Prima l’aumento del cibo o prima le rivolte? Prima l’uovo o la gallina?

Faccio riferimento all’interessante articolo di Debora Billi sul blog Crisis che mostra la correlazione tra rivolte e prezzo del cibo, rilevata da Brian Merchant che, su Motherboard,  ha scritto un interessante report degli ultimi modelli scientifici relativi alle rivolte in corso per il mondo.

Questo studio può essere rappresentato dalla figura che segue.

La lettura della figura sopra esposta è abbastanza semplice, i pallini indicano il prezzo del cibo, le linee rosse indicano i moti di rivolta. 

Come naturale sia Debora Billi che Brian Merchant ritengono che l’aumento del prezzo del cibo porti alle rivolte.

Si tratta di una posizione condivisibile che vede la causa precedere la conseguenza.

Però, a me, questo grafico, fa vedere anche la correlazione inversa che vede un stato di tensione generalizzato generare un aumento del cibo (e quindi delle commodities) altrettanto generalizzato.

Ecco quindi una buona ragione per produrre improbabili filmetti porno dedicati a Maometto che generino esplosioni di violenza in tutti gli stati islamici.

3 pensieri su “Prima l’aumento del cibo o prima le rivolte? Prima l’uovo o la gallina?

  1. Debora B.

    Ciao Guido!
    Grazie per la tua riflessione. Forse non sono riuscita ad afferrarne le implicazioni, ma a me sembra che l’aumento del prezzo del cibo sia decisamente precedente alle rivolte. Anche perché ha molteplici cause: dai problemi climatici, alle speculazioni finanziarie, alla fame della Cina e di altre potenze emergenti.
    Quanto alla produzione di filmetti, di motivazioni se ne trovano sempre a iosa… 😉

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  2. Guido Autore articolo

    Cara Debora,
    penso che tu abbia certamente notato l’incompletezza del mio intervento che conteneva unicamente uno spunto di riflessione ed una possibile intuizione emersa guardando il grafico.

    La domanda che mi girava in testa era (ed è): perché mollare l’osso della speculazione sul debito sovrano e schiacciare l’acceleratore verso un conflitto in medio oriente?

    L’unica certezza che ho è che l’uccisione di un ambasciatore statunitense (da una parte) e l’esplosione pilotata del mondo islamico (dall’altra) non sono né cose facili né cose da poco.

    Il resto è pura speculazione senza dati ed, in realtà, il mio blog ha l’unica funzione di stimolare amici più esperti e capaci di me che mi leggono (soprattutto per amicizia) e che, magari sulla base di una mia suggestione o una notizia che trovo in giro, raccolgano notizie più complete ed illuminanti.

    Ciao

    Guido

    PS
    Invito comunque tutti i lettori a non pensare che gli unici attori in gioco siano gli Stati Uniti e gli integralisti islamici.
    Faccio notare a tutti che, in medio oriente, nulla è così semplice e che, questa partita, si gioca su un tavolo molto molto grosso che tocca Russia, Cina, Germania, Inghilterra, Francia, il resto dell’Europa, il Vaticano (che ha mosso niente meno che il Papa), l’India, il Pakistan, l’Indonesia, e quindi l’estremo oriente.

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  3. sergio di cori modigliani

    sono d’accordo con Guido sul fatto che si tratta di una perversa sostituzione dei due termini “causa e conseguenze”; e la Billi (e anche questo sito) sta facendo un lavoro eccellente. In verità mi sembra che la strozzatura del cibo sia l’unico elemento forte che ha il Potere in occidente per spingere a rivolte da loro stessi pilotate. Il quadro internazionale è davvero molto complesso e non vi è dubbio che stiano tentando in tutti i modi di spingere verso una guerra che risolverebbe problemi finanziari. Penso che sia un impegno politico, spirituale, etico e morale di tutti noi, cercare di non partecipare alla confusione e all’annebbiamento del teatro, iniziando anche da minime modificazioni comportamentali che comportino il ripristino di un minimo di educazione, confronto, dibattito, scontro, quello che è, ma evitando conflittualità e insulti permanenti che non aiuta nessuno, se non quelli che hanno bisogno di sfogarsi a raffica. Per questo c’è facebook che ha sostituito le terapie psicologiche e la confessione dal prete. Se è possibile, sui blogs, è meglio essere, quantomeno costruttivi o propositivi. Quando non si è d’accordo, si manifesta il proprio dissenso, oppure non si legge più quel blog, tutto qui. E cominciare a cercare di organizzarsi per costruire gangli minimi di socialità reale in carne e ossa nel mondo reale, per evitare le trappole diaboliche del mondo virtuale. Cerchiamo di essere pacifisti, tutti, per prima cosa.

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