Vogliono sciogliere i Carabinieri – Troppo fedeli all’Italia per svenderla all’Europa che preferisce un’Italia disarmata.

Credevo fosse uno scherzo o una voce catastrofista da archiviare tra i rettiliani o gli illuminati.

Invece no: vogliono sciogliere i Carabinieri e sostituirli con una forza al di fuori del controllo del parlamento italiano.

Non sottovalutate il valore simbolico e sociale dell’Arma che è stata prima la principale artefice dell’unificazione dell’Italia e poi è stata il simbolo dello Stato in tutti i più sperduti paesi.

La vogliono  sostituire con una forza totalmente al di fuori del controllo dello stato e dei cittadini italiani.

Ecco quindi pronta la forza di occupazione del Lager Italia che i Carabinieri, come estremi difensori del nostro Paese, non avrebbero mai potuto tollerare.

Segue un po’ di storia che ho trovato su http://qpotere.blogspot.com/2012/01/scioglimento-dellarma-dei-carabinieri-e.html

Eurogendfor

Partiamo dal trattato con cui introducono l’Eurogendfor.

L’articolo 21 del trattato di Velsen, con cui viene istituito questo corpo d’armata sovranazionale, prevede l’inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor.
L’articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali.
L’articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.
L’articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni.
L’articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.

Nel trattato di Velsen c’è un’intera sezione intitolata “Missions and tasks“, in cui si apprende che Eurogendfor potrà operare “anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile”, in tutte le fasi di gestione di una crisi e che il proprio personale potrà essere sottoposto all’autorità civile o sotto comando militare.
Tra le altre cose, rientra nei compiti dell’Eurogendfor:

  • garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico
  • eseguire compiti di polizia giudiziaria (anche se non si capisce per conto di quale Autorità Giudiziaria)
  • controllo, consulenza e supervisione della polizia locale, compreso il lavoro di indagine penale
  • dirigere la pubblica sorveglianza
  • operare come polizia di frontiera
  • acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence.

La svendita della nostra sovranità

Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. Il 12 giugno 2010 il Trattato di Velsen entra in vigore in Italia. La legge di ratifica n° 84 riguarda direttamente l’Arma dei Carabinieri, che verrà assorbita nella Polizia di Stato, e questa degradata a polizia locale di secondo livello. Allo stesso tempo, l’art.4 della medesima legge introduce i compiti dell’Eurogendfor, tra cui:
a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attivita’ generale d’intelligence;
e) proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici.

In pratica, significa che avremo per le strade poliziotti veri e propri, che non rispondono direttamente delle loro azioni né allo Stato italiano, né all’Unione Europea.
Forse non è a rischio solo lo scioglimento della Beneamata Arma, potrebbe essere a rischio la sovranità nazionale.

 

 

Copio ed incollo dal sito dell’UNAC (Unione Nazionale Arma dei Carabinieri), http://www.carabinieri-unione.it/unac/news_detail.php?id_nw=1106

Carabinieri. L’Arma verso lo scioglimento

L’Unione Europea impone la smilitarizzazione della quarta Forza Armata e l’accorpamento dei carabinieri alla Polizia di Stato.

