Perché Grillo il “bestemmiatore” fa paura all’impero

Prologo

Anno 2100. Immaginate un’aula universitaria a forma di anfiteatro.

Gli studenti sono seduti nella penombra mentre l’insegnante è illuminato. La sua voce è amplificata dalla struttura stessa dell’aula ed arriva chiara e cristallina in ogni angolo senza bisogno di alcuna amplificazione.

– Ecco una descrizione dell’impero stilata nel 90 dopo Cristo. –

Dietro il professore scorre uno scritto, mentre la voce di un attore ne declama i contenuti.

Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo.
La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande.
Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia 
e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”. 

Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi.
Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo.
Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione.
L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato.

–  Per la prossima volta, vi invito a produrmi uno scritto che analizzi il significato simbolico di questo scritto ricordandovi che la conoscenza dell’essenza dell’impero, da sola, ha portato alla sua distruzione. –

– Ed ora passiamo ad un nuovo argomento e parliamo di un comico che, 90 anni fa, per primo ha messo l’impero in seria difficoltà… –

Perchè Grillo fa paura all’impero

Beppe Grillo fa paura all’impero.

Si vede da quello che stanno facendo.

Si vede dal fatto che le fanfare imperiali (e cioè i giornali che vivono di pubbliche sovvenzioni) parlano di lui solo quando sono proprio costrette.

In Sicilia, il Movimento 5 Stelle è diventato primo partito ed i giornali hanno parlato della promessa di astinenza sessuale perpetrata da Crocetta.

Ora, però, gli amichetti del quartierino di Montecitorio stanno cercando di modificare disperatamente le regole per la distribuzione del potere.

Il problema è semplice, quelle regole erano state tarate per escludere il terzo partito che, al momento, si chiama PDL.

Quindi ora il PDL non è d’accordo. (Ed io mi sto perdendo in dettagli tutto sommato secondari.)

Non è molto interessante il fatto che i partiti si dibattano come scarafaggi all’ingresso della disinfestazione.

E’ invece molto più interessante la paura dell’impero nei confronti di un movimento che, apparentemente, non ha dimensioni sufficienti a costituire una minaccia.

Il Movimento 5 Stelle, anche se prendesse il governo in Italia, non potrebbe mettere  seriamente a rischio l’impero che ha un’estensione sovranazionale.

Però Beppe Grillo sembra aver deciso di raccogliere un movimento a seguito della costatazione che tutti i politici eletti, non appena insediati, sembravano dimenticare gli impegni presi.

Non so dirvi se Grillo ha capito che il problema sono le rendite ed il loro enorme potere corruttivo o se ha agito di istinto: posso però dirvi che ha disinnescato, nel suo movimento, il meccanismo per cui, quando un cittadino della terza classe veniva eletto in parlamento, lo stipendio parlamentare, la pensione ed i privilegi, lo iscrivevano immediatamente alla seconda.

La seconda è la classe degli snob, di quelli che vorrebbero essere ma non sono, e vivono nel terrore di essere rigettati nel fango.

Il meccanismo era talmente efficiente da fare sì che, dopo pochi mesi, nessun eletto era più in grado di fare a meno dei suoi giocattoli che, come i fili di un puparo, lo rendevano un burattino nelle mani dell’aristocrazia dei grandi prenditori.

Grillo ha detto, chi si fa eleggere con l’appoggio del M5S rinuncia alla quota parte dello stipendio che lo innalza sopra le possibilità che avrebbe nel mondo del lavoro “normale” (cioè nell’ambito della terza classe).  (1° bestemmia)

E poi ha detto che, chi si fa eleggere, molla il potere dopo due legislature (senza se e senza ma) e così ha impedito che gli eletti si innalzassero al di sopra dei loro militanti grazie alla loro “influenza” protratta nel tempo.  (2° bestemmia)

E poi ha detto che, gli attivisti del M5S non andranno a parlare nei talk show, rifiutando il meccanismo per il quale la visibilità diviene più importante del messaggio veicolato.  (3° bestemmia)

E poi, usando la rete, ha dimostrato che non è vero che gli eventi sono “reali” solo se riportati dai media togliendo così all’impero il monopolio sulla realtà.  (4° bestemmia)

Nel M5S, chi si candida a gestire la Res Publica si propone veramente di fare un servizio ed è costretto a rinunciare ad essere parte di una aristocrazia.

La rinuncia all’invidia è la peggiore bestemmia anti imperiale che sia stata prodotta negli ultimi 50 anni in quanto implica una reale voglia di guardare l’aristocrazia dritta in faccia osservandone le rughe morali marcescenti.

Se non si può diventare dei loro non si ha più nessun motivo né di voler diventare come loro né di desiderare abbracciare i loro valori nella speranza di una (comunque) impossibile accettazione nel club di quelli che contano.

In questo modo, l’ottimismo della volontà porta a rifiutare la loro seduzione ed, in questo modo, li priva di ogni potere.

Non stupisce che sia stato un giullare a generarla: la funzione dei giullari, in fondo, è sempre stata quella di rompere i gusci di ipocrisia che accecavano lo sguardo del sovrano.

Questo è tutto ciò che fa Grillo. Rompe parecchio. Rompe i gusci.

E ne esce di tutto.

Il (popolo) sovrano è rimasto sotto ignobile tutela per veramente tanto tempo e questa tutela ha coltivato in lui le peggiori perversioni ma, d’altro canto, per loro natura le qualità sono più forti dei difetti e resistono ancora quelle risorse di generosità di cui c’è bisogno.

Quelle risorse devono concentrarsi nel perfezionamento dell’opera del comico e cioè in un’opera di formazione, informazione ed educazione che mettano nuovamente (o forse per la prima volta) il sovrano in grado di governare sé stesso.

Serve gente che studi metodi di stare insieme, di attingere alle intelligenze e governare le nostre vite.

E serve gente che completi l’opera di Grillo demolendo le scorie di impero (egoismo, ingordigia, superficialità, miopia esistenziale e politica) che ancora scorrono nelle vene di tutti noi.

Paradossalmente, serve concorrenza al Movimento 5 Stelle.

O meglio, servono cittadini che fondino partiti aventi gli stessi valori del Movimento 5 Stelle, per quanto riguarda la sovranità popolare, ma basi ideali diverse per quanto riguarda la società che quella sovranità sarà chiamata a perseguire.

E la dialettica, a quel punto, potrà raffinare i percorsi che si dirigono verso il Bene Comune.

E, sempre a quel punto, l’impero avrebbe finalmente una gran brutta gatta da pelare ed un problema che non potrà più essere risolto con la semplice eliminazione di un arrogante comico.

 

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