Il partito dei cattolici per Monti: una testimonianza della perdita di Senso che mette a rischio l’intera comunità cristiana.

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Giovanni 1-1

In italiano hanno scritto “Verbo” ma Giovanni aveva scritto “Logos” e Logos può essere tradotto tanto con il termine “Parola” quanto con il termine “Senso” inteso come il Senso del nostro essere uomini.

Se non siamo cristiani possiamo discettare sullo scopo delle nostre vite. Possiamo navigare in tante direzioni. Possiamo anche credere che sia giusto che l’Uomo mangi l’Uomo, possiamo credere che il fine giustifichi i mezzi, possiamo credere che i malati siano un costo per lo Stato e possiamo credere che, se sei ricco, sia giusto eludere le tasse.

Se siamo cristiani invece no. Non possiamo credere in tutte quelle cose perché la Parola (riportata nelle Sacre Scritture) è il faro che indica l’unica entrata dell’unico porto dove la nostra vita può permettersi di attraccare.

Giovanni, con il prologo al suo Vangelo,  ci ha ricordato che il Senso sta al principio delle nostre vite, delle nostre esistenze e del nostro essere cattolici.

Quando ce ne dimentichiamo l’Altissimo ci guarda con la tristezza del padre mentre osserva i figli che perdono contatto con la realtà delle cose.

E grande tristezza deve esserci stata quando il termine “cattolici” è stato associato ad uno dei tanti “partiti per Monti”.

Giovedì scorso sentivo presentare l’Islam come una minaccia alla sopravvivenza della Chiesa e non mi trovavo d’accordo: la vera ed unica minaccia è quella di coloro che alzano vessilli cattolici e li associano con comportamenti che non hanno nulla a che vedere con ciò che è scritto nel Vangelo.

Ed il Vangelo, se ci si da la pena di leggerlo, non è né questionabile né interpretabile. Se si pensa che esso sia la Parola di Dio si deve fare tutto ciò che si può per metterlo in pratica e per considerarlo quel “Principio” da cui tutte le nostre azioni si devono originare.

Se si pensa che sia interpretabile… beh… allora non si è cattolici ed, a pensarci bene… beh… vuol dire che non si è nemmeno cristiani.

Ora io vi sfido ad aprire questo link http://www.santuariodisantamariadellegrazie.org/tag/domenica/ e guardarvi tutti i suggerimenti che ci ha dato la Parola nell’ultimo anno e trovarmi un solo provvedimento di Monti che fosse coerente quanto avrete letto.

Per dirla come Di Pietro: “non ci azzecca nulla”.

E non azzecca nulla nemmeno con i principi esposti dal Santo Padre quando parla dei principi non negoziabili per i politici cattolici (che trovate analizzati qui).

“Monti” e cattolico sono due parole che non possono soggiornare nella stessa frase senza insultare quel Logos che sta al principio della nostra religione e noi cattolici faremmo meglio a deciderci, una volta tanto, ad essere quelli che dicono sì quando è sì e no quando è no perché il resto viene dal maligno.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

Giovanni 1-5

leggete anche

Domani nasce il partito pro Monti

Non si sa ancora che cosa esattamente sarà né come si chiamerà. Ma domani mattina a Todi, al termine del “conclave” delle associazioni del mondo del lavoro di ispirazione cristiana, nasce un “contenitore” di centro con un’anima cattolica ma anche con una componente laica. Una formazione che si candida per vincere le elezioni e mantenere Mario Monti a Palazzo Chigi.

Continua su http://2.andreatornielli.it/?p=5080

e poi

Le associazioni cattoliche ancora nel “partito” del premier: non si esaurisca la stagione aperta da Monti

«Ci impegniamo affinché la stagione inauguratasi con il governo Monti non si esaurisca e non si ritorni alla drammatica situazione precedente». È quanto si legge nel manifesto sottoscritto dalle associazioni cattoliche riunite a Todi, illustrato da Andrea Olivero, presidente Acli
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4 pensieri su “Il partito dei cattolici per Monti: una testimonianza della perdita di Senso che mette a rischio l’intera comunità cristiana.

