Sulla democrazia digitale

Come molti di voi sanno, sto lavorando alla definizione di una struttura organizzativa che

  • garantisca le funzioni di un partito;
  • tuteli la sovranità dei militanti;
  • sia abbastanza impermeabile alle derive mafioso/carbonare che caratterizzano i partiti attuali;
  • e funzioni (nel senso che sia in grado di fare cose).
Questa struttura organizzativa che ho chiamato Rete Nea Polis (RNP) vuole essere neutra, nel senso che è concepita per funzionare indipendentemente dalla linea del partito che la utilizza, e nasce per essere messa a disposizione di qualinque gruppo di cittadini che la voglia utilizzare.

Allo stesso tempo, il mio lavoro è aperto ai commenti ed ai consigli di chiunque voglia dedicare il suo tempo a comprenderlo, migliorarlo ed, eventualmente partecipare ai nodi che verranno formati con intento sperimentale.

Per questo motivo ri-pubblicherò anche tutto il materiale trovato in rete che mi ha dato spunti interessanti.

Pubblico nel seguito un articolo di Uriel Fanelli (che non ama essere linkato) con il quale non concordo pienamente ma che contiene una interessante analisi dei limiti degli attuali tentativi di democrazia digitale.

Tengo solo a premettere che, a differenza di Fanelli, io rispetto tutti questi tentativi in quanto sono azioni di cittadini che, almeno, hanno provato a fare qualcosa.

La democrazia apparente.

Scritto da 
Una simpatica persona mi ha posto un problema interessante, che richiede un esame delle esperienze di politica digitale , o almeno di gestione dei gruppi umani che interagiscono attraverso sistemi digitali. Insomma, mi si chiede quale potrebbe essere un approccio politico ad una piattaforma digitale che consenta ai cittadini di far politica, almeno locale. Il problema e’ interessante, perche’ quando si esamina attentamente le risposte sono terribili.

Innanzitutto, parlare di “democrazia digitale” e’ una mistificazione bella e buona.
Le prime comunita’ digitali, sulle BBS , erano generalmente delle dittature. Il SYSOP aveva tre-quattro stati:
  1. Dormiva
  2. Partecipava
  3. Avvisava “stai esagerando”
  4. Bannava “sei fuori per X tempo”.
 Il padrone della BBS , che possedeva fisicamente il computer, era totalmente padrone della situazione. La stragrande maggioranza delle attivita si svolgevano in stato 1 , spesso si passava allo stato 2, qualche volta allo stato 3 e pochissimo al 4.
Il guaio e’ che , molto direttamente, se lo classifichiamo sul piano politico si trattava di una dittatura, la quale
  1. Era una dittatura soft. Le punizioni non erano cosi’ dure, ed erano virtuali.
  2. Il 95% delle attivita’ avvenivano in stato di completa anarchia.
  3. Se il titolare della BBS bannava troppa gente, la sua BBS rimaneva deserta.
Si trattava di una dittatura che poteva esercitare solo punizioni virtuali -quindi facilmente tollerabili- , che era resa sopportabile dal fatto che sotto c’era una sostanziale anarchia. Il dittatore osservava i polli nel pollaio senza intervenire, quando vedeva una zuffa interveniva, e poco piu’.
Se poi passiamo ad Usenet e alla moda dei forum, alle mailing lists, e persino alle comunita’ come Facebook e Twitter, scopriamo che si tratta sempre dello stesso schema:
  1. Uno strato di Sostanziale anarchia , con i padroni del sistema come osservatori semipassivi.
  2. Uno strato di “intervento di esclusione” -inappellabile- quando qualcuno fa casino.

Ma Twitter e Facebook sono considerati democrazia digitale, no? No.

