Perché il mondo cambia…

Durante la nostra convalescenza a San Pancrazio, Antonio mi ha parlato di Don Tonino Bello.

Sonia lo conosceva già, io ho letto qualcosa di suo.

Quell’uomo aveva intuito come il messaggio cristiano può essere lo spunto per l’abbraccio fraterno tra i popoli che, alla fine, è l’unica speranza di salvare questo nostro piccolo mondo.

Penso che vedrete apparire “Don Tonino” molto spesso nella storia che noi ci stiamo apprestando a raccontare.

I COCCODRILLI IN FONDO ALL'ANIMA

dal Diario della marcia di Sarajevo, dicembre 1992

Poi rimango solo
e sento per la prima volta una grande voglia di piangere.
Tenerezza, rimorso
e percezione del poco che si è potuto seminare
e della lunga strada che rimane da compiere.

Attecchirà davvero la semente della nonviolenza?
Sarà davvero questa la strategia di domani?
E’ possibile cambiare il mondo
col gesto semplice dei disarmati?

E’ davvero possibile che,
quando le istituzioni non si muovono,
il popolo si possa organizzare per conto suo
e collocare spine nel fianco a chi gestisce il potere?
Fino a quando questa cultura della nonviolenza
rimarrà subalterna?

Questa impresa contribuirà davvero
a produrre inversioni di marcia?
Perchè i mezzi di comunicazione
che hanno invaso la Somalia
a servizio di scenografie di morte,
hanno pressochè taciuto
su questa incredibile scenografia di pace?

Ma in questa guerra allucinante
chi ha veramente torto e chi ha ragione?
E quale è il tasso delle nostre colpe
di esportatori di armi
in questa delirante barbarie
che si consuma sul popolo della Bosnia?

Sono troppo stanco per rispondere stasera.
Per ora mi lascio cullare da una incontenibile speranza:
le cose cambieranno, se i poveri lo vogliono.

don Tonino Bello

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