Giù le mani dai bambini del Medio Oriente.

di Sergio Di Cori Modigliani

Qualche giorno fa avevo scritto un post denunciando lo scatenamento dell’odio antisemita in Italia.

A mio avviso, non si trattava di una sorpresa, bastava seguire le connessioni della maggior parte dei siti antagonisti all’attuale governo Monti -e alle nefaste politiche di Draghi alla Bce- per comprendere come le oligarchie che ben custodiscono la salvaguardia del loro privilegio intendessero gestire, pilotare e manipolare la rabbia sociale: a loro esclusivo vantaggio. Avevo, intenzionalmente, scritto la mia consueta e prolissa premessa relativa all’analisi geo-politica della situazione, cercando di non parlare del conflitto israelo-palestinese, suggerendo invece la lettura di un attento blogger, dotato di una originale quanto rara libertà di esecuzione mentale, non a caso residente all’estero, in quel di Germania. Ciò che a me interessava, infatti, in quel post, era relativo alla possibilità di un possibile confronto e discussione sulla spaventosa ondata di odio convulso, di aggressività, di violenza, che si sta diffondendo in maniera sempre più virulenta nel nostro paese.  Basterebbe leggere facebook o andare a dare un’occhiata sulle pagine di organizzazioni, gruppi, associazioni che -sulla carta- si richiamano a teorie, ideologie, dogmi, dai titoli roboanti dal sapore libertario (tutte uniformate nel nome del pensiero unico omologato) per capire come l’interpretazione italiana del concetto di informazione sia tuttora di stampo berlusconiano, ovverossia basto su un abile mix di marketing pubblicitario, illusoria mitomania piccolo-borghese e odio puro, mescolato in salse diverse a seconda della necessità d’uso: magistrati dalle toghe rosse, giornalisti scomodi, intellettuali non uniformati, immigrati dalla pelle colorata, meridionali (al nord) settentrionali (al sud) che in rete si trasforma nel consueto pattume complottistico che garantisce contatti, qualche eurino di pubblicità e applausi sicuri.

Mi è andata malissimo.

Non soltanto non è stato possibile elaborare insieme (né qui né su facebook) nessuna argomentazione relativa al perchè e al come, in Italia, l’odio antisemita di matrice nazifascista si stia diffondendo collettivamente in maniera pestilenziale, ma le reazioni comuni più diffuse sono state, per l’appunto, di odio, di affermazioni di proprie idee e principii basati sull’odio.

La guerra in corso in Medio Oriente è stata, ed è tuttora, un’ottima scusa davvero molto utile, perché consente un buon ombrello e scudo dietro il quale nascondersi con abilità.

Riprendo quindi l’argomento, ma forte dell’esperienza appena vissuta, lo affronto in maniera pura.

Lasciamo, quindi, perdere l’odio antisemita e gli ebrei. Sono argomenti intrattabili in Italia. Il livello di degrado civile e di deformazione del reale ha raggiunto un tale livello di nebbia per cui è necessario occuparsi di tematiche, diciamo così, brutali e primitive, essendo il paese franato verso una deriva primitiva, antica.

Parliamo in maniera diretta di ciò che conta.

Parliamo, cioè, di odio puro. Odio, senza aggettivi.

Odio, per chiunque capiti sotto.

Odio per chi non gradisce il proprio commento, odio per chi non gradisce la propria striscetta su facebook, odio per chi non apprezza un proprio scritto ritenuto geniale, odio per i meridionali, per i settentrionali, per gli studenti, per la polizia, per i garantiti, per i precari, per i diversi, per chi si pone e per chi si oppone, ma soprattutto odio per chiunque azzardi a manifestare una opinione, una argomentazione, un pensiero, una suggestione, diverse da quella del gruppo, associazione, partito, movimento, aggregato, con il quale ci si sente identificati e con il quale si condivide la logica miope e ottusa del branco omologato. Non esiste nessuna organizzazione politica in Italia che ne sia immune.

Una banale argomentazione porterebbe un sociologo superficiale a sostenere il principio per cui l’odio attuale italiano, in realtà, sarebbe il termometro di un profondo disagio sociale provocato dalla grave crisi economico-politica che stiamo vivendo.

Non è così.

E’ esattamente l’opposto.

