Dove inizia la nostra libertà

FAMILY STABILO

Per uscire dalla situazione in cui ci troviamo non servono le bombe.

Al contrario! Sarebbero controproducenti in quanto un sistema basato sulla paura trasforma ogni reazione violenta in una risorsa di cui alimentarsi.

Per uscire dalla situazione in cui ci troviamo ci vuole una rivoluzione diversa:una rivoluzione chiamata “rivoluzione esistenziale” da Sergio Di Cori Modigliani e “rivoluzione culturale e mistica” da Don Fabio Bartoli.

Io non so come la chiamerò, so solo che ogni rivoluzione vincente deve partire da un’analisi del sistema che si vuole sovvertire ed, in questo caso, quest’analisi mostra come questo sistema basa i suoi meccanismi oppressivi su una serie di convinzioni instillate nella massa delle persone oppresse.

Operando su queste convinzioni sarà quindi possibile destabilizzare il sistema.

La buona notizia è che quindi le nostre mani non si sporcheranno del sangue dei nostri fratelli, la cattiva é che la lotta dovrà avvenire prima nella nostra anima e poi nell’anima di coloro che interagiscono con noi.

Dobbiamo cambiare noi stessi per cambiare il mondo e questo primo passo, di già per sua natura titanico, non sarà sufficiente. Sarà necessario anche riuscire a convincere persone che, seppur si rendono conto di stare male, ritengono molto più comodo pensare che la causa del loro malessere sia esterna.

Se infatti ammettiamo che, per ottenere un mondo più giusto, dobbiamo per prima cosa cambiare noi stessi ed, al tempo stesso, ammettiamo che ciò è possibile, siamo costretti a buttare nel cestino tutte quelle comode assoluzioni preconfezionate che ci hanno offerto quando, in cambio di un istante di sollievo, si sono appropriati della nostra libertà.

Ed è proprio dal concetto di libertà che bisogna iniziare questa opera di ricostruzione essendo ben coscienti che le catene più solide attorno ai nostri polsi sono costituite da “loro” convinzioni fatte diventare “nostre” attraverso il martellamento della pubblicità.

Ecco quindi che ci troviamo costretti a fronteggiare due discorsi complessi: la natura negativa della libertà ed il suo limite iniziale.

Primo concetto: la vera libertà è quella di NON fare.

La possibilità di fare le cose dipende infatti da cause esterne a noi è, di conseguenza, l’unica possibilità che abbiamo di influire sulla realtà è quella di scegliere tra le vie che si aprono davanti a noi rifiutando quelle che non ci piacciono.

Se scegli tra quattro opzioni, e sei libero di scartarne tre, sei libero.

Se invece ti propongono solo un’opzione, anche se magari essa è proprio quella che avresti scelto, non sei libero.

Sembra una banalità ma, in realtà questo meccanismo è uno dei più usati in questo momento in cui, ciò che è bene per noi, c’è lo dice l’Europa.

Personalmente ritengo quindi che sia più grave il fatto che le politiche del governo Monti siano dettate dall’esterno del fatto che esse sono totalmente inefficaci (quando non dannose).

La libertà è anche il diritto di sbagliare perché, solo potendo sbagliare, è anche possibile fare la cosa giusta.

Soprattutto, solamente passando attraverso una serie di errori che è possibile dare il via ad un percorso di maturazione che ci permetta di accettare ed elaborare la nostra fallibilità e, facendo ciò, di confrontarla con ciò che di buono, invece, siamo in grado di fare.

Ecco che, solo attraverso l’elaborazione della nostra fallibilità, possiamo disinnescare il meccanismo del senso di colpa con cui ci tengono sotto il loro controllo.

Secondo concetto: la nostra libertá INIZIA dove INIZIA la libertá altrui.

– Ma come? – direte voi.

– Ma non é vero! La nostra libertà FINISCE dove INIZIA la libertà altrui.
É tanto chiaro. Tanto semplice. Se noi siamo in continua concorrenza l’uno contro l’altro allora le nostre possibilità di agire sono proporzionali alla nostra capacità di opprimere il prossimo. –

Riuscite ad intravvedere il frammento di catena che fa capolino da questo discorso?