5 gennaio 2012- Sembrerebbe una bufala attendibile quanto la profezia dei Maya, invece è vero. L’Arma dei carabinieri in un futuro più o meno prossimo, ma certamente non remoto, è destinata ad un inevitabile scioglimento: Benemerita addio, è solo questione di tempo e di trattative politiche. A molti verrà un groppo in gola, sono già entrati nella storia il gruppo leggendario Crimor, appartenente al Ros, protagonista dell’arresto del capo dei capi, Totò Riina, capitanato da Ultimo, o le investigazioni scientifiche del Ris agli ordini colonnello, ora generale in congedo, Luciano Garofalo, per non parlare del delizioso ‘I racconti del maresciallo’ di Mario Soldati. Un colpo di spugna sui militari caduti in servizio, ma pure sulla figura paziosa e tranquillizzate del maresciallo comandante della stazione di paese, autorità riconosciuta insieme al sindaco e al farmacista, un pò buon padre di famiglia, un pò tutore della legge, filosofo e psicologo, che sapeva dosare perfettamente il bastone e la carota. Sono annosi ormai i richiami del ministero dell’Interno in merito alla necessità di una riforma che veda una reale unificazione delle Forze di Polizia con il contestuale passaggio dell’Arma alle dipendenze di tale dicastero. Al contempo, si susseguono le esternazioni in senso contrario del ministro della difesa che giura, invece, che i carabinieri resteranno alla Difesa. Versione non del tutto inesatta, i carabinieri in quanto tali, sopravviverebbero con un’aliquota destinata a supportare le nostre missioni all’estero con compiti di polizia militare. Secondo la Ue e il ministero dell’Interno la militarità dell’Arma non è quindi vista come necessità di combattere più efficacemente la criminalità, dal momento che il codice di procedura penale stabilisce modalità di intervento uguali per tutte le Forze di Polizia, aggiungendo che non è ammissibile che le stesse forze dell’ordine si occupino di ordine pubblico dipendendo da amministrazioni diverse. Per arrivare ai colpi bassi, ossia ai dubbi sull’efficienza dell’Arma, voci neanche troppo di corridoio sostengono che con lo scioglimento dell’Arma si spezzerebbe ogni legame con la difesa che, sempre stando a queste voci, in maniera soffocante e per quasi duecento anni, ha condizionato destini, carriere ed efficienza di una forza armata che, nonostante il suo impegno, vede da sempre intere regioni ancora sotto il controllo della criminalità organizzata. In Europa solo la Francia, con la Gendarmerie Nationale, ha una forza di polizia paragonabile ai nostri carabinieri ma con alcuni tratti distintivi essenziali: il Capo del Corpo è un Direttore civile, i compiti sono nettamente distinti da quelli della Police Nationale per aree territoriali di competenza e per specializzazioni. In Olanda, la Koninklijke Marechaussee, oltre ai compiti di polizia militare ha solo compiti di polizia di frontiera. In Belgio, la Gendarmerie è stata sciolta ed è confluita nella Police Nationale. In Spagna, la Guardia Civil, un Corpo di polizia a ordinamento militare, ha tuttavia un Direttore civile. Questo è un prezzo da pagare alla globalizzazione, ma un maresciallo di lungo corso con rassegnazione confessa “Siamo disamorati, ma io un’altra divisa che non sia quella dell’Arma, non la indosserò mai”. Bisogna poi vedere cona ne penserà a riguardo quando richierà di rimanere a secco senza stipendio e senza pensione. E’ comunque difficile immaginare un’Italia senza carabinieri, foss’anche solo per le barzellette. C’è chi dice che dietro tutto questo vi è comunque la mano dei “Generali” e ” Colonnelli” che non avendo più possibilità di impiego ( sono decisamente troppi) mirano a fare i Questori ed i Prefetti del Paese.

 

E questo articolo viene dal sito Libero Pensiero di Sergio Di Cori Modigliani.

Ecco il chinotto che vogliono farci bere. Il 15 settembre, da tutta Europa, i cittadini del continente protesteranno contro la nuova Gestapo.

Si chiama “Chinotto” ed è la bibita che la finanza oligarchica planetaria, con la totale complicità della cupola mediatica italiota, intende farci bere, anzi ingoiare a forza. Che ci piaccia o non ci piaccia.

Com’è noto, il chinotto è una bibita nostrana, siamo l’unico paese a produrla (mia madre l’amava tanto, a me personalmente non piace) ma in questo caso parliamo d’altro.

CHINOTTO è il nome della caserma nella Regione Veneto che ufficialmente è diventato il centro strategico e comando generale della superpolizia europea, la nuova Gestapo friedmaniana.