Nemmeno Twitter e Facebook, dunque, sono strettamente ascrivibili alla “democrazia digitale”: si tratta di spazi di anarchia limitati negli eccessi da una sostanziale dittatura, a sua volta limitata in durezza dal rischio di fuga degli utenti.
Perche’ appaiono come democrazia digitale? Perche’ lo strato di anarchia sottostante fornisce una sensazione di liberta’ tale che i rari interventi punitivi non bastano a far percepire adeguatamente la dittatura in atto. E’ come se il governo mettesse ovunque telecamere dotate di fucili. Poi, il governo non interviene, ma appena uno produce danni a qualcuno o all’infrastruttura, , lo ammazza sul posto.
Sicuramente la pena sarebbe spropositata, ma poiche’ nei limiti consentiti c’e’ liberta’ assoluta, un sistema dittatoriale simile apparirebbe invece assai liberale. Non per niente si tratta del sogno degli anarcoliberisti. Attenzione, pero” questi sono sistemi pre-politici. Sebbene possano dare vita a fenomeni politici -quando hai milioni di utenti non puoi evitarli, semmai- non si tratta di sistemi ove il popolo e’ chiamato a decidere alcunche’. L’unica cosa che puo’ decidere il popolo e’di abbandonare la piattaforma se non e’ d’accordo. Punto.
Sistemi come Twitter e Facebook sono, se usiamo il linguaggio politico per descriverli, delle tirannidi estremamente autoritarie (non si discutono le decisioni del CEO) , con l’attenuante di non occuparsi troppo di quel che fanno i cittadini. E’ come se Mussolini avesse detto “purche’ mi lasciate al potere, fate pure il cazzo che volete, io faro’ rispettare si e no dieci leggi in croce, ovviamente mediante fucilazione sul posto“.
La quantita’ di liberta’ concessa dal tiranno al singolo individuo (poteva fare qualsiasi cosa tranne provare ad abbattere Mussolini , organizzare tumulti, uccidere e rubare) , comparata con le leggi precedenti ,che portarono Marinetti in tribunale per il Mafarka’, che prevedevano crimini contro la morale, contro la religione, contro il Re, contro la reputazione, contro l’onore , sarebbe apparsa una liberta’ IMMENSA. Ciononostante, stiamo parlando di un sistema ove per qualsiasi crimine ci sarebbe stata la pena di morte senza processo.
Quindi no, non sono riuscito a trovare un solo esempio SU VASTA SCALA di democrazia digitale. Su piccola scala c’e’ qualcosa, ma e’ palesemente contraddittorio.Prendiamo per esempio il caso del meetup e di Parma. Grillo sostiene che Pizzarotti sia stato scelto come candidato “dal basso” e probabilmente nel senso che intende lui e’ vero. Ma se osserviamo il meccanismo elettorale, osserviamo che gli iscritti al meetup di Parma sono circa il 3% degli effettivi elettori di Pizzarotti.
Il meccanismo di “democrazia digitale”, quindi, non e’ nulla di nuovo: un PICCOLO gruppo di “tesserati”, come accadeva nel vecchio PCI, elegge il segretario. Che poi la gente -non tesserata- vota sulla scheda delle elezioni.
In questo senso, il meetup non si comporta come un’agora’(1), ma come un semplice congresso di partito, ove “avere la tessera” viene traslato in rete con “avere un account”. E’ vero che chiunque potrebbe avere un account, ma e’ anche vero che chiunque potrebbe teoricamente avere una tessera ad un partito.
E’ un pochino diverso nel caso del partito Pirata, ma c’e’ una ragione: esso si rivolge a quella generazione che e’ “digital native”, e che vive in rete. Per loro esprimersi in rete e’ normale, e la base votante coincide con la base che partecipa. Ma questa e’ un’eccezione legata alla sua composizione: studenti, studenti, giovani e ancora giovani, tutti connessi ad internet, tutti digital native.In questo caso, la selezione avviene a monte: il Piraten Partei , sul piano politico, e’ un’aristocrazia. La barriera di ingresso e’ data proprio dalla costituzione del partito, che sembra democratico semplicementeperche’ la selezione e’ a monte. In generale, quindi, esistono sistemi di polling mediante internet nel mondo, ma NESSUNO di essi puo’, sinora, rientrare perfettamente nell’etichetta di “democrazia digitale”.
Un software che producesse un simile effetto dovrebbe avere dei requisiti specifici, che pero’ otterrebbero uno sgradevole risultato:
  • Sorvegliare che il voto proceda correttamente. Ognuno deve avere un solo account, e quindi un solo voto. Occorre l’equivalente di una certificazione , di un ufficio elettorale.
  • Sorvegliare che la campagna elettorale proceda correttamente. Che non ci siano sobillatori e atteggiamenti terroristici verso la popolazione. Occorre l’equivalente di un ministero degli interni.
  • Sorvegliare che non esistano furbate come liste civetta, proposte civetta, candidati civetta, e tutto l’armamentario dei vecchi politici. Attualmente nemmeno il sistema elettorale ci riesce.
Questo non e’ per niente semplice: occorrono interi ministeri dedicati allo scopo , soltanto per garantire un voto serio ed affidabile. Se poi vogliamo evitare le degenerazioni politiche, dobbiamo entrare addirittura nel merito dei contenuti, e qui si crea per forza di cose un’autorita’ capace di dire “questo si fa, questo non si puo’ fare”.
Ma se anche traducessimo  tutto il lavorio del ministero degli interni in un sistema elettronico (certificati elettorali via SMS, controllo sui candidati, e tutto quanto), tutto cio’ che avremmo sarebbe un sistema completamente identico all’attuale, con la sola aggiunta che risentirebbe della bassa cultura informatica locale.
