Non sete di sangue ma fame di vita

I'm In Here - Sono Qui

Ieri, in questo post, Claudio Messora ci raccontava come Monti, a cui era stato chiesto cosa intendesse fare per combattere i privilegi della casta, abbia risposto di avere “l’impressione che la domanda nella popolazione di sangue della politica sia sostanzialmente illimitata”.
Monti ha poi aggiunto che con il tetto di 305 mila euro agli stipendi dei top manager nella pubblica amministrazione farà fatica a trovare personalità di rilievo.

Non voglio negare che molti cittadini detestino la cosiddetta casta a causa di una sensazione di rabbia che parte della pancia e non passa per il cervello: voglio però aggiungere che questa rabbia e questo odio istintuale sono basati su percezioni ragionevolissime che, se saggiamente incanalate, spingono verso l’unica possibile soluzione del problema.

Nei giorni scorsi notavo la Grecia e vedevo che i politici greci si sono comportati precisamente come i nostri.
Ieri, sul programma di Gad Lerner, qualcuno ha fatto notare come la Grecia, nonostante le dimensioni più ridotte della sua popolazione e della sua economia, abbia anticipato ed estremizzato fenomeni sociali come sprechi, corruzione, evasione, default, guerre civili, e dittature militari che, da noi, sono state ad un passo dall’essere realizzate.

E’ quindi ragionevole, per il cittadino italiano che vede i suoi politici comportarsi come, se non peggio, dei politici greci, desiderare che vengano allontanati dal potere.
E’ tanto più ragionevole nel momento in cui costoro agiscono con l’arroganza di una aristocrazia decadente e timorosa di perdere un potere che, in cuor proprio, teme di non meritare ed, allo stesso tempo, è ragionevole essere indignati dall’atteggiamento arrogante che copre la paura di questi signori mentre i servizi pubblici vengono progressivamente smantellati dalla loro insipiente incuria.

Mentre la maggioranza finge di governare, la cosiddetta opposizione finge di opporsi alla stessa non-politica che metterebbe in pratica se fosse al governo.
In realtà, le strategie di entrambi gli schieramenti si riducono al soffocamento di ogni proposta alternativa ed all’accaparramento di coloro che si ostinano a continuare a votare per mezzo di proposte politiche prettamente pubblicitarie.
In altre parole, i nostri politici non propongono più politica: si limitano a venderci suggestioni come fossero piazzisti della Coca Cola o della Marlboro Country.

Dato che le menti libere viaggiano parallele, Sergio Di Cori Modigliani ha trattato lo stesso tema di Messora, partendo da alcune considerazioni sul festival di San Remo.

Questa edizione del Festival di Sanremo è stato il trionfo di Silvio Berlusconi. E’ stata la vittoria della sua idea di politica (cioè: la fine della politica, che è il suo obiettivo, ovverossia di coloro che stanno dietro e sopra di lui) perché ha definitivamente sancito una interpretazione pubblicitaria dell’esistenza, alla quale la sinistra democratica ha aderito ponendo le basi per il proprio suicidio annunciato. Perché tutti i media compatti –nessuno escluso- hanno aderito (determinandone il trionfo) al concetto espresso nel 2008 dal piduista Fabrizio Cicchitto “la politica vuol dire consenso”: il che è falso.
E’ una frase che appartiene alla tradizione delle dittature e della cultura della destra reazionaria. La politica intesa come ricerca del consenso è la base dell’idea pubblicitaria dell’esistenza. La politica, invece, è un’altra cosa “è l’applicazione dell’attività sociale collettiva finalizzata al confronto, dibattito, gestione e applicazione di tutte quelle attività amministrative e lavorative relative al bene pubblico comune”. Qusta è la definizione della politica.
Un animale politico puro lotta perché è convinto che la sua idea, i principii che fondano il suo pensiero, i suoi programmi, i suoi progetti, rappresentino il meglio per tutti e siano la soluzione per risolvere i problemi della collettività. Se lo seguono in cinque o in 5 milioni, per lui è uguale. Non è che la quantità fa cambiare l’idea; ne rende semplicemente più realistica la sua applicazione dal punto di vista statistico, il che è diverso. I politici –quando fanno politica, per l’appunto- sono i meccanici della macchina sociale deputati alla scelta e manutenzione degli utensili giusti (cioè gli amministratori competenti) per pulire il carburante, oliare il motore, gonfiare i pneumatici, immettere la benzina e far muovere l’automobile paese, una macchina davvero complessa.
Nella società post-moderna, il politico è l’individuo in grado di saper discernere gli elementi probanti all’interno della complessità. Anche l’Arte funziona nello stesso modo. Identico.
Un artista se ne frega se è riconosciuto o meno. E’ importante soltanto per il suo narcisismo, per il suo bisogno personale, per la sua pace individuale relativa alle bollette da pagare e alle scadenze della vita quotidiana. Ma se è amato o è anonimo e sconosciuto è un aspetto irrilevante rispetto a ciò che sente di voler comporre, scrivere, suonare, disegnare, dipingere, allestire. Per il politico, così come per l’artista, è fondamentale la qualità del progetto, non la quantità del consenso. Alcune volte può corrispondere, e sono quelli momenti di grande apertura generale. Ma quando non corrisponde e non si verifica, sia il politico che l’artista tengono duro, non rinunciano mai alla qualità rispetto alla quantità.
La pubblicità, invece, se ne frega della qualità: basta vendere.
L’agenzia che gestisce la pubblicità di una saponetta è vincente se “inventa” una campagna che sarà talmente accattivante da convincere tutti ad acquistare quella saponetta. Se ne frega se è buona e sana, purchè la comprino.
La grande rivoluzione operata da Berlusconi in Italia è stata quella di capovolgere i termini della questione: dalla politica del mercato ha portato la nazione al mercato della politica.
Con i risultati di cui tutti noi oggi siamo testimoni.
La sinistra gli è andata dietro. Ne ha cooptatio l’ideologia.

(http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2012/02/il-trionfo-di-silvio-berlsuconi-la.html)

Mi permetto di ripetere la definizione di politica sulla quale concordo pienamente.

La politica “è l’applicazione dell’attività sociale collettiva finalizzata al confronto, dibattito, gestione e applicazione di tutte quelle attività amministrative e lavorative relative al bene pubblico comune”

La politica è una cosa diversa da quello che i nostri politici ci stanno dando ed è una cosa che i signori al potere non ci stano dando.
Quella dei cittadini per bene non è quindi sete di sangue, è fame di vita, di sogni, di senso e di futuro per noi e per il nostro prossimo.

E’ una fame sana e saggia per la soddisfazione della quale dovremo operare assieme e dovremo allontanare dalle leve del potere coloro che, al momento, pretendono di starci per diritto divino, dignità di prostituzione e perché, in fondo, non sanno nemmeno immaginarsi da qualunque altra parte.

Aggiungo infine che, a mio avviso, un manager che non riesce ad accontentarsi di 304.000 euro (ovvero di 15.000 euro al mese) è intrinsecamente corrotto. Egli infatti deve avere deve avere vizi o bisogni o una tale incapacità di organizzarsi la vita che rendono opportuno tenerlo lontano dalla pubblica amministrazione.
Un uomo stabile ed onesto che, in altre istituzioni potrà guadagnare cifre superiori, potrà scegliere di servire lo Stato o percorrere altre strade.

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