La democrazia del PD

Ciao ....

Gli antichi romani, erano usi dividersi in “parti”, come quella dei cavalieri e dei popolari, erano parti di un uno, Roma. L’uno era il bene di Roma e del suo popolo, contro qualsiasi pericolo esterno, le parti si sarebbe mossa come un’unica realtà indipendentemente dalle divisioni interne. Con il termine partito si è, come dice la parola stessa partiti, non si fa più parte di un uno, di conseguenza si sono formate le così dette forze internazionali, come l’internazionale socialista, quella democratica, comunista, ecc. questo vuol dire che anche in caso di bisogno una nazione moderna non può più sperare in una sicura coesione interna. Oggi comunque le nazioni, sono state soppiantate da strutture soprannazionali, in una confusione e lontananza incomprensibile dal normale cittadino. Il processo dissolutivo nazionale arrivò al suo culmine nel momento in cui Berlusconi o chi per lui ha deciso di fondare il Popolo delle Libertà. Una Nazione che permette che una parte politica prenda il nome di Popolo delle Libertà è una Nazione che ha perso il lume della ragione, della democrazia e della propria lingua. Se una parte si definisce Popolo delle Libertà, sottende che le altre parti non sono dello stesso popolo e certamente non della libertà. Un’affermazione del genere è classista e antidemocratica e in uno stato di diritto sarebbe incorsa nelle more della giustizia, ma non in Italia.

La cosa non è molto diversa dove si definiscono Partito Democratico, tanto vale dire che gli altri partiti non sono democratici. Ricordo che durante la Prima Repubblica i partiti quantomeno erano formalmente e linguisticamente più attenti, si definivano Comunisti, Socialisti, Liberali, Repubblicani, Movimento Sociale, Democratici Cristiani ma non arrivavano ad affermazioni cosi retoriche e qualunquiste. Tanta enfasi su gli “assoluti” democratico e libertà, se non fosse che notoriamente e storicamente l’Italia è nazione di saldi principi democratici, lascerebbe dubbi sulle reali intenzioni di queste forze politiche.

Il massimo della confusione democratica però sono state le primarie del PD, sbandierate da tale parte come esempio di democrazia, mentre in realtà sono un esempio qualunquistico e di pochezza politica condita da sudditanza intellettuale a modelli culturali altrui.

Come può una parte politica indire delle elezioni per scegliere il proprio candidato, perché farlo eleggere da perfetti sconosciuti che s’iscrivono a un albo degli elettori, sottoscrivono un appello pubblico della coalizione della sinistra e versano due euro. Una cosa del genere non ha significato, chiunque può iscriversi a questa elezione, anche chi intende spostare gli equilibri interni di un partito. Ma gli iscritti al partito, cosa esistono a fare? Perché allora fare il tesseramento al partito? Democratico sarebbe che il candidato di una parte, di un partito sia scelto da coloro che militare in quel partito e che sono tesserati in quel partito e svolgono attività politica in tale partito, poi quella scelta di parte che deve essere di parte come tutte le altre (altrimenti si finisce in una melassa disgustosa priva di un vero senso democratico), sarà posta al vaglio elettorale contro i rappresentanti degli altri partiti.

Questo tipo di elezione primaria permette volendo di spostare il baricentro politico di una formazione rispetto gli equilibri esistente tra i tesserata, che dovrebbero essere i veri padroni del partito al posto delle segreterie. Non serve una profonda riflessione per capire che diversa è la coscienza e conoscenza delle dinamiche interne di un partito che hanno i tesserati rispetto ai semplici cittadini condizionati dai mas media o addirittura dalle lobby economiche e di potere, cosa diversa un congresso in cui le varie forze interne espongono e discutono con gli iscritti le linee politiche.

Povero popolo italiano come sei stato ridotto da trenta anni di tele-patitocrazia.

Bernardo Luraschi

Link originale: http://periferiaoccidentale.wordpress.com/2012/12/17/007-la-democrazia-del-pd/

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