Il nostro futuro è in piazza.

Oggi, gli studenti scendono in campo da soli a fare quello che le generazioni precedenti avrebbero dovuto fare da tempo: cercano di riprendersi il paese.

Questi ragazzi si sono riuniti, hanno preso le loro decisioni, si sono organizzati ed ora fanno politica.
Politica come non se ne è vista negli ultimi vent’anni in quanto, per primi, si sono resi conto che il loro futuro è in gioco.
E quel futuro lo si vince o lo si perde.

Io credo che anche il nostro futuro sia in gioco: solo che a noi ci hanno anestetizzato con vaghe promesse di scaricare i nostri debiti sulle spalle di quelli che scendono in piazza oggi.
In questo modo ci hanno illusi ed, in qualche modo, reso complici.

Io, nel mio piccolo, penso di non esserci cascato e di stare lottando ormai da qualche anno.
Però non ho ottenuto molto.

Loro forse qualcosa otterranno: magari riuscendo a svegliarci.
E se li fermeranno, se li dirotteranno in forme stupide di protesta (violenta), se li azzittiranno e puniranno, avremmo perso tutti quanti.

Quindi prego che, nelle assemblee, i ragazzi abbiano scelto le strategie giuste e mi impegno a cercare di fare in modo che, nel futuro, non vengano lasciati da soli a combattere le nostre battaglie.

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