L’inevitabile corruzione di chi ci rappresenta

Per comprendere l’inevitabilità attuale della corruzione degli eletti bisogna considerare che nella società italiana ci sono tre classi: due sono dominanti ed una, infinitamente più ampia in termini numerici, è mantenuta in uno stato di soggezione.

La terza classe è quella dei produttori di valore aggiunto che sono la maggior parte della popolazione. Sono coloro che, con il loro lavoro ed il loro ingegno, creano la ricchezza del Paese.

La prima classe è quella dei “grandi prenditori” ovvero dei titolari delle grosse rendite: si tratta di poche famiglie che dispongono di mezzi per drenare ricchezza dal resto della società senza correre nessun rischio né erogare alcun lavoro.
I grandi prenditori non contribuiscono alla società nemmeno consumando in quanto sono talmente pochi e consumano beni talmente di nicchia che, se si esclude la loro enorme pratica parassitaria, non impattano minimamente con l’economia degli stati dove soggiornano.

La seconda classe è composta da personaggi a cui, per grazia dei grandi prenditori, vengono assegnate piccole rendite.
Queste rendite possono consistere di grosse pensioni impropriamente percepite, stipendi sproporzionati rispetto al lavoro svolto, o diritti illegalmente acquisiti che garantiscono una turbativa del mercato ed una posizione innaturalmente dominante nel mondo del lavoro.

Le rendite della seconda Classe sono briciole (rispetto a quanto viene drenato dai grandi prenditori) e possono essere revocate in qualsiasi istante.
Sono però sufficienti a fare sì che i cittadini di seconda classe siano dei difensori instancabili della classe dei grandi prenditori in quanto mettono i cittadini di seconda classe in condizioni di costante ricattabilità.

La terza classe è pericolosa per la prima in quanto avrebbe tutto l’interesse (e nessuna contro indicazione) ad eliminare i “grandi prenditori” i quali, per la terza classe, sono solamente un costo parassita privo di beneficio alcuno.
Personalmente sono convinto che la distruzione della classe dei “grandi prenditori” ed il loro conseguentemente riassorbimento nel tessuto produttivo mondiale sia storicamente inevitabile e che ci siamo arrivati moto vicini nella seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso.

Purtroppo, in quell’occasione, questi signori sono stati in grado di organizzare una reazione che ha portato alla società attuale.

Questa premessa serve (anche) per far comprendere le motivazioni per cui, nei primi anni 90 si è proceduto alla totale delegittimazione dei partiti politici ed ore, non appena un cittadino viene eletto, gli vengono assegnate “d’ufficio” una serie di rendite mirate ad innalzarlo dalla terza alla seconda classe.

E’ presumibile che l’eletto, per un po’, cercherà di resistere ma le possibilità di riuscita di un uomo solo, in assenza di un partito che lo sostenga e lo controlli, sono praticamente nulle.

In sostanza, l’interruzione del rapporto tra eletto ed elettore che era comunque garantito da un partito (non liquido come quelli attuali) faceva parte di una sequenza di eventi talmente mirata che è molto improbabile che sia casuale.

Nel caso in cui un consigliere, un deputato o un senatore solitario cerchi di resistere al sistema, è facile provvedere alla sua cancellazione dai media o, in caso ciò si riveli scomodo, alla sua distruzione mediatica o, in extrema ratio, fisica.

Si tratta di un meccanismo molto semplice e, tutto sommato dal costo minimale, che permette di garantire l’assenza della “terza classe” dai luoghi dove si prendono le decisioni.

Questo meccanismo, e non la ridicola minorità morale della razza italica presentata dai media, è la ragione della diffusione della corruzione negli uffici pubblici.

Una volta presa coscienza della situazione, le possibilità di resistenza sono molteplici ed implicano, per prima cosa, uno stretto controllo (e supporto), da parte dei partiti e dei movimenti che stanno alle spalle dei politici e, non appena possibile, una riduzione degli stipendi, dei rimborsi spese e delle pensioni dei politici collegandoli allo stipendio medio dei lavoratori italiani.

In questo modo, riusciremo a fare sì che quelli che mandiamo in parlamento rimangano “dalla nostra parte”.

Un pensiero su “L’inevitabile corruzione di chi ci rappresenta

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