Sic rebus stantibis, non si tratta di “se” ci ridurremo come la Grecia: si tratta di “quando” ci ridurremo come la Grecia.

Mi sto rendendo conto di quanto scarsa è stata la mia capacità di far comprendere quanto intendevo dire ieri.

Una cosa che, tra l’altro, aumenta la confusione è la convergenza dei due temi di ambito politico che mi hanno appassionato ultimamente: l’attacco della finanza nei confronti della cittadinanza e la necessità di mettere in piedi un sistema politico che ci permetta di aumentare il livello qualitativo di coloro a cui demandiamo la nostra rappresentanza.

Come vi dicevo, i due temi si sono uniti l’altro ieri sera quando mi sono reso conto che esiste un intero stato, la Grecia, che si è strutturato in modo da spendere sistematicamente più di quanto non produca e, cosa importantissima, ciò vale anche se non si considerano gli interessi sui debiti fatti in passato.

In altre parole, anche se abboniamo interamente il debito dei cittadini greci, essi non saranno in grado di mantenersi e, conseguentemente, o li si condanna ad uno stato di perenne infanzia o li si condanna ad un dolorosissimo percorso di maturazione.

Parlando di Grecia, la mia convinzione è che si debba seguire un percorso intermedio che garantisca i diritti fondamentali dell’essere umano (sanità, sopravvivenza, tutela dell’infanzia), che costruisca un sistema di infrastrutture usando sì fondi europei ma, al tempo stesso, anche un management europeo, e si imponga ai greci di fare riforme che garantiscano una reale maturazione del popolo greco (e questo meriterebbe un intero post).

Subito dopo aver parlato di Grecia, non posso però esimermi di pensare all’Italia e di rendermi conto che, al momento, abbiamo una classe politica assolutamente analoga a quella greca (se non peggiore).
Infatti, i Greci partivano da una situazione di arretratezza da cui non sono riusciti ad innalzarsi mentre noi stiamo cadendo verso il basso a partire da una situazione molto migliore.

E questo sfacelo è dovuto alla convinzione, paradossalmente generata proprio dalla “cura” mani pulite che il set minimo di requisti morali, organizzativi, culturali, ideali e politici necessari a rappresentare la popolazione potesse essere abbassato a piacere.

In questo modo, abbiamo in alcuni casi, candidati rispettabili dal punto di vista morale che sono però desolanti per capacità organizzative e politiche.
Soprattutto, le stanze dei bottoni sono perennemente occupate da persone che pensano di poter compensare catastrofi organizzative con una battuta di spirito.

– Come osate dire che io sono una persona che non ha sofferto – tuonava la Polverini di fronte a cittadini infuriati per lo stato degli ospedali romani.

– E chi se frega di quello che hai sofferto! – avrebbero dovuto rispondere – noi parliamo con la Polverini “amministratore della regione” che, come nostro dipendente, deve spiegarci cosa ha fatto e cosa non ha fatto, cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato.

In altre parole dobbiamo pretendere da una persona che si porta a casa decine di migliaia di euro al mese quello che pretendiamo, senza battere ciglio, da un interinale ventenne che viene pagato 500 € quando pare al padrone.

E questo deve essere esteso a tutti gli amministratori a partire da quelli più in basso (per intenderci, quelli che gestiscono le singole sezioni di partito) fino ad arrivare al Presidente della Repubblica.

Altrimenti non si tratta di “se” ci ridurremo come la Grecia: si tratta di “quando” ci ridurremo come la Grecia.

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