L’attuale crisi politico-economica, fittizia quanto pianificata strategicamente a tavolino, è il risultato e la diretta conseguenza “pratica ed esterna” di una costante cultura dell’odio e della sopraffazione, di una affermazione del più forte sul più debole, della sostituzione della sostanza dotata di Senso con l’apparenza dotata di Visibilità, della ricerca bulimica di consenso attraverso la conquista della cosiddetta “audience”, elemento, questo, che sposta il valore esistenziale delle persone dal qualitativo al quantitativo, di un rafforzamento egoico e narcisistico della propria posizione di gruppo ben definito che identifica la critica o l’opposizione o l’antagonismo come un pericoloso nemico da attaccare, aggredire, eliminare perché mina la propria identità. Le nuove forme di socialità collettiva si consolidano, quindi, non più su un progetto d’amore perché si è contenti all’idea di condividere con dei propri simili una bella esperienza, qualcosa che si sente e si prova sulla propria pelle convinti che possa fare del bene a tutti, bensì sull’appartenenza sancita dal tifo e chi si oppone è un criminale, una metastasi, un venduto, una spia, un infiltrato, un essere ignobile che diventa il destinatario di tutte le proprie frustrazioni, un vero e proprio “nemico della società” di solito a capo di una congiura clandestina il cui scopo ultimo consiste nella conquista del mondo.

Quest’odio, condiviso con altri odianti, si trasforma paradossalmente in “amore solo per chi odia” e quindi si abbatte al livello minimo la soglia di assunzione di responsabilità in proprio. Un politico inquisito –tanto per fare un esempio semplice- non diventa il simbolo di un degrado etico-morale della nazione sul quale interrogarsi collettivamente, bensì la “vittima” (e quindi meritevole di solidarietà e aiuti) perché messo in mezzo da nemici odiosi e odiati (i giudici o i politici dell’opposta fazione).

Non conta più la sostanza di una argomentazione o il Senso di un pensiero elaborato, bensì conta se ciò che quel pensiero esprime può o non può portare acqua al mulino al quale si appartiene. Le apparenti esplosioni d’amore collettive a favore di qualcuno (individuo o gruppo è irrilevante) quindi, si trasformano con enorme velocità in trascinanti ondate d’odio per la stessa persona o gruppo. Se una persona scrive il lunedì che Beppe Grillo ha detto una cosa davvero molto intelligente e utile per la collettività, viene esaltato e applaudito dai militanti di Beppe Grillo e immediatamente attaccato dai suoi oppositori politici; se la stessa persona – con lo stesso identico tono- il mercoledì, è in disaccordo con una frase che Grillo dice il giorno dopo, allora le parti si rovesciano e gli amici plaudenti diventano nemici pieni di odio e livore e gli ex nemici diventano nuovi amici accoglienti e plaudenti. E’ una continua altalena basata sull’uso di una incorporazione inconscia di elementi emotivi che vengono dal linguaggio del marketing pubblicitario berlusconiano, perché ciò che conta è vendere.

Quindi acquistare.

Il proprio pensiero, quindi, automaticamente diventa un prodotto da offrire.

E’ la mercatizzazione dell’intelligenza.

E’ il passaggio dal valore di scambio al valore d’uso.

E’ l’affermazione di un principio consumista dove la moneta principale da usare è sempre  e comunque l’odio. Perché è basato sul principio di innamoramento del concetto di “esclusivo”, cavallo di battaglia della pubblicità.

E’ il trionfo ideologico dell’oligarchia, che, così facendo, attraverso una manipolazione costante neurolinguistica, accoglie l’odio su di sé e lo trasforma in invidia sociale, motore fondamentale per garantire a se stessi quello status sociale di classe privilegiata e superiore, la diffusione di una idea (questa sì tutta nazista) per cui esistono “razze superiori” (la casta, i privilegiati, i politici, i bocconiani, ecc.), che spinge gli oppositori alla produzione di odio costante verso di loro. Non si tratta di un “masochismo di chi gestisce il potere” bensì della chiave della loro stessa sussistenza: fintantoché si genera odio, si è garantiti del fatto che lo status quo non verrà alterato neppure di un milionesimo di grammo.

Perché l’amore è creativo, è inclusivo, è basato sulla condivisione, sull’accoglienza, sull’empatia, sulla compassione: non esclude mai. Per principio.

L’odio, invece, è basato sul concetto di “esclusione”, legato al concetto di “esclusivo”, colonna della pubblicità. Ci convincono ad acquistare un prodotto esclusivo, solo per noi; ci convincono che i potenti appartengono a un club esclusivo. L’odio diventa “invidia e voglia di aver accesso a quella esclusività”.