  1. Pingback: Un cuore povero sa chiedere pietà | Delusi dal bamboo,

  2. carlo

    L’IMPEGNO POLITICO

    NEL VECCHIO TESTAMENTO

    (Parte Prima)

    Sembra che non cambia molto nell’impegno politico

    tra l’uomo del V.T. e l’uomo del N.T. ,tra il pio israelita e il cristiano

    della nostra epoca ,se non per il fatto che l’uomo del N.T.

    ha una conferma “maggiore dei profeti” nel suo impegno quotidiano.

    L’uomo del Vecchio Testamento ,il pio israelita si occupava

    di politica ? lottava per un sistema piuttosto che per un altro ?

    Quale formula di governo prediligeva e come intendeva

    l’azione politica ? chi se ne occupava? che importanza aveva nelle sue scelte quotidiane la politica ?

    Se la politica è quell’attività svolta da alcuni uomini per

    governare e orientare al bene comune sia i singoli che le comunità

    di persone come la famiglia ,la città ,una regione ,una nazione,

    allora bisogna subito dire che questa attività riguarda innanzitutto

    alcuni uomini e non tutti gli uomini che sono chiamati a conformarsi e approvare o disapprovare l’azione di governo e di chi dirige. Nel Vecchio Testamento i grandi ideali politici si identificano con la storia stessa della salvezza ,così ai tempi di Mosè l’ideale politico , cioè il bene comune consisteva nel desiederio di liberazione dall’oppressione e nel volere anche per il popolo ebraico una propria identità e una patria geografica come gli altri popoli.

    Bisogna osservare come l’azione politica di promozione dell’impegno nel Vecchio Testamento aveva la sua radice in Dio .

    Era lui che chiamava ,suscitava politici e dava loro degli obiettivi specifici ,e non solo , ma interveniva a fianco dei sui eletti per realizzare gli obiettivi.

    Così ai tempi di Mosè Dio ordina di liberare gli Israeliti e di guidarli

    verso la terra promessa e gli fa fare un cammino più lungo del previsto. A Giosuè ordina di conquistare la Terra Promessa e di sterminare tutto un elenco di popoli considerati nemici di Israele e quindi di Dio. Dio interviene nella lotta e punisce severamente gli Israeliti increduli ,

    anzi condiziona il suo aiuto all’osservanza di quanto lui ha stabilito.

    Il pio israelita quindi ai tempi della conquista della Terra Promessa ha sia il dovere di osservare la legge di Mosè, e in special modo i comandameti , sia il dovere di partecipare alla politica nazionale e alla guerra santa ,ognuno secondo le sue possibilità ,per essere graditi a Dio;Zerach che commise infedeltà riguardo al voto di sterminio ,attirò la maledizione su tutto il popolo!

    Le donne ,i vecchi e i bambini in genere però erano esclusi da questa partecipazione alla politica attiva e all’esecuzione dell’ideale politico ;a loro era richiesto semplicemente di essere fedeli alla legge ,magari di desiderare ardentemente e pregare e quindi immedesimarsi alla causa di Israele , di Mosè o di Giosuè e ciò bastava per la santità individuale .

    Mosè deteneva sia il potere legislativo che il potere giudiziario fino a che non fu affiancato dagli anziani .

    Mentre la legge era chiara e visibile a tutti per osservarla ,non furono sempre chiare le scelte politiche degli israeliti attraverso i secoli .

    Si può dire che in alcune epoche l’ideale politico fu ben chiaro e distinto a tutti ,come dai tempi che va dall’uscita dall’Egitto fino a

    al periodo monarchico e in special modo sotto Davide ,Ezechia ,Giosia

    fino alla deportazione. La guerra santa ai nemici di Israele e agli usi e costumi dei popoli pagani era l’ideale politico e di santità di un certo periodo storico.

    L’ideale politico veniva a mancare o era confuso quando gli Israeliti

    si conformavano agli usi e costumi dei popoli circonvicini e quando

    l’osservanza della Legge diventava pura esteriorità.

    Per tal motivo intervenivano i profeti che criticavano le scelte politiche sbagliate dei re e del popolo ,le quali erano sempre diretta conseguenza di una osservanza ritualistica della legge:”voi sacrificate un bue e poi uccidete un uomo !”