Intendiamoci, il tutto ben ordito dal punto di vista legale e istituzionale, perché 34 burocrati europei (nessuno dei quali è stato eletto nei loro rispettivi paesi) sotto la adorabile e materna protezione del comando generale della Nato in Europa, nella primavera del 2007, ha “inventato” un super ente poliziesco extra-istituzionale, che è la fotocopia dello statuto della Gestapo del Terzo Reich. A questo punto, ogni cittadino italiano, sano di mente, non tifoso, moderato ma attento, è autorizzato ad avere la giusta reazione di buon Senso “suvvia, saranno quatro beceroni con ansie militariste, l’Europa è piena di gente così”.

Anche io reagirei così.

E invece si tratta di ben altro, ragione per cui scrivo questo post.

Quei 34 burocrati hanno fatto le cose per bene.

Hanno inviato il loro memorandum ai rispettivi ministri della difesa e ministri degli interni di quattro nazioni dell’Unione Europea, chiedendone la immediata approvazione (e quindi aggirando il parlamento, in quanto non è stata data alcuna notifica ai cittadini votanti); una volta ricevute tutte le firme –per quanto riguarda l’Italia le firme sono state quelle di Giuliano Amato e Arturo Parisi nel 2007 e poi riconfermate nel 2010 da Roberto Maroni e Ignazio La Russa- hanno redatto un trattato firmato dagli stati membri considerati quelli più “a rischio di rivolta” (Italia, Spagna, Portogallo e Paesi Bassi) con la “automatica possibilità di estensione a tutti i paesi memberi dell’Unione Europea”. Dopodichè (avendo cura, grazie alla complicità della cupola mediatica, che la notizia non venisse diffusa sulla stampa e sulla tivvù mainstream) hanno provveduto affinchè tale trattato venisse presentato, discusso e approvato nei singoli parlamenti. Evento che in Italia (così come negli altri quattro paesi europei) si è regolarmente verificato.

Voi tutti, cittadini votanti della Repubblica Italiana, avete dato vita alla costituzione di una organizzazione militare con poteri extra-giudiziali, extra-istituzionali, con lo specifico obiettivo “di avere pronta una squadra di reparti speciali militari per affrontare e fronteggiare in qualunque momento azioni di ribellione sociale tali da essere ritenute pericolose per la tenuta legale delle singole nazioni”.

L’avete votata, va da sé, a vostra insaputa.

Nessuno ve l’ha mai detto.

Nessuno ve l’ha mai spiegato.

Nessuno ve l’ha mai raccontato.

Tutto ciò è avvenuto nel 2010, sotto l’amorevole custodia dell’allora comandante della Nato in Europa, ammiraglio Di Paola (attuale ministro della Difesa del governo Monti) e porta il nome di TRATTATO DI VELSEN.

Quanti di voi ne hanno mai sentito parlare?

A quanti di voi è stato detto che il parlamento stava votando l’approvazione di questo trattato?

A quanrti di voi, sia la fortissima maggioranza politica di allora (PDL, Lega Nord e AN) sia la fortissima opposizione (PD, UDC, IDV e altri) hanno spiegato per esteso, argomentando ed elaborando, il Senso dell’articolo 23 del Trattato di Velsen che il parlamento stava per approvare e che recita così: “ogni membro di tale corpo, non è sottoponibile ad alcun controllo di comunicazione da parte di nessuna forza dell’ordine nazionale; le loro conversazioni non possono legalmente essere intercettate e non sono passibili di nessuna forma di verifica”?

A quanti di voi è stato spiegato il Senso, in maniera elaborata e argomentata, dell’articolo 22 e 28 e 29 che recitano rispettivamente “l’istituzione di locali inviolabili, beni e archivi che non possono essere sottoposti ad alcun controllo giudiziario”, “il divieto di qualsivoglia forma di intercettazione telefonica degli ufficiali membri della forza” e “qualunque danno a proprietà o persone, non potrà essere mai indennizzato”?

Voi lo sapevate che avete votato per l’approvazione di tale Legge? Vi risulta che ci sia stata una discussione parlamentare? Vi risulta chei responsabili dei gruppi parlamentari dei partiti da voi eletti abbiano provveduto ad informare i loro cittadini votanti su tale evento? Vi risulta che ci siano stati talk show o discussioni televisive su quest’argomento? (già, dimenticavo, allora l’Italia era tutta presa da Belen Rodriguez, e poi Ruby, ecc.).

