La terza classe non è (e non deve essere) un brodino di stinchi di santo

Milano, Stazione centrale, anno 2012

Come chi mi legge sa bene, propongo in continuazione un modello basato su tre classi.

La prima classe è quella dei “grandi prenditori” ovvero dei titolari delle grosse rendite: si tratta di poche famiglie che dispongono di mezzi per drenare ricchezza dal resto della società senza correre nessun rischio né erogare alcun lavoro.

I grandi prenditori non contribuiscono alla società nemmeno consumando in quanto sono talmente pochi e consumano beni talmente di nicchia che, se si esclude la loro enorme pratica parassitaria, non impattano minimamente con l’economia degli stati dove soggiornano.

La seconda classe è composta da membri della terza classe che si mettono a servizio degli aristocratici della prima e, nel fare ciò, abbandonano ogni ritegno e rispetto nei confronti del resto dell’umanità.

A questi personaggi, in genere e per grazia dei grandi prenditori, vengono assegnate piccole rendite che possono consistere di grosse pensioni impropriamente percepite, stipendi sproporzionati rispetto al lavoro svolto, o diritti illegalmente acquisiti che garantiscono una turbativa del mercato ed una posizione innaturalmente dominante nel mondo del lavoro.

Queste rendite hanno la funzione di rendere ricattabili i membri della seconda classe in modo che diventino strenui difensori dei privilegi dell’aristocrazia.

La seconda classe fa tutto il “lavoro sporco” e tiene separata la prima classe dalla terza.

Originariamente scrivevo che la terza classe è quella dei produttori di valore aggiunto che sono la maggior parte della popolazione. Sono coloro che, con il loro lavoro ed il loro ingegno, creano la ricchezza del Paese.

La mia idea, che traspare da ogni mio scritto, è che la terza classe sia il corpo sano dell’Umanità ed un riassorbimento delle prime due classi nella terza sia l’unica possibilità per l’Uomo di evitare la distruzione del pianeta dovuta alla bulimia degli aristocratici.

Nel momento in cui ho definito il modello distinto in tre classi, è molto frequente l’osservazione che anche la terza classe è popolata da farabutti.

E’ così.

Dobbiamo farcene una ragione.

Nel mondo ci sono persone più oneste e persone più disoneste.

Però non è questa la questione.

In realtà, il problema insito nella classe dei prenditori è il fatto che operano una modificazione del sistema mirata ad amplificare l’impatto del loro comportamento.

Questo comportamento è molto simile a quello di una malattia che modifica l’organismo in modo da continuare a proliferare senza considerare che, in questo modo, il corpo ospitante finirà per morire.

L’appartenenza alla terza classe non è quindi condizionata dal fatto di essere buoni o cattivi, onesti o disonesti ma di non concorrere scientemente alla diffusione della malattia.

Per questo motivo, posso dire che la terza classe è maggioritaria.

Non è sufficiente uno stipendio più alto di quello meritato per entrare nella seconda classe, è fondamentale l’accettazione e l’avvallo di scelte non etiche degli aristocratici.

I meccanismi di arricchimento della prima classe infatti si basano e dipendono dall’accettazione da parte della maggioranza di decisioni non etiche né giuste grazie ai servizi dei loro ruffiani della seconda classe.

Quindi l’appoggio alla prima classe è la conseguenza di una scelta: si decide che si vuole “stare bene” a discapito degli altri e si agisce di conseguenza.

A seguito di quella scelta si entra nella seconda classe, quella di prostitute, aguzzini e mercanti di schiavi.

Allo stesso modo, la redenzione e l’emancipazione passano attraverso la scelta contraria.

Si tratta di una mutazione intima che, però, se è genuina, non può che confluire in una vera e propria conversione esistenziale e ad una adesione alla Resistenza.

Mi verrebbe da dire che, per chi è sempre stato nella terza classe, la resistenza è opzionale. Per chi vuole uscire dalla seconda (o dalla prima), la resistenza è obbligatoria.

2 pensieri su “La terza classe non è (e non deve essere) un brodino di stinchi di santo

    1. Guido Autore articolo

      In effetti, questo tizio, la resistenza sembra averla fatta per tutta una vita.

      Grazie Filippo! Non sapevo nulla di José Mujica dell’Uruguay.

      Rispondi

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