La miseria dei super ricchi

2001: A Space Odyssey ....

Nel post intitolato “L’inevitabile corruzione di chi ci rappresenta” avevo parlato della divisione della nostra società in tre classi.

La prima classe è quella dei “grandi prenditori” ovvero dei titolari delle grosse rendite: si tratta di poche famiglie che dispongono di mezzi per drenare ricchezza dal resto della società senza correre nessun rischio né erogare alcun lavoro.

La seconda classe è composta da personaggi a cui, per grazia dei grandi prenditori, vengono assegnate piccole rendite.

La terza classe è quella dei produttori di valore aggiunto che sono la maggior parte della popolazione. Sono coloro che, con il loro lavoro ed il loro ingegno, creano la ricchezza del Paese.

Quando presento questo modello della realtà sociale ricevo, in genere, una buona risposta da parte degli ascoltatori. Gli stessi però, quando dico che la prima classe è composta da persone miserabili e fragili, mi guardano come fossi matto.

E’ possibile che questa microscopica casta di potenti non sia formata da quei perfetti semidei imperturbabili ed indistruttibili che appaiono nelle nostre menti quando pensiamo a loro? Beh sì. Secondo me è possibile.

Per prima cosa, se loro stessi si considerassero invulnerabili non passerebbero tanto tempo a nascondersi.

Non sentiremmo sempre parlare dei “mercati”: sentiremmo parlare di Tizio, Caio e Sempronio che bonariamente ci comunicano che, quando vogliono, possono far saltare l’Italia, la Spagna o la Germania stessa.

Soprattutto, se fossero indistruttibili, non perderebbero tempo e risorse a creare un’intera classe sociale cuscinetto che ci separi da loro.

Probabilmente, l’unica cosa che li protegge da noi è la nostra cecità (descritta tra le altre cose dal vangelo di questa Domenica) e, di conseguenza, la nostra invidia.

E se solo provassimo a pensare a cosa sono realmente queste persone tutta la nostra invidia svanirebbe.

Abbiamo detto che vivono di sola rendita e che si misurano vicendevolmente in ragione di quanto riescono a portare via al prossimo.

Conseguentemente, l’unica competenza che riescono a rispettare è la capacità di fagocitare chi gli sta vicino.

Non c’è da stupirsi se sono pochi e non c’è da stupirsi se sono infelici.

Ed ora rispondete a questa domanda: se foste persone capaci di fare qualcosa, desiderereste un mondo dove conta solo chi si appropria di ciò che hanno fatto gli altri?

La risposta è no. Non su può produrre nulla perché se si produce qualcosa allora accade che i tuoi vicini se ne vorranno appropriare.

Nella classe dei grandi prenditori, le persone capaci non possono che essere frustrate ed il lavoro è una cosa squalificante e deve essere svalutato e ridotto ad un hobby.

Infatti, cosa è un hobby, semplicemente un’attività inutile per riempire un vuoto.

Che felicità può dare il riempire vuoti con cose inutili?

 

Il re Mida

Il re Mida era un grande spendaccione, tutte le sere dava feste e balli, fin che si trovò senza un centesimo.
Andò dal mago Apollo, gli raccontò i suoi guai e Apollo gli fece questo incantesimo:
-Tutto quello che le tue mani toccano deve diventare oro.
Il re Mida fece un salto per la contentezza e tornò di corsa alla sua automobile, ma non fece in tempo a toccare la maniglia della portiera che subito la macchina diventò tutta d’oro: ruote d’oro, vetri d’oro, motore d’oro. Era diventata d’oro anche la benzina, così la macchina non camminava più e bisognò far venire un carro coi buoi per trasportarla.
Appena a casa il re Mida andava in giro per le stanze a toccare più cose che poteva, tavoli, armadi, sedie, e tutto diventava d’oro.
A un certo punto ebbe sete, si fece portare un bicchiere d’acqua, ma il bicchiere diventò d’oro, l’acqua pure, e se volle bere dovette lasciarsi imboccare dal suo servo col cucchiaio.
Venne l’ora di andare a tavola. Toccava la forchetta e diventava d’oro e tutti gli invitati battevano le mani e dicevano:
– Maestà, toccatemi i bottoni della giacca, toccatemi questo ombrello.
Il re Mida li faceva contenti, ma quando prese il pane per mangiare anche quello diventò d’oro e se volle cavarsi l’appetito dovette farsi imboccare dalla regina.
Gli invitati si nascondevano sotto il tavolo a ridere e il re Mida si arrabbiò, ne acchiappò uno e gli fece diventare d’oro il naso, così non poteva più soffiarselo.
Venne l’ora di andare a dormire, ma il re Mida, senza volerlo, toccò il cuscino, toccò le lenzuola e il materasso, diventarono d’oro massiccio ed erano troppo duri per dormirci. Gli toccò di passare la notte seduto su una poltrona, con le braccia alzate per non toccare niente, e la mattina dopo era stanco morto.
Corse subito dal mago Apollo per farsi disfare l’incantesimo, e Apollo lo accontentò.
– Va bene, – gli disse, – ma sta’ bene attento, perché per far passare l’incantesimo ci vogliono sette ore e sette minuti giusti, e in questo tempo tutto quello che toccherai diventerà cacca di mucca.
Il re Mida se ne andò tutto consolato, e stava bene attento all’orologio, per non toccare niente prima che fossero passati sette ore e sette minuti.
Purtroppo il suo orologio correva un po’ più del necessario, e andava avanti un minuto ogni ora.
Quando ebbe contato sette ore e sette minuti il re Mida aprì la macchina e ci montò, e subito si trovò seduto in mezzo a un gran mucchio di cacca di mucca, perché mancavano ancora sette minuti alla fine dell’incantesimo.

da Favole al telefono di Gianni Rodari

 

 

2 pensieri su “La miseria dei super ricchi

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