    Quando Israele perdeva la coscienza della sua diversità rispetto agli altri popoli ;la coscienza di essere il popolo di Dio,egli collezionava sconfitte politiche e umiliazioni che andavano dalla debacle militare ,

    alle carestie e pestilenze varie .

    Il pio israelita però era sempre colui che nel cuore aveva la legge del Signore anche quando era difficile avere un ideale politico.

    La forma di governo voluta da Dio per Israele non era la democrazia ! Il popolo doveva semplicemente adeguarsi alle leggi di Dio,

    per esse combattere e morire se necessario !

    Il bene comune in Israele lo ha definito Dio quale doveva essere

    ed il popolo doveva solo metterlo in pratica ognuno col suo compito.

    Dio si occupò anche di dare regole igieniche oltre leggi morali

    quando queste erano necessarie alla crescita morale del popolo.

    E’ malvagio quel genitore che educando il proprio figlio a comportarsi

    e a essere autonomo , non gli insegnasse da bambino pure a lavarsi le mani quando queste fossero sporche prima di toccare il pane ,per dirne una . Certamente quel genitore verrebbe meno a un suo dovere !

    Il bene fisico spesse volte coincide col bene morale ,anzi è collegato.

    Ma tornando al nostro discorso possiamo senz’altro affermare che

    il saper distiguere il momento politico e fare le scelte giuste significava per le guide di Israele o per il profeta aver capito il piano di Dio per quel tempo , anzi era segno di una vita morale gradita al Signore e non soltanto esteriore.

    Le scelte e le alleanze sbagliate del popolo dipendevano

    dall’inosservanza individuale e comunitaria della legge .

    E in periodi politici di scelte sbagliate era lecita la disubbidienza morale,il dissenzo interiore dalla politica generale .

    I profeti riconoscevano il ruolo della autorità politica ,del re, ma dissentivano spesso dalle loro scelte non in linea con la volontà di Dio .

    BIBLICUS

    Bisognerebbe spazzare via tutti i partiti a incominciare da quelli cattolici o cattocomunisti . Nelle città si propongono a essere eletti 12 anziani che siano supportati da un minimo di 10 testimoni o famiglie, che attestino siano persone meritevoli e abbiano buona reputazione . Questi dodici eleggano un sindaco o amministratore della città che resti in carica 7 anni .E’ vietata ogni forma di pubblicità o voto di scambio. Abolire il voto ai 18 enni ; si può votare solo a 35 anni maschi e femmine che siano !!! Aprire dei campi di restrizione e buttare tutti dentro, mafiosi ,ladri patentati , insieme ai tesserati vari …..!!! Sono misure per tempi straordinari: fare delle liste di proscrizione e affiggerle davanti ai tribunali o al comune !!!

    Rispondi
  3. carlo

    LA LEGGE NATURALE , L’AUTORITA’, LA POLITICA

    Per Aristotile l’autorità nasce dal diritto di natura e non dal consenso popolare a un “trattato” o con una delega che il popolo fa a un principe, una volta e per sempre per mettere un freno alle individualità istintuali dell’uomo, cosi come è inteso dal darwinismo e dal giusnaturalimo .

    IL Filosofo afferma che le leggi naturali sono leggi comuni a tutti gli uomini o , più limitatamente , a tutti i popoli civili , e che ,pertanto , sono ricavabili da una considerazione generale sulla natura umana . Egli dice infatti : “giusto naturale è quello che ha dappertutto ha la stessa efficacia ,“(Aristotile, Etica Nicomachea ).

    E in seguito Cicerone riferendosi ad Aristotile sentenzierà : <>; “ IL consenso di tutti è la voce stessa della natura “ (Cicerone , Tuscolane,1,13-14). Molti autori in seguito si adopereranno a dimostrare che non esiste nessuna legge di natura nei popoli perché essi hanno spesso leggi opposte , ma noi costatiamo come dei pagani , non condizionati ideologicamente, arrivino a dire con il semplice uso della ragione e con la forza della loro autorità culturale e della loro esperienza , che esistono delle leggi di natura universale a cui tutti i popoli danno o non danno il consenso !!