Ciò che conta è l’abbattimento del concetto di inclusione: dividere la società sempre in blocchi contrapposti per evitare che l’amore –sempre contagioso- possa trionfare: il sentimento più pericoloso che esista, presuppone infatti l’amore per l’inclusione.

La società non cambia odiando Monti perché ha privilegi esclusivi.

La società comincia a cambiare e ad evolvere quando la gente sente dentro di sé che quei privilegi non li vuole perché l’idea dell’appartenenza a un club esclusivo riempie di terrore e di paura; è così bello, invece, stare tutti insieme in una comunità che non esclude nessuno. E così, più che odio per lui, prova una profonda pena, perché lo considera una persona spiritualmente misera, con una vita avvilente e degradata.

Questo è il motivo per cui la stampa mainstream e il 99%della produzione web e feisbucchiana è basata su denunce e accuse e dimostrazioni di privilegi e di tonnellate di argomentazioni sempre e soltanto piene d’odio, che provano disgusto, rabbia (e la pericolosa rinuncia del proprio diritto al voto) e, di conseguenza impotenza, paura, insicurezza.

In questi giorni, in Italia, nel corso del conflitto tra israeliani e palestinesi, siti e pagine di pacifisti di varia natura erano pieni di messaggi di odio, di auguri di morte, di immagini spaventose, il cui fine(spesso inconsapevole) consiste nel produrre raccapriccio e tanta paura. Nel resto d’Europa è stato diverso: i pacifisti seguitavano, senza mollare, a parlare di pace, a veicolare un potenziale messaggio di concordia e di amore.

Da noi non è possibile.

20 anni di fascismo, 30 anni di democrazia cristiana, 15 anni di craxianesimo, e 20 anni di berlusconismo hanno prodotto una società basata sull’odio, splendido humus per il potere oligarchico per poterlo concimare con il cinismo italiano, con l’indifferenza sociale, creando la base necessaria per portare al governo una nuova teocrazia che si preannuncia (quantomeno nelle sue intenzioni) eterna: ha trovato la modalità giusta per produrre continuamente faziosità e odio puro.

L’Italia, in questo momento, è considerata in tutto l’occidente come la nazione più conservatrice, più retriva, più arretrata d’Europa. Non a caso. Nell’intero continente americano, dal Canada al Polo Sud, il nostro paese è identificato come una nazione regredita che vive sotto un poderoso tallone di ferro, incapace ormai di essere creativa.

La cifra della resa degli italiani sta proprio tutta nella loro persistente spinta a parlare ogni giorno e per ogni situazione di odio, di pensare sempre a cercare di ottenere un consenso da parte di qualcuno sulla base di una denuncia, di una lista di criminali da poter odiare, di nemici dai quali salvaguardarsi. Sono sempre tutti contro. Nessuno è mai per.

L’Amore è sempre per, invece. Perché include.

Gli italiani si sono innamorati, da bravi piccolo-borghesi, dell’idea di “esclusività”.

Si potrà cominciare a pensare che qualcosa sta cambiando quando si comincerà a sentirsi attratti e attirati, invece, dalla “inclusione”.

Questo è il motivo per cui in Italia non è possibile fare un grande corteo unificante senza che finisca con episodi di violenza. La gente ci va alimentata dall’odio e il potere fa di tutto perché l’odio prevalga. E’ accaduto a Roma nell’ottobre del 2011, la prima volta che scendevano in piazza tutti, ben gestito e organizzato dal ministero degli interni (non a caso un leghista, maestro di odio nazionale) al fine di produrre violenza. Anche questa volta, pochi giorni fa, si è verificata la stessa identica situazione. Non se ne è parlato in questi termini, tranne qualche eccezione che ha avuto poco risalto. Il Ministro Riccardi (quello che tempo fa sollevò la questione della diffusione del gioco d’azzardo, ne parlai su questo blog) e un ex giornalista della Rai divenuto parlamentare europeo,  David Sassoli, apparso in una fugace comparsa soltanto in una trasmissione televisiva su La7 alle 10 del mattino, un’ora poco seguita. Sassoli ha sottolineato la responsabilità del sindaco Alemanno che ha permesso che il corteo passasse davanti alla sinagoga di Roma, molto ben piantonato dalla polizia, dove la marea di giovani studenti, con le loro belle faccette di 15enni 16enni, che fino a quel momento si erano espressi con slogan creativi, contenti di star manifestando, contenti di stare insieme, all’improvviso si sono trovati (a loro totale insaputa) con la testa del corteo modificata, perché  sono arrivati i militanti di Casa Pound, quelli di Forza Nuova e di Blocco Studentesco, le milizie fasciste che a Roma aggrediscono gli studenti nei licei. Anche un bambino avrebbe capito che ci sarebbe stato uno scontro violento. Era inevitabile.