Quanti di voi sono al corrente di tutto ciò?

Questa forza di polizia europea ha un nome, si chiama Eurogendfor.

Questa forza è stata isitutita dal Trattato di Velsen che viene firmato nell’ottobre del 2007 da Italia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo, “a totale disposizione di altri paesi membri dell’Unione Europea, dell’Onu e dell’Ocse”.

Questo Trattato è stato votato e approvato nel parlamento italiano in data 14 maggio 2010.

Presenti, quel giorno in aula 443 deputati.

442 hanno votato a favore, uno si è astenuto.

L’Italia, per volontà di Roberto Maroni e Ignazio La Russa, ha ottenuto che il quartiere generale della polizia militare europea fosse sul territorio nazionale nella zona d’Italia più sicura e coperta dalla Nato, a Vicenza, nella caserma, per l’appunto, chiamata “Chinotto”.

In Germania la “Eurogendorf” non c’è.

Angela Merkel, a suo tempo, con garbo, ha spiegato a italiani e spagnoli che il parlamento tedesco non avrebbe mai, ma proprio mai, approvato una cosa del genere. La stessa Merkel, allora, fece sapere che ricordava troppo la Gestapo per poterla dare a bere ai parlamentari tedeschi, e lei voleva evitare guai a casa propria. “Per noi la salvaguardia dello Stato di Diritto è essenziale. Dopole lezioni del secolo scorso, noi tedeschi abbiamo due ossessioni che ci terrorizzano: l’Inflazione e il Dirittto Civile”. Nobile e saggia argomentazione che merita rispetto. Angela Merkel è finita più a sinistra di Bersani e Vendola.

Questa breve notazione per spuntare le armi a quella parte della destra populista e demagogica che cavalca la protesta anti-oligarchica in funzione anti-tedesca: questa è stata una idea forte del governo di destra italiano. In Germania, il dibattito parlamentare democratico esiste eccome. E’ da noi che è stato abolito negli ultimi 15 anni. Questa è’ stata una idea di Maroni e La Russa in pieno accordo con la destra razzista xenofoba olandese, quella che ieri è uscita trombata per sempre dalle urne elettorali. Sapevano, già da allora, sia in Spagna che in Italia, che di lì a breve sarebbe partito il grande piano di de-industrializzazione delle nazioni, che avrebbero costruito la crisi e che era possibile prevedere forse delle forme di ribellione e protesta sociale; quindi, bisognava prima premunirsi militarmente e soprattutto “legalmente e istituzionalmente” per poter poi, in seconda istanza, passare alla fase economica e, infine, a quella politica.

Quella attuale.

Tutto ciò era noto, ahimè da molto tempo.

Ci tengo a sottolineare (dato che, com’è noto, aborro i ladri del web e i beceri da copia e incolla che si appropriano dell’ingegno altrui) come i primi a informare l’opinione pubblica italiana, raccontando per filo e per segno ciò che stava accadendo, siano stati il giornalista free lance Gianni Lannes (l’ha detto, scritto e diffuso alla fine del 2010) e Alessio Mannino in un sito che si chiama ilribelle.com dove ha descritto l’evento con particolari razionali, in un articolo apparso sul web in data 28 febbraio del 2011 (e che qui sotto riporto per intero; è giusto che il credito spetti al primo che ha diffuso con argomentazioni informative la notizia) allora passato sotto silenzio, non potendo sollecitare la curiosità italiota.

Personalmente avevo scelto di non parlarne perché ritenevo (e avevo ragione) che non esistessero le condizioni in Italia per affrontare simile argomento, essendo il paese, allora, vittima di uno stato perdurante di completa narcolessia collettiva. Una sorta di idiozia stupefacente generalizzata.

Oggi, la situazione è diversa.

Anche perché c’è una scadenza immediata.

E’ il 15 settembre del 2012, cioè tra tre giorni.

Arriveranno da tutta l’Europa.

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