    E’ gia una meta eccezionale questa ed e’ la dimostrazione che il problema della legge universale naturale risale alla creazione dell’uomo . La ragione umana , non condizionata da nessun sistema religioso preciso , arriva da sola ad ammettere la necessita di leggi di natura oggettive anche se venisse a mancare il consenso popolare a causa di condizioni contingenti particolari . Questa legge naturale,certa e matematica , che Hobbes e i giusnaturalisti pensano che sia la natura istintuale dell’uomo , per gli ebrei e’ questa : “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te , né troppo lontano da te . Non è nel cielo perche’ tu dica : Chi salirà per noi in cielo ,per prendercelo e farcelo udire si chè lo possiamo eseguire ?Non è al di là del mare per prendercelo e farcelo udire si chè lo possiamo eseguire ? Anzi questa parola è molto vicina a te , è nella tua bocca e nel tuo cuore , perché tu la metta in pratica . “ (Deuteronomio ( 30,10-14) . San Paolo dirà che questa legge condanna anche tutti i pagani , anzi tutti gli uomini : “Quando i pagani che non hanno legge , per natura agiscono secondo la legge , essi , pur non avendo la legge , sono legge a se stessi : essi dimostrano che quando la legge esige è scritto nei loro cuori , come risulta dalla testimonianza della loro coscienza .” (Rom.2,14-16). E ancora : “ sei dunque inscusabile , chiunque tu sia , o uomo che giudichi ; perché mentre giudichi gli altri , condanni te stesso . “ (Rom2,1) Quindi esiste una legge universale nell’intimo dei cuori che approva o condanna tutti , conosciuta o misconosciuta c’è !

    Per il Filosofo la prima comunità naturale è la famiglia che nasce dall’unione o da una comunione di un uomo con una donna uniti da un patto naturale .

    In essa vigono regole comportamentali private tra i membri, non separate pero’ da una morale universale e nello stesso tempo regole personali.

    La prima cosa che faranno i giusnaturalisti sarà di dimostrare che se esiste una legge universale, non é certo quella data dalla natura ma è quella che deduce la scienza nel considerare la natura selvaggia dell’uomo. E’ l’uomo con la sua osservazione scientifica che deduce le leggi universali di natura perché queste non sono date dalla natura stessa , dirà Hobbes che pure costruisce la sua fortuna ideologica dicendio che ci deve essre una legge matematica anche per la morale umana . “E’ l’uomo che stabilisce “scientificamente quali sono “ poi dirà e non che bisogna leggerle nel cuore

    dell’uomo. Per i giusnaturalisti c’è un conflitto insanabile tra l’individuo e lo Stato ,anzi lo Stato è l’espressione di quella assoluta libertà ferina che l’individuo non potrà mai permettersi altrimenti avremmo la legge della giungla e l’anarchia della foresta dove ognuno lotta per la propria sopravvivenza .Per loro l’autorità nasce da un contratto a cui però il popolo deve dare una specie di consenso . Il fondamento hobbesiano è che lo stato di natura sia uno stato di guerra da cui bisogna uscire con la società civile , questo perché egli confonde gli istinti per legge naturale .

    Stessa cosa faranno gli illuministi nel dimostrare che non esiste nessuna legge di natura universale nel senso aristotelico e oggettivo ma esiste una deduzione scientifica della libertà, fraternità e uguaglianza fra gli uomini. Rosseau identifichera addirittura la democrazia con l’uguaglianza e il “buon selvaggio” è mosso solo dall’amor di sè (individulaismo)e si sente veramente libero quando ubbidisce solo alle leggi che lui stesso si è dato .

    Lo storicismo in seguito si affannerà pure lui a dimostrare che non esiste alcuna “legge di natura oggettiva ” ma tutto di pende dalla natura delle cose, dai bisogni materiali ed economici degli uomini di una determinata classe sociale ed economica in una determinata e storica situazione sociale = storicismo .