Sulle dinamiche successive so ciò che leggo sui giornali.

Ciò che conta –e a me interessa condividerlo qui con voi- consiste nel fatto che, a differenza del resto d’Europa, a Roma si lavora sull’odio e non sull’aggregazione; sull’intimidazione e non sull’inclusione, e non è un caso. I nazifascisti hanno rubricato quella manifestazione sui loro siti come un autentico trionfo. Hanno ragione. Per loro lo è stato. Grazie al sostegno del sindaco Alemanno, Casa Pound si è costituito come partito che va alle elezioni. E’ stata aperta la prima sezione italiana (nel centro di Roma) della formazione nazista europea denominata Alba Dorata. I sondaggi li accreditano di un numero molto alto di apprezzamenti.

La gente si sta innamorando dell’odio, lo si capisce dal linguaggio e dalle modalità che usa sul web e su facebook; la ragione per veicolare l’odio è irrilevante. Ciò che conta è provocare paura, incertezza, disgusto. E, in questo momento, la guerra in corso tra israeliani e palestinesi è un’ottima scusa per diffondere il seme dell’odio in Italia, l’estrema risorsa dell’oligarchia per mantenere il potere e lo status quo. Soltanto cambiando linguaggio e soprattutto comportamentalità si può evitare di aumentare il dolore collettivo. Basta davvero poco. Basta un attimo interrogarsi.

L’immagine che vedete in bacheca è una fotografia scattata qualche anno fa. Nel 2011, grazie al contributo di 200 mila euro dell’ufficio dell’Unione Europea che si occupa delle politiche continentali contro la diffusione dell’odio etnico, l’istituto di sociologia dell’Università di Gottinga, ha realizzato un interessante studio psico-comportamentale su un campione pre-selezionato di cittadini olandesi di circa 2000 persone. Il test consisteva nel guardare 40 immagini e scrivere sotto istintivamente mi piace oppure mi dispiace. Erano fotografie molto diverse, le più disparate: un cono gelato, tulipani, una donna erotica, degli sciatori, una partita di calcio; era impossibile trovare un filo logico. La fotografia in bacheca era la n.21. Il test, costruito da esperti in statistica psicometrica, ruotava tutto intorno a questa immagine: era l’unica risposta che interessava; tutte le altre erano finte e inutili. Superata questa fase, tutti coloro che a quest’immagine avevano risposto “non mi piace” (il 64%) sono stati presi e gli sono state sottoposte tutte le immagini alle quali loro avevano risposto “non mi piace” chiedendo loro il perché. C’erano 8 diverse opzioni possibili di risposta. Il 79% ha risposto “non lo so”.

Un fatto davvero tragico.

Sul quale è stato poi scritto un preoccupato documento.

Ripropongo, oggi, quest’immagine, alla vostra attenzione.

In questi giorni si è scatenata su facebook un’ ondata necrofila, caratteristica di una società intrisa di odio puro, usando immagini di bambini morti oppure feriti gravi e sofferenti con aggiunta di frasi o articoli che incitavano all’odio. Il tutto ha cominciato a diffondersi in rete in maniera esorbitante. Un vero e proprio sciacallaggio, un prodotto morboso di una società cinica e malata. Prima di postare fotografie di bambini deturpati o cadaveri (è irrilevante che siano palestinesi o israeliani, ciò che conta è il concetto) pensateci due volte.

Chiedo troppo se propongo a tutti di impossessarsi di questa bellissima immagine e di postarla sulla propria bacheca senza aggiungerci alcun commento?

Penso che non abbia bisogno di nessuna parola.

Io sto dalla parte di chi ha voglia di includere tutti, nessuno escluso.

Di chi non ha paura e non si vergogna nel postare l’immagine di due bambini abbracciati.

Siamo a questo punto: c’è gente, ormai, che comincia ad avere paura di immagini così.

Pensate un po’ come siamo messi.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!