Perchè ci stanno rapinando?

Senza titolo

Probabilmente, questa nuova fase della mia vita politica ha avuto una svolta importante con la lettura del saggio di Paolo Barnard sul “più grande crimine”.

Si atta di un testo molto interessante che mostra molti dei sistemi che i componenti dell’aristocrazia finanziaria utilizzano per alimentare alcuni tra i tanti rivoli con cui il nostro sangue e le nostre ricchezza vengono convogliate nel loro possesso.

D’altro canto, la conclusione di Barnard secondo cui, sulla base del meccanismo da lui individuato, tutta la nostra attenzione si debba concentrare sull’economia, mi pare come se uno, subita una rapina, decide che vale la pena unicamente studiare le pistole e si mette a proclamare che una data marca di giubbotti anti proiettile diverrà la medicina di tutti i nostri mali.

La vera domanda é “perché ci stanno rapinando?”.

E da questa domanda deve discendere altre tre.

“Chi ci sta rapinando?”

“Perché proprio a noi?”

“Come possiamo fare in modo che smettano di farlo?”

Secondo me, a nessuna di queste domande si può dare risposta semplicemente studiando i meccanismi di revolver, pistole automatiche, lame varie e siringhe appuntite.

Di certo, sia Barnard che altri cittadini attivi su internet ci hanno detto una cosa giustissima: l’economia é un nodo fondamentale per la risoluzione dei problemi di questo nostro mondo e, se vogliamo risolvere i problemi di carattere sociale ed ambientale, dobbiamo prima disinnescare i meccanismi di tipo economico con cui l’impero trae gran parte della sua alimentazione.

E sia Barnard che altri autori (peraltro maggiormente titolati ed, almeno apparentemente, molto più rigorosi e razionali) hanno identificato possibili configurazioni del sistema economico che potrebbero evitarci il costante stato di crisi.

Verrebbe perfino da dire che alcune proposte e configurazioni che vedo avanzare da gente come Il prof. Bagnai potrebbero generare un tale aumento di benessere da garantire maggiore arricchimento alle stesse aristocrazie.

Eppure, i nostri autori, finiscono sempre ad urlare la loro frustrazione per il motivo che non é successo nulla.

Perché?

Forse perché l’incremento della ricchezza guadagnata nel breve termine non é l’obiettivo principale delle aristocrazie imperiali.

L’impero, secondo me, cospira per perpetuare sé stesso e ciò equivale a dire che lavora per gran tirsi la ripetizione delle ingiustizie che ne sono il fondamento.

In altre parole, quello che l’impero vuole non é la ricchezza in senso assoluto.

L’impero vuole una differenza di ricchezza tra ricchi e poveri che può tradurre sia in termini di potere per chi detiene la ricchezza sia in termini di corruttibilitá morale di tutti quanti.

Sia i ricchi che i poveri di beni sono infatti accomunati sia dal depauperamento morale generato dall’impero che dall’infelicità e dal senso di incompletezza che questo depauperamento dona ai sudditi di ogni censo.

Ecco quindi che questo spunto ci permette di proporre una serie di risposte alle domande proposte ad inizio articolo.

“Perché ci stanno rapinando?”

Perché sono infelici e, come spesso accade di questi tempi, estremizzano le ragioni della loro infelicitá nella speranza che il bene sia raggiungibile da una maggiore quantità di male.

“Chi ci sta rapinando?”

Tutti rapinano tutti finché non comprendono che i fratelli attorno a noi sono, insieme al pianeta che ci ospita, il tesoro a noi affidato, l’origine di ogni nostra gioia e la porta per la nostra felicità.

I più pericolosi sono però coloro che riescono a mettere in piedi meccanismi di rapina auto amplificanti e diventano come un cancro che uccide il meccanismo che li ospita.

“Perché proprio a noi?”

Perché passavamo di lì.

“Come possiamo fare in modo che smettano di farlo?”

Non si può evitare di essere rapinati finché ci sarà qualcuno che rapinerà qualcun’altro.

Non si possono arrestare tutti i rapinatori.

Si può però lavorare a rendere insensata ogni rapina e, fatto ciò, fare sì che questo concetto sia compreso da più gente possibile.

3 pensieri su “Perchè ci stanno rapinando?

  1. Filippo

    Ciao Guido,

    a proposito di Barnard: credo che egli abbia puntato i riflettori sull’economia ma non abbia affatto trascurato gli aspetti ideologici del nostro dramma (esistenza commerciale, cultura della visibilità, politica della carenza e della paura, ideologia del sacrificio, psicosi di massa, la giustizia sociale secondo F.Hayek e i suoi seguaci e tanto altro).

    Inoltre ci ha indicato la via maestra (il radicalismo dei diritti e dell’azione, incontrarci nei luoghi della vita vera con coraggio e perseveranza…) ed il vicolo cieco (il drogarsi di informazione ossessiva nel web-trappola, le manifestazioni di piazza per alleggerirsi la coscienza…).

    “Sono convinto che se vogliamo metterci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale, noi dobbiamo sottoporci a una radicale rivoluzione di valori. Dobbiamo rapidamente allontanarci da questa società centrata sui beni, e andare verso una società centrata sulle persone. Quando le macchine, i computer, i profitti, e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, i tre mostri del razzismo, materialismo estremo e militarismo non possono più essere sconfitti ” (M.L.King).

    Sono finito a fare l’apologia di Barnard, in realtà volevo solo ringraziarti e augurarti buon lavoro.

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  2. kawataxi

    salve Guido

    vengo dal sito Comedonchisciotte, e ti faccio i complimenti per il sito e la narrativa dei tuoi contenuti.

    a proposito di Barnard, posso dire che ci insegna ad indossare il giubotto anti proiettile; in quanto non possiamo permetterci armi da fuoco.
    percio’ e’ l’unica alternativa che abbiamo. una volta che saremo abbastanza vicini, saremo in grado di disarmarli e renderli innoqui. e per arrivare a questo punto, abbiamo bisogno di svegliare almeno il 50% delle coscenze.
    saluti

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  3. Guido Autore articolo

    Carissimi,

    personalmente ritengo che in Italia siamo in parecchi a cercare di fare qualcosa.

    Alcuni sono più bravi.

    Parlo di Barnard, Grillo, Messora, Cori Modigliani, Bagnai etc.

    Nessuno però è privo di difetti.

    Personalmente cercherò di ascoltare il più possibile, perdonare gli errori, esaltare i meriti e cercare di costruire lavorando tutti assieme.

    Mi sentirete appoggiare alcuni comportamenti e resistere ad altri.

    Vi chiedo di perdonarmi quando sbaglierò e fermarmi quando vi renderete conto che ho smesso di criticare idee ed azioni e sono invece caduto nella trappola della critica delle persone.

    Grazie per il supporto. E’ importante in quanto bilancia le aggressioni di chi vuole che teniamo giù la testa.

    Un abbraccio

    Guido

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