Il tovagliato ed il tablò

Una collega di Sonia aveva un enorme problema dovuto al fatto che il tovagliato del locale non si intonava al vestito della sposa.

Io, in quel momento, compresi la mia inadeguatezza in quanto non avevo mai preso in considerazione l’esistenza della parola “tovagliato”.

Cosa sia il tovagliato è però facile da capire come è facile pensare che gli uomini, dopo aver conosciuto le loro donne, si scoprono capaci di risolvere problemi di cui ignoravano persino l’esistenza.

(E nel caso il tovagliato sia crema mentre il vestito sia salmone, scoprono che esistono colori che loro,nel passato,  avevano associato solamente ad una vodka di buon prezzo per condire le pennette).

Peggio mi accadde alla fine del corso prematrimoniale, nella discussione con le spose prossime alla meta.

– e… il tablò… tu… come lo fai il tablò?

-hem… ecco…

allora, in questi casi la logica deduttiva viene in aiuto:

1) il tablò deve essere qualcosa di inerente al matrimonio in quanto una sposa, in prossimità del suo matrimonio, non vede nulla che non sia per lo meno lontanamente afferente all’universo nuziale;

2)  in genere le parole sono importanti e tablò fa pensare a tavolo e ad oblò. Dato che la sposa in questione non si sposava su una nave, la concomitanza con i tavoli passava in pole position.

In quel momento ricevetti l’aiutino.

– noi, alla fine, l’abbiamo fatto con i fiori! – disse un’altra sposa col pollice verde.

Doveva trattarsi di una decorazione.

– noi con gli alberi! -disse un’altra sposa che evidentemente optava per decorazioni di grandezza decisamente più ingente.

– noi con le canzoni di Vasco!

ed io abbandonavo la tesi della decorazione.

Mi si avvicina Sonia ed io sussurro.

– il tablò?!?

E lei comprensiva.

– Il cartello con il quale si associano i tavoli a coloro che ci siederanno.

Io sento la mancanza di quei numeri associati a tavoli di tavola calda del mio passato: un unico pezzo di plastica piegato a forma di “V” capovolta, oro sopra e rosso all’interno, un grosso numero rosso che traspare dall’interno all’esterno.

– Ma se li chiamassimo tavolo n° 1 tavolo n° 2 e tavolo n° 3.

Non so se lo dissi o fu semplicemente una secrezione della mia anima ingegneristica.

Sonia lo sentì e mi compatì.

– Sembra che la gente ti giudichi sulla base del tablò…

– I nomi dei poeti?

– Troppo intellettuale.

– I nomi delle città?

– Troppo banale.

– Ma noi, cosa li invitiamo a fare quelli che ci giudicano dal tablò?

In realtà era una domanda retorica. Quelli che ti giudicano dal tablò sono subdoli… si mimetizzano. Entra uno: uno che non diresti mai e… TAC… ti ha giudicato dal tablò.

Comunque abbiamo deciso che il tablò ritornerà all’ordine del giorno quando avremo una idea della quantità dei tavoli.

Quello che so è che, comunque faremo il tablò, esso non verrà capito ed una o più zie saranno destinate a girare spaesate chiedendosi dove diavolo è stato messo il “rododendro”.

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