller, consulente militare del governo rivoluzionario ed esoterista.

I messicani hanno sempre avuto simpatia per la Germania, unica potenza “occidentale” a non aver mai avuto mire sul Messico, e questo contribuì certamente al suo successo.

Krumm-Heller creò su basi teosofiche un sistema ideologico, fondato sulla magia sessuale, che però incidentalmente sottolineava il particolare ruolo svolto nel disegno cosmico svolto da aztechi, maya e inca: ebbe la felice idea di chiamare i propri cinque figli con i nomi di  Guadalupe, Cuauhtemoc, Sieglinde, Parsival e Hiram Aguirre.

La rete di gruppi segreti – litigiosissimi tra di loro – ispirata da Krumm-Heller avrebbe avuto un ruolo importante nello sviluppo di ciò che potremmo chiamare un paganesimo indigenista americano, grazie alla presenza di innumerevoli circoli spiritisti, movimenti parareligiosi e logge massoniche.

Tra i circoli ispirati a Krumm-Heller, ce ne fu uno in Messico, dove un giovane artista di origini Maya vissuto a lungo a New York, Humberto Mena, apprese i presunti segreti di aztechi e maya: il ragazzo si trasformò così nel pittoresco Sciamano Hunbatz Men, che si sarebbe poi associato ad Argüelles. Intervistato dalle televisioni di tutto il mondo come Autentico Indigeno  che certifica la Profezia del 2012, egli mise in piedi una fiorente agenzia turistica, che ha istruito folle di guide autoctone a raccontare ai turisti statunitensi ciò che loro si aspettano di sentirsi dire.

L’antropologa Leda Peretti ha scritto un eccellente studio, Risorgimento Maya e Occidente. Visione del cosmo, medicina indigena, tentazioni apocalittiche, su come questa cultura sia penetrata persino tra i Maya.

Alla fine della guerra civile in Guatemala, le élite Maya si sono trovate nella necessità di inventarsi un’ideologia, sul modello di quelle risorgimentali europee. Un’ideologia che si trovava già pronta, nelle innumerevoli fantasie dei bianchi sul buon selvaggio, costruite prima sulle popolazioni del Sudest degli Stati Uniti e poi su quelle delle pianure.

Nasce così la pretesa che i “popoli nativi americani”, immaginati in blocco, credessero all’”armonia della natura” e alla salvaguardia della “Madre Terra“, concetti ovviamente del tutto occidentali: Lidia Peretti cita come esempio un buffo discorso di Rigoberta Menchu che sembra tratto da un opuscolo di ecologisti trasognati di Milano.

La vera ideologia mesoamericana si potrebbe riassumere, infatti, in un’idea del tutto diversa: per cavare la vita, in particolare del mais, dalla terra-tomba, occorre il versamento del sangue. Un concetto che si presta poco alla retorica politica.

La nuova ideologia penetra per mille canali nella diaspora messicana negli Stati Uniti, tra le comunità politicizzate come tra quelle esposte al turismo, si fonde – in particolare in Messico – con l’ideologia nazionalista e antimperialista, trasforma le antiche e segrete “tavole” dei danzatori che i gesuiti avevano creato per diffondere la fede, nella spuria “danza azteca”, con tanto di rituali dedicati agli dèi, dove si mescola subordinazione almercato occidentale dell’esotico e rivendicazione politica (e qui ci sarebbe da fare un interessante excursus sulle commistioni con certi resti del movimento dei Cristeros).

In Bolivia, Fausto Reinaga rinnega il marxismo appreso nella Germania dell’Est (dove scrisse anche un interessante studio sul messianismo russo), e lancia una corrente anti-meticcia, attorno al culto della dea madre, che si propone di “togliere Marx e Gesù Cristo dalla testa dell’indio“; un pensiero che sarebbe poi penetrato, sotto varie forme, nella cultura che ispira oggi il governo boliviano.

Di 2012, non c’è solo quello del copincollatore Roberto Giacobbo.

 

Link Originale: http://kelebeklerblog.com/2012/12/21/ormai-persino-i-maya-ci-credono/

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