Casa Pound e le catene da sciogliere

Senza titolo

Rielaboro ed estendo un commento che ho postato al piede di un articolo di Massimo Fini circa il diritto di manifestare dei gentiluomini di Casa Pound.

Il giornalista notava una cosa ineccepibile e cioè che, se vogliamo rimanere in democrazia, dobbiamo difendere anche il diritto di manifestare dei circoli dell’estrema destra.

E questo è tanto più vero quando essa scende in campo contro “la casta, i tecnici, la finanza, i mercati, le Banche, l’usura”.

Tutto vero… però ciò non toglie il nostro diritto di farci domande ed essere sfavorevoli ad azioni, che sebbene legali, finiscono per essere contrarie agli obiettivi di tanta gente per bene i quali, in questo particolare caso, sono anche gli obiettivi dichiarati di questa manifestazione.

E la prima domanda da fare è “A cosa serve Casa Pound?”.

Intendo dire, “A cosa serve Casa Pound all’impero?”

No… perchè… non crederete mica che un’associazione come Casa Pound possa andare avanti senza un forte appoggio imperiale?

Sapete cosa succede a me, o a chiunque altro di voi, quando proviamo ad occupare un immobile, violare le “leggi igieniche o di buon costume” o anche solo proviamo a calpestare le aiuole?

Ve lo dico io: ci legano in 30 secondi.

Casa Pound, da questo punto di vista, come alcuni altri sedicenti “centri sociali”, può fare ciò che fa perché è protetta.

E può aggiungere, a ciò che fa, anche l’apologia del fascismo perché, in questo momento, un’Alba Dorata italiana viene proprio bene.

Casa Pound sta lì per focalizzare odio e per confonderci.

Sta lì per generare e concentrare odio in modo da rendere più difficile la misericordia e, di conseguenza, la capacità di questo sentimento di generare unioni stabili tra i cittadini.

Se i cittadini smettono di odiarsi lavorano assieme.

Se i cittadini lavorano assieme identificano le catene che cingono i loro polsi e le sciolgono.

Io voglio essere libero ed ho capito che, perché ciò accada, ho bisogno che, quando non ho forza sufficiente ad affrontare la mia disoccupazione, la mia malattia, la mia debolezza, la mia ignoranza e la mia imperfezione, intervenga qualcuno di voi ad aiutarmi.

Se ciò non accadrà, rimarrò uno schiavo.

Casa Pound sta lì a convincere la gente che gli altri, e specialmente i più poveri, invece che liberatori, sono oppressori ed, in questo modo, rendono più difficile la nostra liberazione.

E non importa che focalizzino l’odio soprattutto su sé stessi e sugli stranieri in quanto l’odio è come uno sporco untuoso che rimane attaccato ai vestiti e si spande per contatto.

E l’odio serve all’impero perché genera violenza.

La violenza genera “la giungla”.

Secondo voi, la giungla è un posto più confortevole per i forti o per i deboli?

La giungla sociale è un luogo dove il potere dell’aristocrazia finanziaria raggiunge il suo apice perché non c’è nulla che ad esso si opponga.

E ciò vale sia dal punto di vista pratico che da quello morale.

Dal punto di vista pratico, loro possono usare il loro denaro per comprare i picchiatori che, in loro vece, portino avanti qualunque nefandezza.

Dal punto di vista morale, la vita nella giungla porta le persone più fragili a credere che l’oppressione del forte sul debole non sia solo inevitabile: li porta a credere persino che essa sia giusta.

Idea che, se si vuole chiudere il cerchio, è proprio quella dei gentiluomini di Casa Pound.

Lasciamo che questi signori facciano le loro passeggiate.

Ignoriamoli quando “manifestano”.

Ma non dimentichiamo mai quello che stanno facendo in modo da opporre efficacemente le nostre idee alle loro.

Soprattutto, ricordiamoci di non fare mai come fanno loro.

In modo che la gente possa sempre vedere la differenza.

La vostra opinione mi interessa ed i vostri commenti mi danno al forza di scrivere: Lasciate un segno del vostro passaggio!