Definendo la libertà hanno imbiancato (con la “calce” di un ipotetico e mal risposto intento di rispetto) il sepolcro generato dall’accettazione dell’oppressione, attraverso di noi, dei nostri fratelli.

La mia libertà finisce dove inizia la libertà altrui. Quindi la libertà altrui finisce dove inizia la mia. Ed io voglio essere libero. E quindi è meglio che la libertà altrui finisca il prima possibile.

E diveniamo carnefici gli uni per gli altri.

Ecco che, attraverso un semplice ed apparente concetto, fanno di noi i kapò nell’enorme campo di concentramento in cui è stata trasformata la società occidentale.

Ecco che la nostra libertà di dire NO diventa fondamentale.

Se noi ci rendiamo conto di essere tutti legati di un forte legame familiare ci rendiamo conto che l’unico modo di estendere la nostra libertà é quello di garantire la stessa alla maggior parte di persone possibili.

A quel punto, tutti quanti avremo più opzioni e l’esercizio di una facoltà di scelta ci permetterà di raggiungere una superiore coscienza della realtà.

Ed a quel punto la rivoluzione esistenziale sarà fatta e, partendo da nostro interno, eromperà nella realtà rendendola diversa e migliore.

E saremo pronti per un altro giro di giostra.

2 pensieri su “Dove inizia la nostra libertà

  1. Mariella

    Ho sempre pensato che la mia gente non ha il concetto di popolo, la tua teoria mi lascia intravvedere uno spiraglio per l’inizio di questo cammino. Appena posso vado a sbirciare i links delle due rivoluzioni :-). Buona giornata

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  2. carlo

    LE ORIGINI DELLA MORALE NELLA STORIA DELL’UMANITA’ (terza parte )

    Noè e la morale dell’umanità dopo il diluvio

    Nei due precedenti articoli sulle origini della norma o della morale nella bibbia alle origini dell’uomo, abbiamo notato la necessità da parte di Dio di stabilire delle norme etiche che dovranno essere osservate da tutti , indipendentemente dalla razza , dalla stirpe o dal sangue, e abbiamo notato che mentre con la precedente umanità , quella antidiluviana , Dio non aveva dato divieti ,né stabilito autorità e la regola era : “nessuno tocchi Caino” , con i discendenti di Noè invece : “Chi sparge il sangue del fratello , dall’uomo il sangue sarà sparso.” Dio cambia registro e impone ai discendenti di Noè una norma con dei divieti non scritti basati su un concetto di giustizia molto elementare : “occhio per occhio , dente per dente , sangue per sangue , vita per vita “. Una norma dedotta dal baratto o dai primitivi metodi commerciali di scambio delle merci . Una regola naturale di convivenza . “ Io ti do un agnello e tu mi dai una staia di farina “, ovvero una legge della fisica molto elementare dove ad ogni azione corrisponde una reazione, oppure il detto romano : “ do ut des “ , applicato nei rapporti di scambio al di fuori dell’ ambito famigliare. In pratica Dio si vietava di intervenire direttamente a fare giustizia e stabiliva degli strumenti affinché fosse l’uomo stesso a stabilire la giustizia violata . Una giustizia che non era solo necessaria a stabilire il giusto culto ,ma riguardava la vita sociale stessa dell’uomo .Naturalmente all’inizio era il Patriarca che stabiliva la giustizia all’interno del proprio clan o tribù e non il singolo che doveva farsi giustizia da sé, ma quando incominciarono a moltiplicarsi i patriarchi e a venire in contrasto tra loro e tra i loro membri , era necessario un altro tipo di arbitrato spesso formato dal Consiglio degli Anziani…… .Grazie alla norma non scritta legata alla tradizione si impediva al singolo di farsi giustizia da se e questa norma doveva essere valutata da terzi, sempre tenendo presente la tradizione . Esistevano forme di giustizia personale nelle formazioni più primitive e una di queste era il duello tra due contendenti per vendicare un offesa ricevuta ,ma questa norma spesso decideva il diritto del più forte e non una giustizia al disopra delle parti . La norma cercava di moderare la legge del piu forte (darwiniana ) imponendo una giustizia oggettiva . Il duello ritualizzato però evitava la faida famigliare e gli omicidi arbitrari e le vendette dei fratelli spesso ma non sempre . Insomma con la seconda umanità Dio prevedeva una giustizia umana con spargimento di sangue da parte dell’uomo stesso come prezzo a una giustizia delle parti al contrario di quanto aveva stabilito prima del diluvio. Una giustizia che l’uomo doveva fare e andava fatta per per stabilire una sana convivenza e per evitare l’ira divina e la depravazione dei costumi e della morale che regolavano la vita della famiglia, del clan,della tribù, del borgo della città . Il rovesciamento delle regole di convivenza significava l’anarchia e la rapida estinzione del gruppo sociale ,la mancanza di autorità e della morale , cioè di una forza che stabilisse la norma e la facesse rispettare . E le regole potevano essere anche regole igieniche che salvavano la vita come nei paesi mediorientali dove il caldo e la mancanza di acqua erano fattori essenziali al moltiplicarsi di batteri e di microbi pestiferi ; regole igieniche dello stesso isolamento dal gruppo sociale degli ammalati di malattie infettive . Ogni gruppo sociale, a secondo dei luoghi geografici , aveva delle norme quasi tutte orali , qualcuna era scritta per definire le regole di vita e in base a quelle regolarsi nel giudizio in maniera sempre uguale e stabile .

