L’ipertrofia dell’adolescenza

di Don Fabio Bartoli

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L’Impero, ogni impero, fa vivere i suoi sudditi in una sorta di ipertrofia dell’adolescenza, in un altro blog un’amica giorni fa scriveva

“improvvisamente a 40 anni tutti i maschi che conosco si sono buttati in palestra, fatti l’orecchino e strizzati in pantaloni improbabili.”

Un mondo di adolescenti è un mondo facilmente manipolabile, ecco perché l’Impero ha tutto l’interesse a mantenerci in questo stato, è un mondo di reazioni istintive, non ragionate, facile da indirizzare verso l’iperconsumo, dove la memoria e la razionalità cedono al piacere e all’interesse immediato. Il famoso assioma latino “panem et circenses” in fondo allude proprio a questo (amaramente un amico commentava che oggi quello schema è stato perfezionato, hanno scoperto che bastano anche i circenses da soli e così ci han tolto pure il panem)

L’adolescente è per definizione un uomo incompiuto, uno che ha nel futuro la definizione di sé. Poiché rimandiamo il più possibile le scelte definitive ed anzi tendiamo a considerarle sempre meno definitive (non sempre per colpa nostra a dire il vero, ad esempio la precarietà del lavoro non è certo una scelta da parte dei giovani), accade che percepiamo noi stessi e ciò che facciamo sempre come provvisorio in attesa di una verità che deve ancora rivelarsi, come se la risposta alla domanda “cosa farò da grande” sia ancora di là da venire.

Accade così che non di rado si giunge all’età matura, quando non ci si può più realisticamente illudere che un “da grande” debba ancora venire, dovendosi confrontare con una serie di promesse sfumate piuttosto che di traguardi attraversati. Il tempo così diventa un ansiogeno: il passato genera l’ansia della delusione e il sospetto del fallimento, il presente genera l’ansia del vuoto di senso ed il futuro genera l’ansia della mancanza di prospettive e di progetto esistenziale. Se si aggiunge a questo che inesorabilmente si percepisce il decadimento delle proprie energie si comprende come questo momento sia drammatico.

Molti purtroppo cercano di prolungare ancora l’adolescenza vuota di Babilonia, il viagra, il fitness la chirurgia estetica sono però solo auto-illusioni, perché non si può rinviare in eterno la risposta alla domanda “chi sono?”.

Di fronte a questa strategia imperiale la preghiera ha una funzione decisamente eversiva. Poiché infatti la preghiera è contemplazione del presente, accettazione del passato e attesa gioiosa del futuro, nega in radice l’ipertrofia dell’adolescenza.

Pregare è quindi il primo modo di resistere alle suggestioni imperiali, di respingerle da noi. Se Babilonia dice “sii sempre giovane” la preghiera ci porta invece all’assunzione di responsabilità, a scoprire che assumersi delle responsabilità (generando figli, scrivendo libri, piantando alberi… le tre cose che in un proverbio brasiliano fanno un uomo) è bello, bellissimo, perché in definitiva siamo fatti e predisposti per questo, per essere padri e madri e non figli per tutta la vita.

La preghiera così insegna a valorizzare ogni istante, ad amarlo come se fosse l’ultimo, in definitiva ad assumere in piena consapevolezza lo scorrere del tempo, che non è più un predatore che vuole succhiarmi la vita, ma al contrario un amico che mi guida verso la casa del Padre.

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” è la domanda che questa inquieta generazione di mezza età pone oggi a Gesù e la risposta non può essere che la stessa di allora: “Venite e vedrete” dove però la risposta presuppone un “venire” cioè un decidere, un mettersi in gioco, un rischiare con una scelta irreversibile, un compromettersi con il Vangelo che non sopporta più incertezze o mezze scelte.

Vivi consapevolmente, ovvero abita il presente, fai tutto ciò che fai con tutta l’intensità possibile, ama senza riserve, lotta con tutte le forze, perché tu sei le tue scelte e non scegliere è non essere.

Link Originale: http://uscitepopolomiodababilonia.wordpress.com/2011/12/02/lipertrofia-delladolescenza/

2 pensieri su “L’ipertrofia dell’adolescenza

  1. Gian Piero

    “Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono e per questo si chiama presente”
    Chi l’ha detto ? Il maestro Ooogway in “Kung Fu Panda” 🙂
    Visto che i nostri figli, volenti o nolenti, crescono più con i cartoni che con il Vangelo, possono essere utili anche queste piccole perle.

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  2. Guido Autore articolo

    Però è anche vero che i nostri figli crescono guardando i loro genitori.

    Quindi, amico mio, è fondamentale che i nostri figli vedano in noi la tensione al bene.

    A quel punto, il nostro essere cattolici, laici o buddisti è secondario.

    E mi vengono in mente la parole di Francesco che disse “Predicate il Vangelo e, se è proprio necessario, usate anche le parole.” intendendo che è molto più efficace farsi vedere piuttosto che cercare di farsi ascoltare.

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