    Aristotile in realtà aveva individuato la stella polare in mezzo a tutte le tempeste e vicissitudini degli uomini e dei popoli , infatti egli dice che quando in un territorio ci sono due o più comunità o famiglie, queste debbono regolare i loro rapporti sociali , e proprio da questo nasce la naturale necessità dell’autorità e quindi delle leggi. Allora nasce la politica come conseguenza dell’etica sociale e non per frenare le passioni umane o l’istinto naturale selvaggio dell’uomo .In lui non c’è il problema della lotta del piu debole contro il piu forte , ma il problema della giustizia tra le varie parti .

    Ad esempio, se due o tre famiglie di pastori in uno stesso territorio hanno bisogno di regole o almeno di una consuetudine orale, oppure scritta, dove si dice che le pecore degli uni non debbono sconfinare nei pascoli dell’altro; non debbano rubarsi il bestiame a vicenda, anche nel caso di capi dispersi …

    Hanno bisogno di dividersi il territorio, le sorgenti d’acqua e stabilire una autorità TERZA che faccia osservare queste leggi.

    Poteva essere un sacerdote o un re, a volte anche un delinquente, ma era la natura stessa del vivere comune che richiedeva altre leggi di diritto civile; così nasceva la politica. Questa politica cercava di stabilire una giustizia e non aveva nessun carattere utopico o moralistico .

    Il Filosofo non considera l’autorità come quel potere necessario per regolare gli istinti dell’ homo homini lupus, ma è quel potere che regola i rapporti tra individui e tra comunità e classi sociali per uno sviluppo ordinato di ognuna per i fini assegnatigli dalla stessa natura .

    Non esiste conflitto innato tra individuo e autorità ; non ci deve essere, oppure distinguere sempre nell’autorità colei che dovrebbe assicurare una giustizia giusta, che non è altro se non l’antico concetto ebraico di : “occhio per occhio e dente per dente”, parole che non significano vendetta sul nemico, ma giustizia al disopra degli interessi e delle parti. Nella legislazione ebraica possiamo distinguere anche culturalmente due tipi di leggi . Una legge scritta da Dio e data a Mose’ sul Sinai , ed era quella legge che andava riposta nell’Arca , e poi una legge “minore” che non era legge universale ma l’adattamento di questa a situazioni e culture particolari . Questa legge umana non andava riposta nell’arca e adorata perché non era universale però aveva forza di legge in quella cultura e situazione geografica . La legge ebraica ( dell’Arca ) non era altro che la sintesi scritta della legge universale fino allora mai messa per iscritta in una sintesi cosi concentrata. Il politico o l’ autorità non debbono fare altro se non attuare quella giustizia nella società degli uomini . La libertà significa diosobbedire e seguire l’istinto e non la ragione intrinseca di quella legge .

    La Politica di Aristotele e anche il Codex del diritto romano non sembrano altro che una ripetizione, una replica di uno dell’altro circa la giustificazione del potere politico e imperiale, nonché in secoli recenti se ne sono venuti altri naturalisti e ci hanno insegnato che bisogna studiare “ i bisogni umani” che non sono molto diversi da quelli delle bestie e che il loro metodo era finalmente scientifico e certo al contrario di quello della tradizione pagana ed ebraica che fondano l’autorità su una esigenza etica e naturale di giustizia giusta al disopra delle parti.

    Diceva Dio a Mosè nel Deuteronomio: “non devi guardare nè a destra, nè a sinistra nel giudizio del tuo prossimo.” Ovvero la giustizia non tiene conto del censo sociale dell’individuo nè che sia ricco e nè che sia povero ; né dei suoi bisogni particolari diremmo noi !

    Il potere quindi non è in antitesi al diritto naturale dell’individuo ma un ordinatore e regolatore di rapporti tra individui e tra società o comunità di grado superiore.

    L’individuo non è contrapposto allo Stato che rappresenterebbe quel potere di tenere a bada le istintualità , l’homo homini lupus ,ma questo è colui che presiede allo sviluppo ordinato della sua vita sociale . Secondo giustizia e non secondo uguaglianza !

    Nel modello Aristotelico la società umana passa da una piccola a una più grande per progressione geometrica.

    Le società e l’individuo per Aristotile non sono un’ astratto stato naturale in cui casualmente si sarebbe trovato l’uomo cronologicamente prima della necessità dello Stato che reprimesse le singole individualità, ma entità concrete, come la famiglia naturale consistente di due persone , maschio e femmina , che si associano, non essendo nemici tra loro a causa della natura ferina.