La prima domanda e’: e’ possibile evitare davvero che un sistema simile venga frodato da una minoranza che usa espedienti vari per guastare i numeri? In realta’ esiste questa possibilita’, usando tecniche che vengono dal mondo della matematica. Quello che non so e’ se vi piacera’ il risultato.Il punto, pero’, e’ che i parassiti della politica italiana non vi lascieranno MAI in pace sinche’ avrete piattaforme “ingenue” come liquidfeedback, per cui probabilmente il risultato NON vi piacera’, ma tutti gli altri risultati vi piaceranno ancora meno.
C’e’ un solo modo di aggirare la possibilita’ di frode elettorale, ed e’ la votazione a campione. Significa che anziche’ far votare tutti, si invia un SMS con un token solo ad una parte sufficientemente alta (usando la teoria delle stime statistiche ) da misurare la prevalenza. In questo modo, il singolo gruppetto di guastatori vede la propria dimensione calare , mentre la massa degli elettori e’ ancora molto alta.
Mi spiego: se io voglio misurare, su 44 milioni di persone , una prevalenza del 53% con l’1% di errore e il 95% di confidenza, il mio campione si aggira nell’ordine (calcolo a mente, non mi scocciate) de 20-30K persone.  Se consideriamo che sono meno dell’ 1%, e che il voto piu’ piccolo vale 1, per fare voto di scambio con elezioni che avvengono a campione dovrete avere almeno 1000 persone, per influire sul voto di una singola unita’.
Se, cioe’, facessimo votare un campione di italiani , scelto a casaccio, di circa 20-30 mila persone,anziche’ tutti, il voto di scambio sarebbe praticamente impossibile.
Un sistema di voto digitale che dovesse annullare il fenomeno dei falsi account, dei doppi account e roba simile dovrebbe semplicemente inviare una password per votare a circa l’1% degli aventi diritto. In quel modo, per poter influire sul voto usando espedienti truffaldini , occorrerebbero cosi’ tanti fake account da allarmare i gestori del sistema.
Lo stesso dicasi del problema delle liste civetta: la tua lista civetta puo’ anche togliermi 100 voti su 35.000, ma se uso un sistema statistico, e gli elettori sono in tutto 350 su 35.000 quei 100 voti scompaiono nell’errore di misura, e la prevalenza rimane chiara.
Quindi, il primo requisito di un sistema informativo del genere sarebbe di generare casualmente una lista-campione di elettori, comprendente circa l’1% degli iscritti scelti a caso, e mandare l’invito con la password solo a loro. Sembra meno democratico perche’ coinvolge meno gente, ma rende quasi impossibili i brogli , i voti marcati , i voti doppi, i voti comprati (non sai se quello che paghi sara’ il tizio chiamato a votare) e rende inutili le liste civetta e i candidati civetta.
Paradossalmente, quindi, per ottenere un risultato “filtrato” in un sistema di democrazia digitale, vi serve MENO partecipazione. Ma attenzione, perche’ si potrebbe ovviare al problema usando un doppio turno. In questo caso, la prima selezione si farebbe con un campione, scegliendo i primi due , e poi la seconda selezione con un campione diverso. Usando doppio turno ed elezioni a campione, barare e’ semplicemente impossibile.
Quindi, prendiamo il requisito: un sistema di democrazia elettronica che si proponga di bloccare frodi e voti e’ un sistema che sceglie un campione tra gli iscritti e manda, solo a loro, la password che serve a votare UNA volta. Dopodiche’, si scremano i primi due candidati, e al secondo turno si usa un campione altrettanto numeroso ma diverso.
Lo stesso dicasi nel caso di voto per delle proposte. Se le proposte sono, diciamo, almeno sei o sette, si fa un primo turno con elettori scelti a caso, e un secondo turno per decidere tra i primi due del primo turno.
Sin qui, abbiamo garantito che il sistema riesca a misurare il risultato elettorale con precisione sufficiente , e che sia abbastanza resistente ai trucchi, o almeno a molti di essi.
Questo non e’ un requisito di liquidfeedback, che e’ un ottimo sistema ma e’ cosi’ ingenuo che in Italia sarebbe truffato dopo cinque secondi, cosi’ come sono inutili le primarie ad accesso libero perche’ troppo semplici da fregare. Basterebbe inviare via SMS un token per votare in un posto preciso, e il fenomeno dei doppi voti alle primarie scomparirebbe.
Al contrario, il secondo problema sarebbe il dibattito. Ci sara’ nel partito uno spazio digitale per dibattere le singole proposte, spesso avviene dentro LF. Occorre evitare che qualcuno prenda il controllo del dibattito seminando il panico o manipolando le folle. Questo si puo’ fare, ma questa volta arriva in nostro aiuto Petri anziche’ Gauss.Il mestatore di professione ha DUE tecniche: la paura e la polemica. LA paura consiste nel postare roba tipo “moriremo tutti di cancro se aprono una nuova Despar all’angolo”. Il polemico ha una tecnica che consiste nell’impegnare l’avversario in interminabili discussioni su dei “minors” , e occupare cosi’ tutto lo spazio.Entrambe le tecniche, pero’, sono dei sottoinsiemi di una rete di petri, ovvero sono singole marcature di una rete di Petri. Esse hanno bisogno , per essere definite, di una funzione di post-incidenza e di pre-incidenza.Cosa significa? Se vogliamo che in un dibattito tutti si alzino e dicano cose come:

