La polizia ha paura. La polizia non ha paura.

Vi presento un articolo da uno splendido blog che ho trovato ultimamente.

Si chiama Simplicissimus e si trova all’indirizzo http://ilsimplicissimus2.wordpress.com.

Spero di avere presto un contatto diretto con questi signori e di poter pubblicare i loro articoli facendoglieli firmare con nome e cognome.

Per ora li prendo in ragione della licenza Creative Commons che contraddistingue il loro blog.

Per iniziare bene, pubblico un articolo molto stimolante con cui non sono pienamente d’accordo.

La Ministra Cancellieri sta cercando di inserire una serie di prescrizioni che limitino la libertà di manifestazione.

Simplicissimus sostiene che questa decisione è dovuta alla paura della manifestazione del pensiero.

Personalmente ritengo che invece ciò venga fatto allo scopo di rendere le manifestazioni sempre più tese, violente ed, in questo modo, inefficaci.

In ogni caso, quello che segue è un ottimo articolo.

Dasputin

Quale sia la cultura di governo, le radici in cui essa affonda e trae la linfa vitale, lo dimostra quell’anziana e debordante virago di nome Cancellieri che è stata chiamata, non certo a caso, a reggere il ministero dell’Interno. La sua proposta di applicare il daspo, una trovata per contenere la violenza negli stadi, anche alle manifestazioni di piazza non è infatti l’estensione di un semplice strumento tecnico, ma una negazione delle libertà politiche. La stessa Cancellieri, a malincuore, se ne rende e conto e dice che ci sono dei problemi costituzionali, ma il fatto di aver comunque invocato il provvedimento di divieto preventivo di manifestazione per i singoli cittadini, costituisce un invito al governo e al Parlamento a trovare un qualunque escamotage per superare queste assurde difficoltà poste dalla democrazia residuale.

E non ho difficoltà a credere che ci sia tutta la disponibilità a venirle incontro: di fatto la negazione di alcune libertà fondamentali sarebbe in questo caso più immediatamente visibile, ma non sostanzialmente differente dalla privazione di cittadinanza che i poteri finanziari stanno attuando tramite Bruxelles. Quando infatti si cede sovranità nei confronti di istituzioni e organismi non elettivi non si fa altro che privare i cittadini della loro libertà di scelta che si esprime appunto con il voto: problemi di costituzionalità ce ne sarebbero anche per la sottoscrizione del fiscal compact e soprattutto per quella del Mes, il meccanismo europeo di stabilità che di fatto non è nemmeno teoricamente un conferimento di prerogative al livello continentale, ma verso chiunque voglia o sia chiamato a partecipare al saccheggio dei Paesi in difficoltà. Basta leggersi l’articolo 17 del trattato che istituisce questa mostruosità.

Queste cose però sono complesse e rimangono per lo più affogate dentro il chiacchiericcio dei media, il grande dito che nasconde la luna, verranno scoperte solo più tardi e sempre troppo tardi sulla pelle dei cittadini. Per questo ci si appresta fin da subito a trovare strumenti capaci di imbrigliare la protesta.  Si sa bene quale preoccupazione nutra l’Europa della finanza e della burocrazia verso l’ordine pubblico: fin dal 2010 è stata proprio la piazza ad essere al centro delle attenzioni e delle cure e sono migliaia i documenti che la citano e non è un caso che proprio in quell’anno sia stato firmato il trattato sull’Eurogenfor, quella polizia europea intoccabile, creata non si capisce bene a quale scopo, se non quello di dare una mano e un manganello in caso di difficoltà . Del resto lo stesso Monti si è fatto un  vanto del fatto che in Italia non ci fossero grandi manifestazioni come in Spagna e in Grecia, disgraziatamente, con il tempismo che lo contraddistingue, poco prima che cominciassero i cortei degli studenti.

La ragione dei timori è in parte ovvia: la pressione della piazza può creare dei problemi ai governi accreditati come ortodossi e magari farli recedere dalle ricette imposte, ma potrebbe anche portare a un taglio del debito come previsto dalla tradizione del diritto internazionale che fin dal 1938 prevede la possibilità di consolidare il debito se il suo pagamento può portare a sollevazioni popolari. Ad ogni buon contro ci si prepara a contenere al massimo le conseguenze della cosiddetta austerity. Insomma più che Daspo, Dasputin.

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