    Sono due persone buone di natura che si amano e non hanno bisogno di scrivere regole di convivenza . Quindi il modello di società Aristotelico è aperto nel senso che le società variano di numero e progressione ma non c’è contrapposizione tra individuo e società, dove o prevale l’uno o prevale l’altro. Soprattutto in Aristotile non c’è l’ utopia o esigenze moralistiche ; non c’è il bisogno di adeguare la società a modelli sbagliati quanto alla semplice natura tale quale appare . Egli non sente la necessità di sognare dei modelli astratti e artificiali (ideali) di società perfetta.

    Per Aristotile la società perfetta e ultima è lo Stato in cui c’è un rapporto di progressione e continuità dalla famiglia.

    L’individuo non è un individuo isolato e pericoloso come un leone nella giungla che abbia bisogno di uccidere per sopravvivere o che deve stare sempre in agguato per procacciarsi il cibo che un altro nemico affamato gli vuole privare e dal quale bisogna difendersi .

    La società non è una classe di individui nella stessa situazione economica in lotta con un’altra classe che bisogna sopprimere e l’uomo non è l’homo artificialis creato dalla cultura. La società non è un’ astratta tesi e antitesi dalla quale viene fuori una sintesi . Non è oggi questo e domani il contrario di questo !

    Anche lo Stato non è artificialis e astratto , detenitore di un contratto (truffa ) che bisogna stracciare , ma nasce dalla difesa di questi gruppi di individui nel territorio, per procurarsi i mezzi di sussistenza e dividersi il lavoro per lo sviluppo ordinato della società e delle famiglie .

    Queste cose non vanno fatte se non avendo un modello etico ben preciso, dato dalla stessa natura umana che non è solo animale.

    Il principio di legittimazione dell’autorità quindi non è il consenso, se pur importante, ma lo stato di necessità naturale che nasce dalla stessa natura sociale e non dalla lotta degli egoismi tra individui .

    La società pre politica per il Filosofo è la famiglia la quale è quella società che organizza la casa (Oikos).

    Il primo libro della Politica di Aristotile riguarda il governo della casa, la società domestica e la sua economia.

    Non esistono per il Filosofo artificiali individui isolati viventi al di fuori di qualsiasi norma in uno stato di libertà e uguaglianza primigenia che oggi predomina nel modello darwiniano di famiglia . Lo si costata dal fatto che ogni volta che si parla della difesa del nucleo famigliare come primo modello politico più piccolo, se ne viene sempre fuori qualcuno di destra o di sinistra a dire che è una concezione reazionaria ogni interpretazione che considera lo Stato come lo sviluppo naturale della famiglia.

    Il modello del potere è infatti quello del padre sul figlio esteso per gradi al re o a un capo e lo stato per Aristotile non è meno naturale delle altre forme più naturali del vivere sociale.

    Lo stato civile oggi vive della chimera contrattualistica fatta passare per società civile. Gli stati non si sono formati per un atto di ragione umana ma per un atto naturale, i cittadini hanno bisogno dell’autorità non per regolare i loro istinti ma per vivere ordinatamente e secondo giustizia .

    C’è una società al disopra delle altre società che si differenzia per un maggior grado di autorità sulle altre tra loro e questa società è lo Stato.

    Questa autorità non dipende da nessun’ altra se non dalla legge morale di natura che giustifica il suo esistere.

    L’autorità viene dall’alto perché il padre comanda per natura sul figlio e non viceversa, per contratto, il figlio dice al padre cosa deve fare.

    Ora dove bisogna collegare l’azione della politica in questo discorso?

    Un movimento politico cerca di ristabilire i principi etici universali violati nel corpo sociale e colloca al loro giusto posto in ordine etico le varie società minori per il loro fine naturale e nel fare questo ha le giustificazioni etiche e morali nell’uso di tutti i mezzi che ha a disposizione . Ciò che è giusto o ciò che non è giusto non lo determina una maggioranza o un voto in piu o in meno , ma una legge oggettiva , naturale , universale , a cui il politico o la politica si ispira .

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