  • Riguardo a questo argomento io la penso cosi’, e i fatti sono questi.

Dobbiamo evitare due cose. La prima e’ la paura.

La paura e’ un fenomeno per cui le argomentazioni razionali vengono annientate da una singola informazione o dichiarazione. Per esempio, gli attentati alla stazione di Madrid prima delle elezioni fecero vincere la sinistra spagnola. Al contrario, l’ 11 settembre , DOPO le elezioni, porto’ ad una America molto piu’ repubblicana.

Che cosa significa? Significa che siamo sensibili all’ordine degli argomenti. Se all’inizio del dibattito io grido “moriremo tutti! escono dalle fottute pareti!” , il dibattito che segue mi seppellira’ di risate e confutazioni. Se invece lo dichiaro ALLA FINE, avro’ centrato il mio obiettivo.

Chi semina paura, cioe’, ha bisogno di essere l’ultimo a parlare. Se io dico che con il nuovo fornaio di via Matteotti sprofondera’ la citta’ di Cento, nel dibattito che segue verro’ fatto a pezzi. Ma se il dibattito NON segue, qualcuno avra’ paura di perdere Cento e votera’ contro la licenza.

Cosi’, il problema e’ che dobbiamo togliere la conoscenza dell’ordinamento a chi parla nel nostro forum. Diciamo che:

  • Per ogni argomento bisogna iscriversi a scrivere cosa si pensa nel forum.
  • Vi viene detto quando parlerete, ma non quando scriveranno gli altri e chi sono.
  • Viene estratto un ordine casuale.
  • Alla fine del dibattito vengono scelti N tra coloro che hanno gia’ parlato, a caso, per parlare un’ultima volta.

In questo modo, nessuno ha interesse ad uscirsene con la minchiata terroristica, per paura di non avere l’ultima parola, o di essere contraddetto dopo.

Il secondo punto, la polemica, consiste nell’interagire con un altro membro del forum al punto di occupare tutta la scena. In Italia questo si fa con un avversario o con uno pseudo avversario, cioe’ con un infiltrato che si presta al gioco pur non dichiarando la propria reale fazione.

Anche in questo caso, pero’, la polemica richiede che sia noto l’ordine. E’ vero che i nostri due eroi possono comunicarselo a vicenda, ma il problema viene se qualcun altro poi posta dopo di loro. Il problema e’ che queste operazioni vengono normalmente pianificate, e se voi introducete una casualita’ nell’ordine delle dichiarazioni, siete fregati.

Il secondo requisito, quindi, e’ per le zone pubbliche del nostro sistema di discussione , ed e’ questo:

  1. Argomento per argomento, ci si iscrive a parlare.
  2. Un software elabora, per ogni argomento, un ordine casuale di interventi.
  3. Esiste un “trailer” nel quale vengono ripescati coloro che hanno gia’ parlato una volta.
  4. Gli utenti vengono avvisati n giorni prima della loro finestra di intervento.

Ovviamente questo sembrera’ fastidioso e limitante, ma ha il grande pregio di tener fuori i professionisti della polemica e della destabilizzazione.

Ma se anche supponiamo che il sistema funzioni cosi’, adesso avete un altro problema: come ho detto, il Partito Pirata tedesco e’ un partito di elite. Esso rappresenta una societa’ di studenti, che in Germani ricevono sussidi per uscire di casa, hanno centri di impiego universitari per integrare il sussidio, eccetera eccetera, insomma: formano una societa’ a se’ stante.Il Piraten Partei tedesco viene da li’, e rappresenta loro. MA essendo un esperimento sociologico molto piu’ che  politico, NON avete nessuna speranza di replicarlo in Italia.Quello che dovrete trovare, cioe’, e’ una spinta che porti le persone  a venire da voi, per poi avere un atteggiamento attivo. E specialmente, dovrete convincere la MAGGIORANZA ad intervenire, perche’ se , come ha fatto Grillo a PArma, nelle vostre bacheche digitali c’e’ solo una piccola frazione degli elettori di Pizzarotti, tutto quel che avete fatto non e’ di creare una democrazia digitale, ma un semplice congresso di partito digitale.Che e’ una cosa MOLTO diversa: il mezzo NON e’ il metodo.

Uriel

(1) A dire il vero, anche dopo le riforme timocratiche di Solone, all’agora’ accedeva si e no l’1% della popolazione.

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