Non c’è pace senza giustizia. Non c’è giustizia senza perdono.

Stavo parlando di pace.

E stavo mettendo la pace davanti a qualsiasi altra rivendicazione.

In quel momento, stavo parlando di una pace molto terrena.

Parlavo della fine di quello stato di cose in cui appare naturale sgozzare il proprio simile ed, al tempo stesso, il desiderio di dialogo e comprensione viene scambiato per un’eretica debolezza.

In questi casi, mi sento eretico, debole, ed anche un po’ traditore.

E forse ciò accade perché la gente mi tratta come se ciò fosse vero.

Eppure rimango convinto che se solo riuscissi a salvare un solo uomo, salverei l’intera umanità.

E se, abbandonando ogni resistenza, accettassi la morte di un solo uomo, volterei la spalle all’intera umanità.

Per questo motivo mi metto nei guai sapendo si farlo.

Mentre bizzarri personaggi che si dichiarano pacifisti si danno ragione vicendevolmente ed affermano che la massima giustizia è la cancellazione di uno stato abitato da sette e milioni e mezzo di esseri umani, mi metto sempre in mezzo e dichiaro che, per me, la Pace è più importante.

La risposta che mi sento opporre è che “non c’è pace senza giustizia”.

La proposta di questo slogan, come risposta ad una esigenza di pace, mi inquieta.

Mi inquieta profondamente.

L’utilizzo delle “armi della pace” contro la pace stessa… una  cosa da brividi.

A pensarci bene, la guerra è sempre stata introdotta a valle di una serie di inganni.

Termini come “guerra giusta”, “forza di pace”, “guerra al terrorismo” sono allocuzioni solo lievemente più eleganti di altre tipo “guerra lampo” o “spezzeremo le reni alla Grecia”.

Lo sterminio di centinaia di persone è stato da sempre introdotto da paradossi tanto marcati da impedire quella risata che potrebbe ricoprire di ridicolo la vanagloria di ogni patetico guerrafondaio.

Considerato ciò, non c’è da stupirsi se gli stessi stratagemmi vengono utilizzati per contribuire alla continuazione di tutte le guerre.

Quanto odio ci vuole per trasformare una frase biblica (Is 32, 17) ripetuta da grandi uomini (Don Tonino Bello e Giovanni Paolo II), in un ricatto mirato a tenere accesa la brace della guerra in medio oriente.

La pace è generata dalla giustizia è la prima parte di un discorso che continua dicendo che non c’è giustizia senza quella particolare forma d’Amore che si chiama perdono.

Conviene però partire dall’utilizzo di questa frase che ne fanno gli amanti delle guerre ad oltranza.

“Non c’è pace senza giustizia” suona molto bene.

E fa sembrare quasi pacifisti mentre, nella realtà, si sta sostenendo il fatto che non ci sarà pace.

Mai.

Nessuna pace.

Se un aereo, infatti, sgancia una bomba sopra un villaggio e muore anche un solo bambino come si fa a farlo tornare in vita?

Perché, se ci pensate, solo questa resurrezione potrebbe ristabilire la giustizia.

Non l’uccisione del pilota. Non l’uccisione del figlio del pilota. Non l’uccisione del politico che ha ordinato al pilota di bombardare.

E di certo, la giustizia non può essere ristabilita da rivendicazioni territoriali o economiche.

Non esistono guerre pulite o guerre educate. E se si va in guerra non muore un solo bambino.

L’unico modo di limitare l’ingiustizia è quello di non fare la guerra.

Ma noi possiamo avere potere solo sul nostro futuro.

Non possiamo fare nulla per modificare il passato.

Ecco che, in questo modo, la frase “non c’è pace senza giustizia” garantisce una guerra eterna.

Se invece guardiamo al futuro e desideriamo realmente costruire la pace, la frase “non c’è pace senza giustizia” costituisce una grande verità.

La pace deve durare e, perché ciò sia possibile, dobbiamo contribuire a rimuovere tutti gli elementi che scatenano la guerra.

Il più importante di questi elementi è l’ingiustizia sociale ed economica: la maggior parte delle guerre scoppia infatti per garantire, direttamente o indirettamente,  il mantenimento di questa ingiustizia.

D’altro canto, per limitare l’ingiustizia dobbiamo limitare la condizione che ne costituisce l’habitat naturale ovvero lo stato di guerra.

Esiste un solo modo per interrompere questo circolo vizioso.

Parlo di un atto d’amore per i nostri discendenti.

Un patto.

Uno scambio.

Suggerisco di scambiare la remissione dell’ingiustizia passata con la costruzione di una giustizia futura.

Parlo di perdono cari signori!

Un perdono condizionato da garanzie forti: ma comunque un perdono.

In questo discordo non sto lasciando molte opzioni: o trovate una soluzione alternativa che non suoni esattamente come la parola “GUERRA” o decidete di affrontare la scelta.

Da che parte volete stare?

Da quella dei bambini che stanno nei villaggi o da quella dei politici che ordinano i bombardamenti?

No!

Non rispondete con le parole.

Rispondete con le vostre azioni.

E con le vostre prese di posizione.

Anche quando rischiate di essere coperti di isterici insulti.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!