    Ecco che nella bibbia Dio dopo avere ripopolato la terra mediante i patriarchi , ne sceglie uno con il quale fa un patto speciale testimoniato dalla circoncisione di ogni maschio dei discendenti di questo patriarca .

    Dallo stesso patriarca vengono fuori due popoli tutti e due con la circoncisione come distintivo del loro gruppo sociale e dopo che questi diventarono numerosi , quindi bisognosi di leggi per regolare i rapporti sociali, dopo molti anni e molte generazioni , mediante un discendente di uno di questi Dio consegna delle regole scritte da Lui stesso come garanzia di norme al di sopra delle parti .Era la legge naturale rivela , mentre gli altri gruppi praticavano una legge dedotta intuitivamente dalla giustizia e la tradizione ! Infatti norme fatte da un capo o da un ceto sociale potevano essere favorevoli agli uni o agli altri ,mentre la legge rivelata era oggettiva ; al di sopra delle parti , ecco che bisognava evitare l’arbitrio umano e avere norme umane valide per tutti . Ora queste norme date a Mosè si dividono in due parti , norme essenziali e generali definite anche “ le dieci parole di Dio”, scritte dalla mano di Dio stesso, da depositare in una cassa e custodire bene , e norme pure necessarie ed essenziali, però derivate dalle prime ma secondarie , legate a un luogo e a una cultura . Le prime leggi generali e universali, infatti, Mosè va a riceverle sul monte da Dio stesso , mentre le seconde, in parte le scrive lui stesso durante il tragitto nel deserto, in parte vengono completate dal suo gruppo di discepoli durante il cammino per adeguarle ai nuovi eventi . Le norme secondarie, da non depositare nella cassa, regolavano tutto l’ambito della vita umana e sociale di un gruppo , anche quando fare la guerra e a che condizioni stabilire uno sterminio o come dividere un bottino . Si parla anche del culto alla divinità e come ottenere l’amicizia e il perdono delle colpe individuali nel popolo . Le seconde sono norme che regolavano le questioni spicciole di convivenza e andavano catalogate e scritte man mano che se ne vedeva la necessità in quanto regolavano una giustizia in casi particolari . Ora dove si parla di legge , di ordine , di morale e tradizione , di onore , di giustizia giusta , di rispetto , di famiglia , si parla della implementazione delle stesse; si parla di organizzazione del gruppo sociale intorno a queste , e dove si parla di organizzazione concreta : si parla di destra . La destra restaura la legge violata ; la destra restaura la tradizione e riorganizza il gruppo umano e religioso . La destra organizza la legge e la stabilisce per tutti mediante l’autorità al di sopra della parti, perché non scende a patti con nessuna di esse sulle norme essenziali . Essa è capace anche di ristrutturare il culto originale alla divinità . Quindi la destra è quella forza che mediante la tradizione scopre la sua identità e ristabilisce l’ordine nel gruppo sociale .

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